lunedì 29 dicembre 2008

Finalmente, roomie

Che bello leggerti di nuovo!
Non ci crederai, ma la tua latitanza mi stava intristendo e non poco in quest'ultimo periodo.
Le tue riflessioni per me sono molto importanti, mi aiutano mi sostengono mi incuriosiscono mi fanno stare bene... non penso di poterne ora fare a meno così, come se niente fosse!!

Ieri tornando a casa dopo questi giorni di festa a Cagliari ho letto tutto d'un fiato i due messaggi e li sto rimuginando, in particolare il secondo. L'originalità è contagiosa, ci credo profondamente anch'io. E mi trovi molto d'accordo sul PD. Diceva Tom Robbins in Even cowgirls get the blues: i problemi dell'umanità non sono politici, sono filosofici. Questa frase letta per la prima volta a 17 anni non sono più riuscita a scrollarmela di dosso.

Domani partiamo per qualche giorno in Tunisia, sono molto curiosa di vedere cosa troveremo.

Un abbraccio forte forte e a presto

f

mercoledì 24 dicembre 2008

Pensieri della vigilia (alcuni)

Recentemente abbiamo scovato una nuova rivista. "la voce del ribelle". Editore: Massimo Fini. Ho pensato di trascrivere alcuni passaggi di articoli contenuti nel n. 2, che mi hanno fatto riflettere sulla attuale crisi economica, sullo scenario politico, su un possibile "impegno".


Ci vuole un cambio di paradigma (Eduardo Zarelli - Professore di Storia e Filosofia Università di Bologna)

"(...) Vivere secondo le leggi di natura, significa porsi il problema di come non ferire la sensibile trama della vita che ci circonda, di come ridurre al minimo possibile l'impatto dovuto ai nostri consumi e ai nostri bisogni. Il compito primo di una cultura della decrescita consiste nello sposare la sobrietà dello stile di vita a una felicità cercata nella virtù, nella misura, nella sobrietà, in controtendenza alla dissoluzione della cultura dell'egoismo narcisitico, che fa della felicità un diritto, a discapito dei doveri dell'uomo nei confronti della natura e della comunità di cui è parte.
(...) Un uomo è invece libero quando ha in sè i principi del proprio agire: autodominio, semplicità, stile.
In tal senso, la dicotomia sinistra-destra risulta obsoleta. I porgrammi dei partiti o delle coalizioni elettorali sono indistinguibili. Il ceto politico confligge esclusivamente sui mezzi, invece che sui fini. La globalizzazione spinge inesorabilmente in direzione di questo adattamento tecnocratico-amministrativo delle politiche e della scomparsa di qualsiasi dibattito sui principi e sulle conseguenti finalità. Nell'indistinto culturale "pensiero unico", l'assuefazione dell'opinione pubblica ai meccanismi autoreferenziali del potere estremizza la disaffezione comunitaria, l'opportunismo, il clientelismo e la rassegnazione sociale.
Chi è libero e disinteressato, si muova in controtendenza: l'originalità è contagiosa. Tutto il resto è funzionale al meccano occidentale, e non si salverà".

Alla luce di queste e di altre riflessioni, ho deciso di lasciare il PD. Dovevo decidere se tesserarmi o meno, pena la decadenza dal direttivo comunale. Ho deciso di non prendere la tessera di un partito di cui, per tanti versi, non condivido l'agire. Ti confesso che da quando ha preso e comunciato questa mia scelta mis ento molto molto più leggera. E libera. E indipendente.

Ieri pomeriggio l'ho passato a fare gli acquisti natalizi. Ogni anno mi prometto di non ritrovarmi all'ultimo momento per non dover fare le cose di fretta, comprare cose inutili e magari poco adatte alle persone cui sono destinate. E ogni anno, immancabilmente, mi ritrovo a comprare i regale la vigilia o quasi..;-)
Comunque ho cercato di resistere alle sirene consumistiche ed ho regalao libri. Tra cui: Simonetta Agnello Hornby, avvocato italiano che vive e lavora a Londra e ha scritto una splendida trilogia di romanzi ambientati in Sicilia che se non hai letto lo devi fare assolutamente, e Due partite della Comencini.
Dopo l'affanno dell'esame, il burn out intellettuale che mi aveva colpito nelle settimane immediatamente successive, mi sto nuovamente e felicemente riscoprendo..assetata di libri.
Qualche consiglio?
Auguri di Buon Natale, Roomie cara. Un abbraccio anche a Marco e alla tua mamma.

Nota

Non so perchè il post di oggi è stato visualizzato come pubblicato il 17 dicembre...beh, fai un piccolo salto indietro per leggermi, Roomie,..Baci

lunedì 22 dicembre 2008

Sulla caducità della vita

Bellissima e struggente la poesia... Ce l'avevo in mente la settimana scorsa quando sono andata in ospedale a salutare mio zio Mario. Sapevo sarebbe stata l'ultima volta. Non era più tanto lucido, la morfina che gli sommistravano per non fargli sentire il dolore lo stava pian piano scollegando dal mondo. Tuttavia, ho cercato di mantenere la serenità nel parlargli, l'ho abbracciato, gli ho sorriso, come se presto sarebbe potuto tornare a casa.. Se n'è andato giovedì notte.
Non so se ci si abitua all'idea della morte, all'idea di perdere le persone care. Penso di no, ogni volta è una pugnalata al cuore. Vedevo negli occhi di mia zia e dei miei cugini il dolore che ho visto in mia suocera e in Riccardo a marzo. Il tempo lenirà la loro pena, troveranno consolazione in qualcuno o in qualcosa. Per chi ha il dono della fede forse è più facile accettare.
Ricordo che da bambina quando trascorrevo i fine settimana dai miei nonni a Scomigo, mia nonna Teresa portava sempre me e mia sorella ai funerali. Ce n'era sempre uno cui andare. Te la ricordi Scomigo, vero? E' un piccolo paese dove si conoscono tutti e i funerali sono anche un momento sociale, di aggregazione. A me non piaceva andarci, mi stufavo terribilmente. Ho anche pensato, una volta cresciuta, che non era forse un gran passatempo da offrire alle proprie nipoti..ma tant'è, mia nonna era una persona semplice, di chiesa, quella era la sua vita. Adesso tuttavia penso che in quella pratica ci fosse una certa saggezza, forse l'assistere ai quei riti di "passaggio" aveva la funzione di abituare le persone all'idea della morte, di familiarizzare con essa, di non sentirla qualcosa di estraneo, di ostile, di malvagio. Oggi la nostra società ha paura della morte, la esorcizza, la cancella, la rifiuta, non ne vuole sapere. Una volta, invece, il tempo era scandito dalle nascite, dai matrimoni, dalle morti delle persone. E la morte veniva accettata come qualcosa che fa parte della nostra natura umana e ciò che fa parte della nostra natura non dovrebbe farci paura. Oggi si ha paura il dolore, anche perchè le cure esistenti non fanno che prolungare, in certi casi, l'agonia, e capisco chi si chiede: ma perchè soffrire tanto? a che pro? non sarebbe meglio farla finita subito?
A parte il mio esame quest'anno è stato un anno triste, spero che il 2009 sia un anno migliore.
Anch'io, Roomie cara, mi penso spesso, come te, immortale...Eventi come la perdita di una persona cara ci fanno riflettere però sulla caducità della nostra vita e, al tempo stesso, sul fatto di quanto essa sia preziosa, sul fatto che di essa non vada sprecato neanche un attimo..
Ecco l'augurio che ti faccio: che sia per te ricco ogni momento, luminoso ogni mattino, sereno ogni addormentarsi la sera. Che non ti manchi mai l'amore di Marco, che non venga a mancare l'amore che tu hai per lui. Che tu possa sempre conservare la passione per ogni cosa che fai, che pensi sempre di farla al meglio...sarà il regalo più grande per chi ti sta intorno!
Un abbraccio forte.

sabato 13 dicembre 2008

Razionalizzando e ascoltando poesie di Buttitta

Non so se il pensiero frequente alla morte sia entrato nella mia mente con la morte di mio padre o fosse lì da prima, ma tant'è: mi accorgo di pensarci spesso e in tanti termini - come sprone a vivere intensamente e a lasciare una qualche traccia dietro di me, come stimolo a dimostrare il mio amore a Marco in ogni gesto, e naturalmente come paura atavica e irrefrenabile che mi sveglia talvolta la notte e mi lascia muta.

Razionalizzando un meccanismo inconscio mi rendo conto che il mio cervello ha trovato un modo curioso di aggirare l'angoscia ingestibile legata al pensiero di perdere le persone care. È questo: semplicemente, nella mia mente le persone si dividono in due categorie, le mortali e le immortali. Nel senso che chi è malato o molto anziano è fra quelli la cui morte futura il cervello accetta, sopporta e comprende. Mentre chi sta bene e ha un potere fondante nella mia vita, chi mi dà stabilità e certezze e non ha problemi di salute sta al di qua del fosso. È come se il pensiero della morte andasse ogni volta ri-accettato, ridiscusso persona per persona, in una sorta di strana trattativa fra il razionale e l'irrazionale.
Oggi per me sono immortali: mia madre, la mamma di Marco, mio zio Checco, e naturalmente tutte le persone più giovani, Marco, tu, mia sorella...
Di queste eventuali morti future il mio cervello non intende occuparsi.
Ed ecco perché quando invece questa sua strana infondata certezza viene scossa dall'esterno (ad esempio perché lo zio Checco viene portato il ospedale per un sospetto ictus) passo dei minuti in cui mi manca l'aria e non riesco a trattenere le lacrime. Momenti di totale spiazzamento che non so gestire, se non sperando che in qualche modo passino presto - benedetto lavoro, qui, il miglior "distrattore" che abbia mai avuto.
Tutto questo l'ho capito ieri e lo scrivo per esorcizzarlo.
Come se non bastasse siamo andati al Teatro Biondo, ieri sera, per il secondo spettacolo dell'abbonamento che abbiamo fatto quest'anno (qui andrebbe aperta una parentesi ma per ora lasciamo stare, ti racconto la prossima volta l'atmosfera del Teatro, la sensazione di stare sul palcoscenico che viene dall'aver scelto un palco di proscenio eccetera eccetera...deformazioni professionali).
In scena Pino Caruso, notissimo attore palermitano, ormai molto anziano e alle prese con le poesie di Ignazio Buttitta, il poeta dialettale siciliano forse più noto del '900, stranamente tradotte in italiano - e per questo, per me, per la prima volta davvero forti, intense, profonde. Poesie che parlavano di morte, dell'essere anziani, delle ingiustizie del mondo... poesie, lo capisco per la prima volta, bellissime.
Buttitta era famoso per recitare in piazza e trascinare le folle, ovunque andasse. Ho cercato su internet le parole che ho sentito ieri e che hanno scavato come acqua sulla roccia nelle mie certezze e non le ho trovate. Ho trovato però questa poesia che mi sembra comunque meritare una lettura - specialmente grazie alla benedizione della traduzione italiana. Perché la poesia dialettale ha un potere grande di coinvolgimento, ma solo verso chi quel dialetto lo sente da quando era bimbo... la mia lingua è l'italiano e solo in italiano, finalmente, Buttita l'ho sentito.
Un abbraccio

Si mori dui voti
Si muore due volte
di Ignazio Buttitta

Li paroli boni
cari e umani
custanu nenti
e non sacciu pirchì
l'omini li sparagnanu.

Li paroli di cunfortu
ca medicanu u duluri,
e dunanu tempu o cori d'abbacari
e a menti di ripusari,
nni quagghianu nte vucchi
e nn'agghiuttemu amari.

La buntà,
c'agghiorna i facci
e pitta arcubaleni
nto celu di l'occhi,
l'ammucciamu nte negghi
prima di nasciri.

E nn'avemu bisognu
io e vuàtri
ca criditi u pueta
un dumanneri di pezzi vecchi;
mentri cusi mantelli cilesti
chi manu di matti
pi quadiari u munnu.

Tutti nn' avemu bisognu,
comu a terra malata
c'addimanna acqua
cu a gula sicca:
comu u celu
c'ammustra a facci lavata
e stenni linzola
si lu ventu stramina li negghi.

Ed è inutili strinciri i denti
e attirantari li vrazza;
u marusu acchiana u stissu,
arrivota l'unni,
sbatti nte scogghi du pettu.

Basta na taliata
a li voti,
na magia di l'occhi,
na sbuccata du cori
p'arrivisciri un mortu chi chianci.

L'omini u sannu,
sannu parrari
cu cori nta l'occhi
e non lu fannu:
l'usanu pi ngannari,
pi cuvari odiu,
pi chiantari furchi.

Parru cu cori prenu
e cu scantu chi sgravassi
i me dogghi di pirsiguitatu,
di diavulu nta chesa,
d'agneddu scannatu;
di ugnati
nte carni tenniri di picciriddu
ed arrappati d'oggi:
u feli m'acchiana a vucca!

Ed è pi tantu disfiziu
si sacciu sulu chianciri e sfardari
sti fogghi di carta
ca sunnu bianchi
e mi pàrinu nìvuri;
si cercu cunsolu
nta n'aceddu chi canta,
(poviru Saba!)
nta un cani chi m'aspetta;
nta na parola d: amuri
rubata o ventu,
caduta du celu,
piscata nto funnu du mari.

Non mi diciti
chi tuttu è pirdutu,
vi pregu;
si mori dui voti.

Aspittati dumani,
dumani,
ogni ghiornu, dumani!

In italiano

Le parole buone
care e umane
costano niente
e non so perché
gli uomini le risparmiano.

Le parole di conforto
che medicano il dolore,
e dànno tempo al cuore di calmarsi
e alla mente di riposare,
cagliano nelle bocche
e l'inghiottiamo amare.

La bontà,
che fa giorno sui volti
e pitta arcobaleni
nel cielo degli occhi,
la nascondiamo nelle nubi
prima di nascere.

E ne abbiamo bisogno
io e voi
che credete il poeta
un accattone di stracci;
mentre cuce mantelli celesti
con le mani di madre
per riscaldare il mondo.

Tutti ne abbiamo bisogno
come la terra malata
che implora l'acqua
con la gola secca:
come il cielo
che mostra la faccia lavata
e distende lenzuola
se il vento dissemina le nubi.

Ed è inutile stringere i denti
e irrigidire le braccia;
il maroso sale lo stesso,
rovescia le onde,
sbatte sugli scogli del petto.

Basta uno sguardo
talvolta,
una magia degli occhi,
una sboccata del cuore
per risuscitare un morto che piange.

Gli uomini lo sanno,
sanno parlare
con il cuore negli occhi
e non lo fanno:
li usano per ingannare,
per covare odio,
per piantare forche.

Parlo con il cuore gravido
e con la paura che si sgravi
delle mie doglie di perseguitato,
di diavolo in chiesa,
di agnello scannato;
di unghiate
nelle carni tenere di fanciullo
e rugose d'oggi:
il fiele mi sale in bocca!

Ed è per tanta amarezza
se so solo piangere e stracciare
questi fogli di carta
che sono bianchi
e mi sembrano neri:
se cerco consolazione
in un uccello che canta,
(povero Saba!)
in un cane che mi aspetta;
in una parola d'amore
rubata al vento,
caduta dal cielo,
pescata nel fondo del mare.

Non mi dite
che tutto è perduto,
vi prego:
si muore due volte.

Aspettate domani,
domani,
ogni giorno, domani!

martedì 2 dicembre 2008

Quando si dice...è la salute che conta!

Che belli i tuoi post Roomie cara!!! Il lavoro che fai è bellissimo, speriamo questo governo non ti metta i bastoni fra le ruote..
La tua Roomie oltre ad essere stata desaparesida per mesi viene anche da un periodo di assoluta mancanza di impegno e interessi culturali. Una vergogna, lo so, ma dopo l'esame ero talmente con la testa full di diritto, articoli, norme, teorie ecc ecc che necessitavo, per non esplodere, di un periodo di decompressione...In ciò mi hanno aiutato, involontariamente, Sofia e Carlamaria, le quali dal giorno dopo l'esame ad oggi, quindi per ben oltre un mese (!!!) non sono mai state bene un giorno. O l'una, o l'altra, o entrambe hanno sempre avuto qualcosa. E sì che a vederle, sono l'immagine della salute...queste guanciotte paffutelle, queste cosciotte ben tornite... ;-) Il nostro pediatra ci vede o sente per telefono in media ogni 4-5 giorni. Ormai sono diventata un'esperta di (nell'ordine): bronchiti asmatiche, gastroenteriti, scaralattina e tonsillite. Ho trascurato raffreddori e tossi di varia origine e di varia entità...Tutto questo armamentario di virus, batteri malefici, stress, ecc ecc, naturalmente è stato trasmesso anche a me che, debilitata dallo sforzo mentale di mesi e mesi di studio, mi trovo ad avere un sistema immunitario come un colabrodo.. Comunque, in questo mese in cui la nostra casa sembrava una perenne infermeria, ho cercato di riposarmi, svuotare la mente, non pensare a niente se non a cercare di dormire. Ho visto un sacco di film, anche polpettoni romantici americani smielosissimi, ma divertenti. Da qualche giorno però la mia anima impegnata mi sta tirando le orecchie...la vacanza si sta trascinando un po' troppo...allora ho ripreso le riunioni del partito (ahimè, che fiacca!) e in pentola bolle anche quell'associzione culturale di cui ti accennavo tempo fa. Spero di poter realizzare qualcosa prima di Natale, per non arrivare a gravare l'anno nuovo di troppi buoni propositi...
Baci Roomie!!

sabato 29 novembre 2008

Ripagata...

A Teatro ci sono momenti che ti ripagano di tutto.
Della fatica, della stanchezza, della rabbia e dello stress.
E non parlo solo del giorno che posso stare seduta ad ascoltare la prova di un concerto e la musica che ascolto mi commuove, o di quello in cui guardo i disegni bellissimi che i bimbi fanno dopo una mattinata fra le nostre mura; parlo anche di Margritta e Karl.
Mi capita di seguire personalmente gli acquisti di biglietti dei nostri clienti stranieri e a volte queste persone diventano amiche e arrivando a Palermo vogliono incontrarmi. I miei due vecchietti tedeschi li ho appena conosciuti dopo tante email, e mi hanno abbracciato, sorriso, portato un bel liquore (!!) e fatto tante feste e qualche foto.
E ancora una volta mi sono trovata a pensare all'importanza dell'immateriale e a cosa significhi lavorare nella cultura: dare sogni e aspettativa di gioia a persone di ogni genere. I nostri due assisteranno domani all'Aida e sono emozionati come ragazzini. La loro emozione mi ha travolto. Stupito, e travolto.
Domani vado a Lecce per il secondo modulo del CRPC.

Baci
:-)

mercoledì 12 novembre 2008

Gli zingari rubano i bambini

Ed ecco una notizia che mi ha allargato il cuore
:-)
Anche se trovo molto indicativo sul nostro paese che la notizia debba darcela Vanity Fair e non TUTTI i quotidiani nazionali. Ma c'è il calcio di cui parlare, no?
Questo e altro sul blog di Pino Corrias, Voglio scendere

Vanity Fair, 12 novembre 08

Umiliare i poveri cristi. Accerchiare di norme gli immigrati. Trasformare il permesso di soggiorno in un diritto provvisorio e a punti. Schedare i senza fissa dimora dentro a un elenco di Questura, a disposizione del ministero dell’Interno, come se essere poveri e soli e senza casa fossero reati. Autorizzare le ronde di cittadini “a presidio del territorio”. Predisporre pattuglie dell’esercito per farci cento telegiornali e un po’ di teatro. Imboccare sempre la scorciatoia dei divieti, delle minacce, delle punizioni, ma poi lasciare che i processi durino dieci anni. Sollecitare rancore sociale. Ma poi schierare la legge dalla parte del più forte secondo una scala di priorità che premia sempre il privilegio: tra un commerciante e un nigeriano, stare dalla parte del commerciante. Tra un cittadino e un politico, difendere il politico. Tra un giudice e un bandito, scegliere il bandito, purché alto di casta.

Stiamo diventando un’Italia incanaglita. Che produce diffidenza. Produce paranoia. Ingigantisce la risonanza dei pericoli, propaga allarme, allestisce difese. Siamo uno dei Paesi europei con meno omicidi, meno rapine, meno violenza. Ma il flusso emotivo dei media e il tornaconto della politica disegnano trincee contro la convivenza.

L’università di Verona ha appena concluso una ricerca assai istruttiva: mai e poi mai in Italia negli ultimi vent’anni (1986-2007) è stato provato il rapimento di un bambino da parte di uno zingaro. E’ una cattiva leggenda. Un’invenzione fomentata dalla paura. Il Dipartimento universitario è quello di Antropologia culturale. E la ricerca non riguarda tanto i Rom, ma noi, italiani brava gente.

Aspettative

Sono tempi in cui, se ci pensi, le nostre aspettative volano sempre bassine.
Da ogni lato ci fanno capire che non è il caso di lanciarsi in voli pindarici eccessivi...bisogna tenersi bassi perché per qualunque cosa tu voglia fare non ci sono i fondi, c'è solo la crisi.
A teatro, dove l'economia è arrivata a sindacare sulla cancelleria che utilizziamo (come se uno chiedesse una nuova penna perché pensa di farne chissà che e non semplicemente perché la precedente l'ha consumata), questo discorso è diventato tanto forte da farci scordare il senso del nostro lavoro: fare cultura, prima che fare biglietti o risparmi, fare cultura porco cane.
E questi giorni in mezzo a tante idee elettrizzanti soffro particolarmente di questo modo di ragionare. Ecco un testo che mi è piaciuto in particolare. E torno a scrivere riflessioni e pensieri sulle lezioni che abbiamo avuto ieri. Un bacio grande roomie
:-)

Perché le arti contano
(Why the arts matter) di John Tusa, 1996

Le arti contano, non certo per ragioni strumentali,ma perché sono universali;
perché sono non materiali;
perché si misurano con l’esperienza quotidiana in un altro modo;
perché trasformano il nostro sguardo sul mondo, proponendone interpretazioni differenti;
perché serbano il legame col nostro passato e ci schiudono le porte del futuro;
perché agiscono al di fuori delle categorie ordinarie;
perché ci proiettano oltre noi stessi;
perché creano ordine nel disordine e smuovono ciò che stagna;
perché offrono una esperienza condivisa invece di una solitaria;
perché invitano l’immaginazione e sfidano il vuoto di senso;
perché regalano bellezza e costringono a confrontarsi con lo squallore;
perché prospettano spiegazioni, non soluzioni;
perché annunciano visioni di integrazione piuttosto che di disintegrazione;
perché ci impongono di riflettere sulle differenze tra il bene e il male, il vero e il falso.
Le arti contano perché racchiudono,esprimono e definiscono l’anima di una civiltà.
Un Paese senza arte smetterebbe di interrogarsi e di sognare;
non avrebbe né interesse nel passato né curiosità sul futuro.

lunedì 10 novembre 2008

Primo giorno di corso a lecce

E chi è più capace di passare sei ore seduta ad ascoltare un altro che parla?
;-)
È splendido tornare a studiare, la sensazione della mente che si apre - si rilassa - si elettrizza inondandosi di stimoli e pensieri, della voglia di fare meglio, di fare di più.
Tante riflessioni mi corrono per la mente e riempiono questi momenti. Ora stanca oltre ogni dire mi preparo ad andare a letto.
Ciao roomie... vieni a trovarmi!!
:-)))
f

ps venerdì è passata da Palermo Federica Leonarduzzi con la sua mamma, le ho portate in giro per il Teatro e poi a cena, è stato molto bello ritrovarsi anche se per poco. Dai, vieni anche tu!!

giovedì 6 novembre 2008

Avvocato!!!

Eccomi tornata!! Credevi di avermi perduta, eh? E invece eccomi di nuovo qui, dopo 4 mesi di assenza...4 mesi sofferti, interminabili, faticosi, stressanti, carichi d'ansia e tensione...ma ormai FINITI. Non vedevo l'ora di scrivere la parola FINE a questa avventura cominciata quando Sofia aveva appena 3 mesi; ricordo come se fosse ieri...era una splendida giornata di luglio quando mi dissi che dovevo dare un senso a tutti gli studi fatti, che lo dovevo certamente a me stessa ma anche a lei, che era appena nata e che desideravo potesse un giorno andare orgogliosa della sua mammina. Però non credevo sarebbe stata così dura...non potevo immaginare che avrei dovuto affronatre pratica, corsi, studio ed esami, non con una bambina, bensì con due!! Ma adesso sono strafelice perchè se guardo indietro e penso che negli ultimi tre anni e mezzo ho fatto nascere due bambine meravigliose e ottenuto il titolo tanto agognato non posso che esserne orgogliosa..
Ad ogni modo, vorrei incorniciare quel momento, lunedì 27 ottobre, ore 17,30, Corte d'Appello di Venezia.
Tutta la tensione accomulata nei giorni, nelle ore precedenti sembra svanire quando entro nella sala e mi siedo sulla poltroncina di velluto beige; mi sento a mio agio, il buio della sera fuori e la tappezzeria rosso carminio creano un effetto intimo, caldo,.. mi sembra di essere in una sala da tè di un antico palazzo nobiliare...
Passo in rassegna con lo sguardo i cinque commissari che ho davanti...il presidente sullo scranno più alto, due giudici alla sua sinistra, un professore universitario e un'avvocatessa alla sua destra.
Cominciano con il commentare i miei elaborati scritti...la commissione di Bologna che li ha corretti mi aveva assegnato il punteggio minimo (30,30,30). C'ero rimasta male, a giugno, perchè ero convinta di averli scritti molto bene, ma si sa come si svolgono queste cose..ci ero passata sopra, tutti mi dicevano che il voto degli scritti non aveva nessuna importanza, che l'importante era passare. Comunque, cosa che mi ha dato soddisfazione forse più di tutto, è il fatto che invece questa commissione esaminatrice dell'orale mi abbia detto che erano tutti e tre dei..."bei 30", sottointendendo che avrebbero meritato di più. Mi hanno dato fiducia e infuso la giusta tranquillità. Le domande le ho sapute tutte, abbastanza bene, tranne deontologia, l'ultima...il Presidente mi ha chiesto la prescrizione degli illeciti disciplinari. A parte dirgli che è di 5 anni non avevo proprio idea di che volesse...Ma a quel punto ero ormai consapevole di aver fatto il grosso, consapevole di aver passato l'esame, e allora mi sono "seduta" e non mi sono sforzata granchè di fare bella figura...non vedevo l'ora che il Presidente mi dicesse:"Bene, si accomodi". Allora, dopo circa tre quarti d'ora d'esame, sollevata e leggera come una piuma, mi sono alzata e sono uscita, raggiante. Non è durata molto, la deliberazione, circa dieci minuti. Hanno quindi riaperto la porta e sono rientrata per la proclamazione. E' stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita.
Era il giorno del compleanno di Riccardo. Ci tenevo a fargli un gran bel regalo. ;-)

mercoledì 29 ottobre 2008


In ritardo, ma pubblico, per nostra memoria dei fatti recenti...
Baci roomie

********************

Ho lavorato tutto il giorno, ieri, senza un attimo di pausa e anche prendendomi una delle più grosse arrabbiature da quando lavoro a Teatro - e ora non voglio raccontarla perché mi viene un groviglio di impotenza e rabbia e divento una furia a pensarci, non riesco a contenermi e staccarmi, quindi meglio non parlarne.
E insomma la giornata non era stata delle migliori, ma pazienza. Solo che non avevo avuto tempo, come non ce l'ho quasi mai, di leggere i giornali o guardare la tv e quindi non sapevo nulla di quanto stava succedendo nel frattempo in Sardegna.
Con lo studio furibondo in cui sarai buttata in questi giorni, roomie cara, non credo proprio tu abbia avuto il tempo di informarti, e probabilmente anche queste righe le leggerai chissà quando...
Quattro ore di pioggia e temporale e la provincia di Cagliari è diventata una montagna di fango in movimento che ha travolto tutto, ammazzato persone che conoscevo, distrutto case e strade. Le immagini sono come quelle di Sarno alcuni anni fa, come quelle dei terremoti e degli uragani... un totale disastro.
Allo spavento iniziale si sostituisce ben presto la rabbia davanti alla prova dell'ennesimo mal costume del nostro paese - perché non si può autorizzare alla costruzione chi possiede un terreno sul letto del fiume. Anche se il fiume è secco.
Perché il fiume torna, e quando torna, uccide.

Nella foto, il laghetto di Poggio dei pini, luogo di tanti ricordi di bambina e di adulta, che mio padre adorava - a seguito del nubifragio è stato prosciugato.


sabato 18 ottobre 2008

Sei mai stata a Lecce?

Ciao roomie!
:-)

Dopo settimane di lavoro veramente duro, pesantissimo, oggi per la prima volta mi sono dedicata a un dolcissimo far niente... sono stata con Marco, ho accarezzato cane e gatti, cucinato, letto e dormicchiato. Ho letto anche questo post che mi è piaciuto e penso meriti due minuti del tuo tempo, s'intitola "Perdo tempo, guadagno senso".

Poi ho pensato che ogni tanto due righe qui vanno scritte, ed eccole. Domenica e lunedì sono stata a Lecce per una selezione; organizzano un corso per responsabili di progetti culturali che mi piacerebbe molto frequentare. E quindi ho passato due giorni solitari in Salento... che bello! Lecce mi ha lasciato a bocca aperta, un centro storico tutto barocco, silenzioso, davvero eccezionale.
Sono stati due giorni strani per tanti motivi. La solitudine l'ho sentita tanto e mi sono ritrovata un po' spaesata. Sabato mi ero tagliata i capelli corti corti per la prima volta da almeno quattro anni. E mi è venuto uno strano senso di nudità, un complesso da Sansone. Ci ho messo tutta la settimana a riconciliarmi con questa nuova me più mascolina, senza fronzoli.
Poi a Fiumicino mi si è rotto il cellulare e in un attimo mi sono trovata senza telefono, senza macchina fotografica ma soprattutto senza orologio, cosa che mi ha messo una certa agitazione (dovendo svegliarmi da sola la mattina, e presentarmi in orario alla selezione, e prendere autobus e due aerei, non sapere che ora fosse non era cosa simpatica!). Tutto questo mi ha fatto naturalmente riflettere sull'effetto stabilizzante delle piccole cose, sull'effetto destabilizzante della loro improvvisa assenza.
La selezione è andata bene, ieri l'ho saputo e ho appreso la notizia con un pizzico di orgoglio (eravamo in 120 per 20 posti)... resta da capire se il Teatro mi permetterà di fare il corso. Incrocio le dita perché ci tengo molto.
In questi giorni ti immagino stanca e nervosa, man mano che il giorno dell'esame si avvicina... roomie, forza e sangue freddo!!
Un abbraccio forte
:-)

martedì 7 ottobre 2008

Notte canina

Sono rimbambita, sconfitta, distrutta. Non riesco a tenere gli occhi aperti e oggi dovrei lavorare come una pazza...

Venerdì abbiamo operato il cane Kaos (40 kg d'amore canino) e stanotte lui ha deciso di cercare di togliersi i punti mordendosi il fianco con i dentini aguzzi.

E io per tenerlo buono ed evitare il disastro ho passato la notte sveglia ad accarezzarlo e sgridarlo alternativamente... e per tutto il tempo mi sono chiesta, e me lo chiedo anche ora nei fumi del rinbambimento: ma come fate voi genitori di cuccioli umani a sopravvivere a tante notti insonni consecutive? Che io sono un cadavere dopo tre notti sole???

Roomie cara e studiosa, spero di averti fatto sorridere con queste righe, la data dell'esame continuo a ignorarla ma gli in bocca al lupo si sprecano.
A presto rileggerti
:-)

giovedì 18 settembre 2008

Vita lenta

A volte penso alla vita come un'esperienza lenta, lunga, che non manca mai di mostrarci un risvolto mistico. Penso a come tutto e tutti passiamo, lentamente eppure velocissimamente, inesorabilmente, e a come questo precario equilibrio, questa sensazione che quanto ci circonda e noi stessi debbano essere lì per sempre mentre tragicamente tutto trama per ricordarci che è vero l'esatto contrario, questo equilibrio insomma ci dia squarci di consapevolezza e secondi eterni di percezione della bellezza - la bellezza di ciò che passa.

E penso alle sculture della Land Art che mi piacevano tanti anni fa, fatte di sabbia e di pietre, lasciate a sgretolarsi nel deserto, e guardo la nuvola del fumo della pipa del mio collega Filippo, che passa e mi sorride misterioso come un gatto a pochi giorni di distanza dal secondo anniversario della morte del figlio.

Godiamocela, questa vita che ogni tanto sembra lenta, che ci dà tempo per annoiarci e per provare tutta la gamma dei sentimenti umani, ma alla fin fine tanto lenta... non è.

lunedì 8 settembre 2008

Nord della Germania

Pensato, detto, fatto: lunedì notte abbiamo deciso e mercoledì eravamo su un aereo per Brema.

In tempi diversi dai nostri dietro ogni spostamento dovevano esserci una ragione, un obiettivo e una scelta motivata; nell'era dei viaggi low-cost la meta si può scegliere anche in base al costo del biglietto aereo, e quindi costruire il viaggio all'incontrario - del resto ovunque si vada si trova sempre qualcosa da fare e quindi, perché no? Un'occhiata al sito di Ryanair ed è fatta. Ed in un giorno si decide anche cosa fare.

Quindi siamo atterrati a Brema, l'abbiamo guardata deserta nella notte e la mattina dopo siamo andati al museo di arte contemporanea di Amburgo, poi di nuovo in macchina e infine su un piccolo traghetto d'altri tempi per raggiungere un'isoletta delle Frisone settentrionali, nel mare del Nord: Amrum.

Dune, cavalli, sabbia fine, alta e bassa marea, biciclette, boschi silenziosi, una gran pace e un vento da volar via. Ecco cosa abbiamo trovato ad Amrum, un posto tanto accogliente e delizioso che ho scritto nella mia mente la seguente letterina a Dio, qualora esista:
Caro Dio, se sarò stata brava e non troppo spregevole e vorrai mandarmi in uno dei tuoi paradisi, vorrei prenotarmi per un posto fatto proprio così. Grazie e ciao
Francesca

Oggi sono di nuovo in ufficio e mi sento pimpante, allegra, fattiva...
Domani dovrei passare il pomeriggio con Jenny.
Baci roomie
:-)

venerdì 29 agosto 2008

Strisciante senso di colpa

In questa settimana pigra di poco lavoro ho ricevuto diverse visite gradite in ufficio e ho fatto da anfitrione in teatro con un certo divertimento. Oggi aspettavo la visita di Rino - è un ragazzo di Marsala, amico di amici, che lavora agli Uffizi a Firenze e scrive poesie. È una persona particolare, viva, dolce e intelligente e anche se ci vediamo molto di rado è sempre un piacere incontrarlo. Ieri mi ha detto che sarebbe venuto con sua sorella e io mi sono preparata a portarli in esplorazione di ogni angolo del mio Teatro.
Sono arrivati e sono scesa, ho salutato Rino e guardando sua sorella ho avuto una sensazione spiacevole, istintivamente malevola, orrenda, che spero con tutte le mie forze sia passata inosservata - perché sua sorella, non so se esistano modi più politically-correct di dirlo, è nana. Mi sono quasi sentita "tradita", per un attimo, per non essere stata "avvertita" della cosa, come se Rino avesse dovuto prepararmi a questo incontro. L'ho pensato e l'ho pensato con forza, come fosse un diritto ricevere un avviso formale: attenzione, persona non-conforme agli standard fisici medi in avvicinamento. Predisporre le misure di sicurezza adeguate.

È durato un secondo, ma c'è stato. E mi sono sentita così spregevole, una persona così schifosa e marcia che mi sarei picchiata da sola. Perché fai tanto per essere aperta, per capire, per non coltivare il pregiudizio e poi capita una cosa così e tu hai un secondo in cui ti vengono questi pensieri orrendi che non sai dove si nascondessero sino ad allora e perché mai il tuo cervello possa averli formulati.

Ho cercato di essere affettuosa e disponibile sentendomi in colpa e con l'unica speranza che questo secondo orribile non sia stato percepito da chi ne è stata vittima.
:-(

martedì 26 agosto 2008

Ritorno al lavoro

...ed ecco che le mie ferie sono finite.
Inizia un nuovo anno lavorativo, il primo da dipendente - e continuo a sentirmi un po' in gabbia, anche se razionalmente capisco che non è così. Si vede che ci vuole un po' di tempo per abituarsi a questa nuova condizione.

In queste tre settimane abbiamo esplorato un po' di Sicilia e come sempre è stato molto bello. Taormina, lo dico sottovoce, non mi è piaciuta tanto - penso ci siano posti molto più suggestivi da queste parti. Mi sono piaciute invece follemente le gole dell'Alcantara: abbiamo fatto un escursione molto avventurosa, durante la quale ho avuto anche un po' di paura perché le acque del fiume sono impetuose e forti e a starci dentro ci si sente piccoli piccoli e pronti a soccombere nello scontro con un masso affiorante. Qualcuno che ha fatto il nostro stesso percorso ha pubblicato su youtube video e foto: se avete tempo date un'occhiata, meritano!

Queste settimane sono state caratterizzate soprattutto dall'acqua dolce o salata, calda o fredda nella quale abbiamo trascorso buona parte del nostro tempo. E anche questo è stato bello e molto riposante.
La piscina termale di Montevago ci ha accolto per un bagno di sei ore quasi ininterrotte, e a Taormina abbiamo fatto un'esplorazione a nuoto dalle parti dell'Isola Bella (tre ore a combattere con una corrente non indifferente
e mi sono stancata parecchio, bel mare però, pulito e pieno di pesci).
Poi siamo stati come sempre alla Riserva dello Zingaro e per la prima volta alla Riserva di Torre Salsa. Tanta natura e mi sento più sciolta, rilassata e serena. Ieri per

chiudere in bellezza le vacanze abbiamo passato la giornata fra gli scivoli portentosi del parco acquatico di Catania, Etnaland. Davanti ad uno di quelli molto alti ho avuto un quasi attacco di panico e sono rimasta inchiodata al suolo senza
riuscire a farlo, poi ho preso coraggio e mi sono decisa ma ci sono voluti almeno 20 minuti.

Concludendo questo spot pubblicitario alle bellezze di Sicilia (non si sa mai che vi venga voglia di venire da queste parti) cerco di mettermi al lavoro.

In questo primo giorno il tempo non passa mai - ma è normale, lo so.
Un abbraccio fortissimo a chi sta facendo le valigie per Londra e a chi, invece...ehi, ma dove sei e cosa fai, roomie?
:-)

venerdì 1 agosto 2008

A Taormina


È possibile trovarsi in Sicilia da dieci anni e non essere mai andata a Taormina?
Apparentemente sì. Ma oggi recupero!
:-)
Stasera andremo al concerto di Paul Simon e sono molto emozionata - quanti sono gli artisti che ti seguono dalla preadolescenza ai trent'anni inoltrati? Sono pronta a cantare a squarciagola ognuna delle sue canzoni, anche se già so che lo vedrò piccolo piccolo, lontano lontano.
Dormiremo in un agriturismo con maneggio nella speranza di andare in passeggiata, domani, e comunque progettiamo di andare alle gole dell'Alcantara (sostituire Taormina con Alcantara nella domanda-e-risposta iniziale), che sono sicura mi piaceranno moltissimo. Anche lì forse potremo fare un'escursione guidata. Torniamo domani sera e vi racconterò.
Baci care
:-)

venerdì 25 luglio 2008

Picasso e la gattina


"Una volta dipingevo come Raffaello, ma mi ci è voluta una vita intera per disegnare come un bambino."
Pablo Picasso
Ecco la frase promessa. Secondo me riassume in sè l'essenza di quanto hai scritto nel tuo precedente post. Ogni tanto me la rileggo, soprattutto quando le bambine mi fanno innervosire parecchio... Allora mi sforzo di guardare le cose dal loro punto di vista: ti fai un sacco di domande, anche le più sciocche e banali, non dai niente per scontato, ti lasci sorprendere dai dettagli, senti il cuore farsi tenero tenero.
Ieri è comparso nella nostra vita un gattino. Sembra che le nipoti del vicino ne abbiano trovati due lungo la strada. Uno se lo sono tenuto, l'altro ( o meglio, l'altra, visto che è una gattina) l'hanno data a noi...Quando sono tornata a casa le bambine avevano già provveduto a nutrirla e ci hanno giocato tutta la sera. Non sapevo se sarebbe rimasta... Con curiosità io e Carlamaria, la più mattiniera della famiglia, siamo uscite in giardino intorno alle 7 cercando "Mao" di quà e di là (nel suo cesto improvvisato la sera prima non c'era). Ad un tratto abbiamo udito un flebile miagolio provenire da sotto la macchina...il batuffolo color beige ci stava dando il buongiorno!
Non avevamo in programma di tenere un gatto. Eppure...non mi riesce proprio di dire di no. Sofia lo chiama "Amore" con un tono che sembra una mammina....

La vita corre

Stamattina ho iniziato la giornata in ufficio leggendo la drammaturgia dello spettacolo per le scuole superiori che faremo a ottobre/novembre: Off Puccini del nostro regista/autore preferito Francesco Micheli.

Francesco, del quale forse vi ho già parlato, è a mio avviso quello che ogni artista dovrebbe essere: un catalizzatore di pensieri ed emozioni capace di scuoterti nel profondo delle tue convinzioni e di farti pensare. Sono quasi tre anni che lavoriamo insieme e la sua capacità di manipolare la musica, i testi e le immagini per dare un messaggio sempre forte di solidarietà, di pensiero positivo e di analisi di quanto ci circonda mi stupisce ancora ogni volta. È poi bravissimo ad attualizzare i contenuti dell'opera per far sì che questa forma d'arte parli forte e chiaro alle nuove generazioni, e in questo penso non ci sia un altro come lui in giro...

Oggi, a contatto con il suo talento, leggendo la drammaturgia e immaginando il tutto - indovinate un po'? - mi sono commossa. Per l'ennesima volta...

Sono successe tante cose in queste settimane di cui non vi ho narrato: l'orientation weekend, la visita dei due "bambini" attuali studenti a Duino e lo spettacolo dei matti curato dal mio amico Pietro Massaro, e un litigio devastante con Marco che sembrava dover mettere in discussione la nostra vita insieme (tranquille, è tornata la pace).
La vita scorre, eh. La vita corre.

La prossima settimana saremo in tre dentro il Teatro - perché non ho maturato ferie a sufficienza e quindi dovrò lavorare mentre i miei colleghi saranno a casa. All'inizio ero un po' seccata di questa cosa, ora ho iniziato a prenderla sportivamente e ho piani molto bellicosi per questi giorni di futuro silenzio e solitudine, in un teatro buio e caldo in cui tutte le porte saranno chiuse. Penso che mi prenderò una torcia e andrò ad esplorare i fantomatici sotterranei in cui dovrebbe trovarsi il nostro fantasma, affettuosamente noto come "La monachella". Io muoio dalla voglia di vederla, chissà che questa non sia la volta buona. Strimpellerò l'arpa e qualunque altro strumento dovessi trovare (in genere circondata come sono di musicisti mi vergogno un po'!). Salirò tutte le scale e mi avventurerò sulla terrazza. Correrò su e giù per il palcoscenico.
Vi racconterò ogni eventuale scoperta...

E stasera vado a Cagliari in toccata e fuga.

Vi abbraccio care
:-)

mercoledì 23 luglio 2008

A happy childhood

It's never too late to have a happy childhood.
Tom Robbins




Non è una frase splendida?
:-)

Mi fa pensare a quanto i nostri stati d'animo, le riflessioni su quanto facciamo o abbiamo fatto ed in sostanza l'umore e la prospettiva da cui guardiamo alle cose dipendono, in fondo, interamente da noi, dalla nostra volontà e dalle nostre attitudini.

Perché nella complessità che ci circonda i fatti non hanno mai una lettura univoca e sarà sempre il nostro occhio l'unico giudice.
E il giudizio non riguarda solo il passato più o meno remoto, perché l'effetto si vede, moltiplicato, nel modo in cui poi affrontiamo la vita giorno per giorno.

Quindi sì, possiamo in ogni momento riguardare all'infanzia e decidere che è stata (anche) felice. Oppure decidere di viverne una nuova, tutta diversa.

Nel frattempo ogni momento libero lo occupo facendo disegni e disegni, tutti un po' infantili, che mi fanno sentire bene.
Ciao belle
:-)

giovedì 17 luglio 2008

Pausa...

Mie care latitanti
;-)
Il vostro silenzio mi rende timida...
E comunque in questi giorni sono un bel po' introflessa: mi guardo dentro, e frugo, e penso, e per ora ne tiro fuori pochino. Quindi forse un periodo di pausa e riflessione farà bene anche a me.
Stanotte ho fatto un bellissimo sogno in cui partivamo all'invasione della casa di Marta in tanti, tantissimi: io, Marco, Jenny, e poi mia sorella, Mario suo marito e i tre bimbi. Cara roomie, distruggevamo la pace del tuo salotto con la nostra presenza rumorosa, ma voi non sembravate dispiacervene troppo!
;-)
Vi lascio pubblicando una foto che il mio collega Alfio ha fatto al festino di Santa Rosalia: a me piace molto perché è onirica e al tempo stesso grandiosa, speranzosa...
Ciao belle!


martedì 8 luglio 2008

Un primo dell'anno indimenticabile

Sì, hai ragione...ma la mia latitanza era stata preannunciata nel momento in cui ho appreso la notizia del superamento degli scritti. Mi conosco e so che nei prossimi 4 mesi (sigh!), fino alla data del 27 ottobre, sarò superconcentrata sui libri. Tra l'altro, lo sapete che il 27 ottobre è anche il compleanno di Riccardo? Spero che questa coincidenza mi porti bene. Per adesso le mie giornate sono scandite da una rigida tabella di marcia che mi vede china sui codici di diritto civile e di procedura civile e da momenti più allegri in compagnia di Sofia e di Carlamaria. Nelle ore che mi tengo a disposizione per loro (tante, comunque tante) mi "succhiano" tutte le energie che lo studio mi lascia e mi assorbono completamente. Non c'è tempo per fare tanto altro...Comunque sono bei momenti quelli che trascorro con loro, da un certo punto di vista mi "rilassano" perchè mi impediscono di pensare all'esame e quindi mi tolgono l'ansia.
Divertente la storia del portamonete...Mi ha fatto ricordare un primo dell'anno in cui ho passato delle ore in una frenetica quanto nevrotica ricerca di un paio di orecchini (regalo di Riccardo per la nascita di Carlamaria). Ero sicura di averli messi nel solito posto ma cerca e ricerca non c'erano. Spariti, volatilizzati. Panico (anche perchè sono di un certo valore intrinseco, oltre che affettivo). Devo aver messo a soqquadro (dubbio amletico: si scrive così?) tutti , dico tutti i cassetti di casa, anche quelli in cui sapevo, ne ero certissima, non potevano proprio essere finiti. Ho perfino pensato (malignamente e meschinamente) che li avesse presi la baby sitter. Sragionavo. Non vi dico Riccardo, le sue esternazioni. Le bambine, all'epoca piccolissime, che percepivano tutto il mio nervosismo. Alla fine (ero nera, nera) indovinate dove li ho trovati? Esattamente in quel cassetto dove li metto di solito, solo che erano finiti tra due fogli di carta e in un primo momento non li avevo proprio visti. Al grande sollievo si è aggiunto, anche nel mio caso, il pensiero di non avere proprio tutte le rotelle a posto, non tanto per la svista, quanto per la reazione, abnorme, a quanto successo. A volte bisognerebbe solo staccare la spina, lasciare che le cose si sedimentino, riprendere il tutto con la giusta calma. Imparata la lezione?

venerdì 4 luglio 2008

Fanciulle, voi latitate!

Tutto bene?!
Non mi devo preoccupare, vero?!

Da oggi sono un vero dipendente: ho il cartellino (tesserino in epoca informatica) da strisciare in entrata e in uscita. Mi hanno spiegato come usarlo ma chissà che pasticci combinerò.

Stamattina di gran corsa mi sono preparata uno zaino leggero per l'orientation weekend ed ero tutta convinta di aver preso il portafogli, ma il portafogli in realtà... non c'era. E me ne sono accorta e ho iniziato a sudare freddo, non certo per le grandi ricchezze ma per la carta d'identità senza la quale dopo le torri gemelle non si può certo salire su un aereo, forse manco su un asino. E allora cerca-rovista-smonta-la-stanza sotto un cielo di improperi da Marco, in una giornata da 35 gradi alle otto del mattino.

Avrei giurato, giurato di averlo messo nello zaino. E mi sbagliavo, naturalmente perché l'avevo dimenticato aperto in ufficio!
Tutto questo solo per ribadire, se ce ne fosse bisogno, che in caso venga convocata ad un processo come testimone mi dovete LEGARE alla sedia e impedirmelo perché il mio cervello è quello che è e come se non bastasse sono pure testarda!!
;-)

lunedì 30 giugno 2008

Spunti di lettura

Uno per ognuna, uno per professione:

per Jenny "All'ombra delle donne medico"

per Marta "In Italia ci sono troppi avvocati"

Aspetto i vostri commenti, care. E in bocca al lupo a Jennina appena giunta in Gran Bretagna

:-)

f

Fine settimana coi nipoti

Metti che mia sorella e mio cognato prendano un aereo per Londra e vadano a sentire il concerto-evento ad Hyde Park per i novant'anni di Nelson Mandela.
Metti che io, mia madre, la mia amica d'infanzia Paola e i miei tre nipoti abbiamo a disposizione la casa al mare e tre giorni di tempo.
Sole, acqua, sale e tantissimi giochi, tante parole, tanti abbracci.
È stato bellissimo!!
:-)

giovedì 26 giugno 2008

Superato il primo scoglio

Ho passato gli scritti!!! Sono molto contenta anche se sono altrettanto preoccupata: l'orale non è una passeggiata. A giorni saprò la data. Come minimo mi attendono due mesi di isolamento 8-10 ore al giorno di studio concentrazione massima...ce la faranno i nostri eroi? Oggi tanto per iniziare ho un aml di testa pazzesco...la tensione? Speriamo di stemperarla nelle prossime settimane, non vorrei arrivare alla data fatidica troppo cotta. Che dire di più? Pensatemi, fate, se potete, qualche bagno anche per me e incrociate le dita! ;)

mercoledì 25 giugno 2008

Le vecchie buone pratiche

Giornali, televisioni, pubbliche amministrazioni, perfino alcune pubblicità, ci bombardano di insegnamenti, consigli, raccomandazioni, linee guida su cosa mangiare per vivere in buona salute, su quanto movimento fare settimanalmente per mantenersi in forma, sul fatto che bisogna differenziare i rifiuti, ridurre l'uso dell'auto. E ancora: come risparmiare energia, come consumare meglio, come inquinare meno riducendo la nostra "impronta ecologica" sul pianeta.

Pensavo a questa cosa. Se si presta attenzione e si cerca il comune denominatore di tutti questi, chiamiamoli, "imperativi" salutistici, ambientalistici, economici, non si può non accorgersi come essi vadano in realtà a riscoprire tante vecchie buone pratiche che avevamo messo in soffitta con l'arrivo di tanto benessere, delle comodità della vita moderna e del suo correlato consumismo. Inoltre, raggiungono spesso un triplice scopo positivo: ridotto impatto ambientale, miglioramento del nostro benessere psicofisico, risparmio economico. Visti i tempi che corrono non si dovrebbe fare troppa fatica ad abbracciare con entusiasmo questi obbiettivi!

Faccio solo alcuni esempi. Ho sentito che in Olanda i supermercati hanno abolito le buste di plastica, per fare la spesa bisogna necessariamente munirsi delle borse riutilizzabili (quelle a quadretti e con i manici rinforzati, per capirci). Nulla di nuovo: non è quello che facevano le nostre nonne?

Spegnere le luci, utilizzare lampadine a risparmio energetico, fa sicuramente bene all'ambiente, ma anche al nostro portafoglio.

Mangiare meno carne e meno in genere fa bene alla nostra salute, fa bene all'ecosistema di tanti paesi (basti pensare agli ettari di forseste bruciati per far posto a coltivazioni di foraggio per gli allevamenti intensivi dei bovini), fa bene, guarda caso, anche alla nostra economia domestica. Una volta la carne non la si mangiava quasi mai, solo in occasioni speciali...

Ridurre il consumo di detersivi e sostituirli con prodotti totalmente naturali e biodegradabili come il bicarbonato di sodio o l'aceto, abbassa i rischi da contaminazione con sostanze nocive, riduce l'inquinamento dei terreni e delle falde acquifere dove tuttora si riversano tanti veleni provenienti - anche - dalle nostre case; contemporaneamente non saremo più indotti all'acquisto di prodotti inutili e costosi. Io ci sto provando, devo dire che sono tutte cose fattibilissime. Il problema sta nella pubblicità che ci induce bisogni che non abbiamo e che oltretutto si rilevano nel medio lungo periodo dannosi.

L'industrializzazione il progresso scientifico tante nuove tecnologie hanno sicuramente migliorato il nostro modo di vita ma ci hanno anche abituati tutti ad uno standard di vita insostenibile e non sempre necessario. C'è tutta una parte di superfluo che andrebbe tolta; si dovrebbero riscoprire tante vecchie abitudini che abbiamo fatto passare di moda insensatamente (o solo perchè frastornati e abbindolati dalle sirene della pubblicità).

Io penso che un po'

Notizia flash

A brevissimo diventerò una vera lavoratrice dipendente: il Teatro mi ha proposto la stabilizzazione e io, felice e commossa come una sposa novella, ho detto.

Nell'ebbrezza del momento cerco di capire quali e quanti cambiamenti nella mia vita questo fatto comporti: in positivo, perché raggiungo una serenità economica e lavorativa nel posto e nel luogo in cui sono felice di essere; in negativo, perché sarò ancora più costretta da orari, leggi, regolamenti, e dalla sensazione di essere "arrivata" (chissà dove, poi...)

Be', volevo darvi subito la notizia, per le elucubrazioni vi rimando ad un prossimo post.
Un abbraccio a testa
:-)

martedì 24 giugno 2008

La succulenta e un bel progetto

Una delle "mie" insegnanti è venuta a scambiare due chiacchiere con me a scuola finita, portandomi una bellissima pianta grassa - una succulenta, come dicono gli esperti. Davanti alle spine della piccolina abbiamo parlato molto, di scuola, di come lavorare sull'integrazione del diverso, dell'amore per la musica.
Lei mi ha raccontato di un loro progetto che ha coinvolto i genitori dei bimbi: insegna in una scuola elementare (anche se ho imparato che oggi si dice primaria) in un quartiere molto benestante in cui si trova anche un campo rom.

Hanno quindi pensato di coinvolgere genitori palermitani e rom nella preparazione di feste sociali, danze, ascolti musicali comuni e socializzanti... e ha funzionato! Molto bene e per tutto un anno hanno condiviso questa esperienza con generale gioia. E lei mi raccontava dei primi momenti di imbarazzo e anche della successiva confidenza e complicità creatasi fra persone tanto diverse.

Bello, uhm?

:-)

giovedì 19 giugno 2008

"Un viaggio da sogno"

E' di ieri la notizia di nuovi sbarchi di immigrati in Calabria e Sicilia. Con l'estate, arrivano puntuali i tragici bollettini delle traversate dalla coste africane alle isole del nostro Paese, o della Spagna. Ricordo che nel 2006 il flusso verso le isole Canarie ha creato non pochi problemi al governo spagnolo. Non voglio ora soffermarmi sul problema politico dell'immigrazione clandestina, perchè è troppo complesso e non si può che provare rabbia e tristezza di fronte alle misure sponsorizzate dai governi (non mi riferisco solo a questo in carica) che di questo problema dimostrano di avere una visione assai riduttiva. Vorrei piuttosto spostare la riflessione sul lato umano della vicenda degli sbarchi e proporre un parallelismo che mi ronza in testa da almeno due anni a questa parte. Forse qualcuno lo giudicherà azzardato, non importa...

l viaggi hanno la stessa destinazione: le isole Canarie. Un uomo viene dalla Mauritania, ha viaggiato per diversi giorni su un cayuco (tipica imbarcazione dell'Africa occidentale), per cercare altrove opportunità che nel suo paese d'origine non vede realizzarsi. Chi e cosa ha lasciato in quel suo paese? Una moglie? Dei figli? Una casa?
Poi c'è un altro uomo, che è nato e vive invece in un paese occidentale; per lui il viaggio "da favola" in uno degli arcipelaghi più belli del Mediterraneo non è che un capriccio, il corollario di uno stile di vita che possiamo giudicare, senza voler offendere nessuno, "consumistico". E' entrato in un'agenzia di viaggi, ha chiesto una vacanza last minute: non importa dove, può permettersi di decidere all'ultimo momento cosa mettere in valigia, non gli serve documentarsi sul paese di destinazione. Non è neppure preso da un grande, profondo desiderio di andare, di vedere posti sconosciuti, non ha l'irrequietezza di un Chatwin, non ne ha la sua anatomia. Egli ha piuttosto voglia di evadere per una manciata di giorni dalla routine quotidiana, affogata in un inconsapevole benessere.
Per il nostro turista una destinazione vale l'altra... Ma la vera Meta è un'altra cosa. Certamente hanno una meta quei disperati che agognano le coste di quelle isole da lungo, lunghissimo tempo. Certamente hanno una meta coloro che ogni risparmiano qualcsoa per pagarsi il biglietto per la traversata.
Per l'uomo occidentale le Canarie sono solo un posto dove si va perchè è di moda, perchè costa poco ed è tutto compreso. Nel suo viaggio l'unico ruolo del Destino sta bel liberare un posto nell'aereo o nel villaggio turistico, sta in una disdetta all'ultimo minuto, sta nei calcoli delle compagnie aeree, sta nella velocità di accaparrarsi gli ultimi posti liberi.
Il Destino, all'uomo della Mauritania, può giocare scherzi molto più amari.
Per l'uomo della Mauritania il viaggio è speranza di libertà, di una vita migliore, di un futuro per i propri cari. E' un bisogno primario, più forte della fame, della sete e del sonno, perchè sul cayuco, dove sono stipate anche 50-60 persone non c'è da mangiare, nè da bere a sufficienza. Men che meno si riesce a dormire.
Evasione per l'uno, bisogno disperato per l'altro. Eppure, in quella sera d'estate guardano entrambi lo stesso nitido cielo stellato. L'uomo occidentale è basito, nella città da cui proviene a causa dell'inquinamento luminoso gli è precluso ammirare un cielo trapuntato di stelle. Eccolo qui, uno spettacolo magnifico incluso nel pacchetto del viaggio, assieme ad una confortevole suite, idromassaggio, animazione e quant'altro.
L'uomo della Mauritania ha pagato un biglietto molto caro: nel viaggio sono incluse angoscia, paura, speranza. Questo è il suo pacchetto. Se l'uno se ne tornerà a casa rigenerato, l'altro sarà giunto allo sfinimento umano. Sarà arrivato vicino alla Fine, l'avrà annusata nell'odore acre dei bisogni suoi e dei suoi compagni, l'avrà ascoltata nei singhiozzi di una donna che gli si è coricata vicino.
A bordo del cayuco non c'è bisogno di animazione: si è già a tu per tu con la propria anima. Si è già scossi abbastanza. Lacrime. Pane senza sale. Poco tempo per preparalo, prima di partire. Ne sono rimaste poche briciole. Non sprecarne nemmeno una.
Ecco il buffet del cayuco.

La libertà non è star sopra un albero...

Ogni volta che sto lontana da internet, giornali e tv per qualche giorno al mio ritorno mi attendono notizie catastrofiche e agghiaccianti su quanto avviene in Parlamento e più in generale nel paese: scandali, corruzione, malasanità...
In parte mi rendo conto che i nostri mezzi di comunicazione hanno acquisito un grande voyeurismo e gusto dell'orrido e quindi "gonfiano" notizie tremende ma marginali. Ma in parte mi chiedo se le cose che succedono nel nostro paese siano anche solo accettabili. Che dei medici per far guadagnare la loro clinica si mettano d'accordo per asportare un polmone a chi con quel polmone continuerebbe volentieri a vivere. Che la maggioranza di governo continui a proporre e far approvare leggi vergognose al solo profitto del suo capobranco (perché se un rappresentante del popolo italiano perde completamente la sua capacità di giudizio etico e si fa schiavo degli interessi illeciti di uno solo, chiunque sia, ho difficoltà a guardarlo col rispetto che il suo ruolo richiede...).
Non mi so dare risposta, e in mattine come questa mi sveglio con un gran senso di impotenza e di rabbia. Idee, idee, idee ci vogliono per cambiare le cose.
Idee idee idee. Spero di averne qualcuna, o anche solo di avere la lucidità di aderire alle buone idee di qualcunaltro.
Tutto il fine settimana ho ascoltato Giorgio Gaber e mi ha fatto bene come sempre.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Alla libertà ideale e ai progetti che ancora devono prendere forma, con voi carissime, brindo.

mercoledì 18 giugno 2008

Mario Rigoni Stern

Solo ieri sera si è saputo della scomparsa di Mario Rigoni Stern. Per sua volontà ha voluto morire nel silenzio. Al suo funerale c'erno solo i suoi parenti più stretti.
Le sue parole, quando mi capitava di leggere una sua intervista, mi toccavano sempre, perchè lui aveva quella capacità rara di essere semplice e incisivo, concreto e profondo nello stesso tempo. L'esperienza della guerra lo aveva forgiato, facendone emergere la grande umanità. La sua attenzione e il suo rispetto per la natura, le piante, gli animali, era nota. Se desiderate leggere un suo articolo sulle api e su come l'ecosistema stia mutando, comparso sulla Stampa l'anno scorso, cliccate qui.
Al liceo mi aveva molto colpito "La storia di Tonle", poi all'università mi era capitato fra le mani "Arboreto selvatico". Vi descriveva gli alberi del suo brolo, ciascuno con le sue caratteristiche, a volte molto "umane" (su questo tema aveva preceduto il suo collega scrittore montanaro Mauro Corona, ma di altra generazione e d'altro spirito mediatico), associandovi ricordi, storie personali, aneddoti.
Diceva che gli uomini veri si trovano oramai solo sopra i 1.000 metri di altitudine. Una constatazione o una provocazione?
Aveva dato voce alla montagna, alla sua, quella dell'Altopiano di Asiago.
Se n'è andato, il Poeta delle Altezze.

martedì 17 giugno 2008

paese straniero 2

Il post intitolato paese straniero ha lasciato aperta la possibilità che venissero offerte altre spiegazioni, oltre a quelle indicate nel post stesso, circa il successo del premier del paese straniero.
Orbene un dato interessante che è stato segnalato riguarda l'ipotesi che le problematiche giudiziarie in cui il Nostro sarebbe stato coinvolto, altro non sarebbero che un atto di persecuzione giudiziaria e quindi il Nostro, vittima di tale situazione, sarebbe oltre modo legittimato a gestire le sorti del paese. Ora, sul termine persecuzione bisogna intenderci; si ha persecuzione nel momento in cui si creano artatamente, surrettiziamente e falsamente capi di accusa contro qualcuno che si sa innocente; è il caso ad esempio dei perseguitati dello stalinismo ( i gulag di Solgjieniczin) o dei perseguitati delle dittature sudamericane sino al castrismo tutt'ora esistente, o ai dissidenti dei paese dell'Est europeo come Vaclav Havel che al termine della dittatura comunista hanno ottenuto il consenso popolare per guidare la loro nazione ; se invece si indaga unilateralmente su di un solo indagato trovando contro di egli prove del tutto legittime e quindi l'imputazione appare del tutto sacrosanta, ma si evita di indagare per fatti analoghi su altre persone tralasciando di approfondire le inchieste o volutamente non aprendole mai, siamo in presenza non di una persecuzione giudiziaria, bensì di un intervento giudiziario parziale e dettato probabilmente anche da altri scopi ed interessi che non siano solo quelli del rispetto delle leggi dello stato; ciò non toglie però che chi è condannato su valide prove perchè quei reati li ha commessi non può invocare il principio ... sono innocente perchè così fanno tutti; è in fondo il refrain che si sentiva ai tempi di tangentopoli quando i condannati ( veri e non presunti) si difendevano dicendo... ma anche gli altri lo fanno ( si ricorda il discorso di Craxi in Parlamento); o lo stesso si potrebbe dire, in altro ambito, per lo sportivo indagato per uso di sostanze dopanti che paga una pena grave ( ma giusta) che altri suoi compagni parimenti responsabili degli stessi fatti non pagano perchè non indagati.
Ora, se il Nostro rientra nella seconda ipotesi verrebbe da dire che comunque l'unilateralità nell'indagine non lo può rendere immacolato agli occhi della gente; se però si volesse concedere l'attenuante di essere stato uomo di mondo e che nel grande mondo della finanza qualche peccatuccio lo si commette per forza, allora avrrebbe la pena di dire..." beh proviamolo" in fondo si può anche chiudere un occhio se in passato ci sono stati episodi poco felici e frequentazioni poco raccomandabili; la cosa importante è che messo alla prova dimostri di avere qualità e capacità per servire il proprio paese nel migliore dei modi garantendo risultati che altri non garantiscono. Nel caso dei nostri amici stranieri mi si dice questa prova è già stata concessa ampiamente... come è andata ? Di questo bisognerebbe chiedere lumi ai cittadini stranieri che lo hanno provato

venerdì 13 giugno 2008

Toc, toc... è permesso?

Sono quasi intimidita dalle tante cose che hai scritto in questo periodo di mia quasi totale assenza dal blog. Vorrei rispondere e commentarne tante ma temo di diventare noiosa. Pensa che strano: dal mio ultimo intervento è passato (gulp) un mese intero!
Un mese pieno, pienissimo, davvero ricco e vissuto con energia e tante idee per la testa che vortican-vorticando mi rendono difficile il momento di riflessione, l'esplicitazione. Forse il fine settimana porterà consiglio.
Dopo due giorni stressanti e un po' strani sul lavoro vado a chiudermi nel guscio (siamo anche senza connessione internet a casa). A lunedì, e chissà che nel frattempo anche Jenny non ci onori di due righe sue
:-)

sabato 7 giugno 2008

Heidi, Heidi, ti sorridono i monti...

Navigando sul sito del programma "Le Storie" di Corrado Augias ho trovato la registrazione di una vecchia puntata...te la mando così se hai un po' di tempo te la puoi vedere... http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Lestorie^17^72058,00.html
Dopodichè mi dirai che sono fissata con l'argomento e che ti sto facendo pressing, neanche tanto velatamente...beh, chissà, forse hai ragione...
***
Ti avevo promesso un post allegro dopo una serie di riflessioni mooolto pessimistiche sulle bambine di oggi e sui condizionamenti culturali. Ebbene, ci ho pensato ancora su, ho cercato di decifrare i messaggi della pubblicità alla luce di quanto scritto dalla Lipperini sul suo libro, vi ho trovato innumerevoli conferme (sigh!), ho continuato tuttavia a chiedermi: "Ma possibile che non ci sia niente di neutro? Niente che non sia "sessualizzato"? Niente che non sia per forza rosa o azzurro e che riesca a trasmettere dei valori positivi, ma davvero tali, non fintamente come le Winx?"
Non ho fatto neanche troppa fatica per trovare quanto stavo cercando. Ce l'avevo sotto gli occhi, o meglio, sullo scaffale dei nostri DVD.
Ma si tratta di Heidi, naturalmente!
Heidi, devi sapere, è l'unico cartone che Sofia e Carlamaria guardano dall'età di circa un anno e mezzo; stiamo facendo la raccolta di tutti gli episodi, al dvd è allegato anche un librino che poi ogni sera leggiamo loro prima di addormentarle. Ormai nella nostra famiglia leggere e guardare le puntate di Heidi è diventato un rito, piacevole e mai noioso, anche per noi grandi, che conserviamo il nostro spirito bambino e ancora ci commuoviamo di fronte alla storia della piccola montanara, del suo amico Peter, di Clara, del nonno, delle caprette...
Heidi è un cartone unico perchè:
Vi si incontrano tutte le emozioni dei bambini. La gioia...per le corse in mezzo alla natura incontaminata, per le capriole sui prati, per una gita sulle cime della montagna, per una visita inaspettata. Gli occhi che luccicano per un dono ricevuto, anche una piccola cosa, come un cappellino...L'emozione di essere invitata a merenda da una persona che non conosce ancora...L'amicizia con un proprio simile, la gelosia che talvolta nasce,... L'affetto e il rispetto per gli animali e la natura in genere. La delusione, la frustrazione, l'attesa, l'impazienza, la trepidazione. Qualche volta la sensazione di non essere capiti, poi il desiderio di fare pace. La soddisfazione in una cena semplice ma ricca perchè consumata in compagnia delle persone più care.
E poi, bellissimo, il messaggio dell'intera storia ( a dire la verità non è neppure l'unico): alla fine Clara confiderà ad Heidi di considerarla come una sorella e Peter arriverà a chiamare "nonno" il Vecchio dell'Alpe (il nonno di Heidi). Mi piace pensare a questo modo, molto moderno, di concepire e di vivere i rapporti di parentela, a questo saper andare oltre i rapporti di sangue, a questo sentire di pari o addirittura superiore forza i rapporti costruiti sullo stare vicini giorno dopo giorno, sul prendersi cura vicendevolmente, sulla stima e sull'ammirazione reciproca, sulla consuetudine dei gesti e sulla prossimità degli animi.
Io penso che le relazioni davvero importanti nella nostra vita siano basate proprio sui gesti quotidiani, sui gesti d'amore, di fiducia, di amicizia, di disponibilità. Parlo di azioni, di comportamenti visibili, di gesti tangibili.
Perchè l'essenziale, caro Antoine de Saint-Exupéry, è anche visibile agli occhi.

Consapevolezza

Pensavo alla consapevolezza.
Mi ricordo che era una parola ricorrente nelle nostre discussioni di diciasettenni...Ora ne sorrido. Ora che mi sembra finalmente di aver capito che cosa significhi aver consapevolezza di se stessi. Per arrivare a questo traguardo serve un lungo e duro allenamento, serve cadere e serve sapersi rialzare, serve imparare ad avere pazienza e fiducia nelle proprie capacità, serve saper sorridere di se stessi e sapersi prendere in giro...
Ho capito che oggi ciò che manca alle madri nei primi tempi di vita del bambino è la mancanza di consapevolezza della propria forza. Non si ha fiducia in se stesse. Si cerca la risposte ai propri interrogativi (tanti, tantissimi) nei libri, nelle riviste specializzate, in ciò che dicono i medici, gli psicologi, i pedagogisti, convinte che la risposta sia sempre altrove, in un altro luogo fuori da se stesse. E invece sbagliamo.
Non dico che si sia perso l'istinto, perchè francamente non credo che esista il famoso istinto materno, ma che si sia perso il buon senso di ascoltarsi, di ragionare sui fatti in maniera serena ed obiettiva, di fare quello che ci sembra più giusto per noi e il nostro bambino in quel preciso momento, in quelle date condizioni, in quel particolare ed unico contesto che è la nostra famiglia (mai uguale a nessun altra).
Dobbiamo ricordarci che nostro figlio è un unicum, una creatura "speciale" che noi conosciamo e possiamo conoscere meglio di chiunque altro e che non sarà mai riducibile ad un "exemplum" di testi specialistici.

mercoledì 4 giugno 2008

il nucleare

ebbene la notizia è la seguente... modesto guasto ad una centrale nucleare slovena ( un bullone non ha tenuto come doveva !!!)... tutto sotto controllo nessun problema.
E' inevitabile il sorgere di polemiche sulla sicurezza del nucleare; naturalmente i sostenitori dell'apertura di nuove centrali diranno che questa era una centrale di vecchia generazione e che le moderne sono altamente sicure e nonm succererà mai niente.... certo che è così ... solo che lo si diceva anche delle centrali come quella slovena in questione... il cedimento strutturale o meccanico può sempre succedere per cui nessuno può essere così sicuro che non succeda.
Detto questo veniamo al punto. Ammesso che sia vero ( tutto da verificare) che gli italiani abbiano sbagliato all'epoca del referundum sul nucleare a scegliere la via della chiusura delle centrali ( tesi che già venti anni fa sosteneva Andreotti), ciò non legittima gli italiani a sbagliare una seconda volta decidendo di aprirne di nuove; questo per una serie di ragioni che tutti conosciamo avendo voglia di informarsi adeguatamente; la realizzazione di nuove centrali necessita di almeno 15 anni prima che si possa concretamente ottenere energia; le scorie radioattive si dovrebbero portare su Marte visto che nessuno -giustamente -le vorrebbe sotto il proprio orto ( mai sentio parlare della sindrome Nimby); l'uranio sta cominciando a scarseggiare ( non è inesauribile) e da qui a 15 anni ce ne sarà ancora meno; i costi per la realizzazione sono pazzeschi; la produzione di energia garantirebbe solo il 7-8% del fabbisogno nazionale pur con l'apertura di numerose centrali.
Perchè allora non investire le stesse somme educando la gente al consumo intelligente dell'energia risparmiando buona parte di quella che scelleratamente sprechiamo, o applicando le nuove tecnologie sulle forme alternative così come si stanno sviluppando in questi anni; se siamo rimasti indietro sullo sviluppo energetico nel passato forse è ora di fare un passo più avanti degli altri e non ritornare a guardare ciò che gli altri hanno fatto venti anni fa perchè così saremmo sempre destinati a rincorrere.

lunedì 26 maggio 2008

Pensieri (troppo) complicati

Pensavo al prezzo dell'emancipazione delle donne occidentali. Possono lavorare e realizzarsi professionalmente se altre donne, di etnia diversa dalla loro, di provenienza geografica diversa dalla loro, di estrazione sociale diversa dalla loro, fanno PER LORO quello che per la loro acculturata sensibilità è diventato un peso, una fatica, un'insopportabile routine.
Molte donne occidentali hanno deciso che certe cose non le vogliono più fare: occuparsi della loro casa e dei loro figli a tempo pieno, ad esempio. Non sanno neanche più come si fanno, quelle cose, c'è una confusione, uno smarrimento, un'insicurezza totale. Non c'è più sapere condiviso e trasmesso, dalle nonne alla madri alla figlie.

Eppure ciò che è sempre stato di quasi esclusivo appannaggio delle donne (il lavoro di cura per gli altri, il tessere relazioni al di là di ogni interesse economico o politico, l'occuparsi della gestione economica della casa N.B. l'etimologia della parola "eco-nomia" non deriva forse da "oikos" casa in greco?)) è un patrimonio importante, per tutti, uomini e donne. Se le donne l'hanno custodito custodito nei secoli, per volontà loro o per costrizione sociale, è ora di rendere partecicpi di questo micro-mondo anche gli uomini. Chi l'ha detto che un uomo non sia portato per la "cura"? E' ingiusto pensare a priori che non lo sia. Ci sono moltissimi uomini sensibili che non si identificano nel modello del macho sciupafemmine ecc ecc, ma che rivendicano con orgoglio il loro ruolo di padri E di padri presenti, affettuosi, "materni", verrebbe da dire.

Il fatto è che ognuno deve sentirsi libero di essere ciò che è, di seguire le inclinazioni che sente proprie. Se un bambino ha voglia di giocare con le bambole deve essere lasciato fare, senza chè tal gesto venga subito tacciato per sintomo di omosessualità. E poi, se anche lo fosse, che male c'è? Ognuno deve essere libero di esprimere quel che ha dentro, maschio, femmina, omo che sia.
E' ora che la morale la finisca di occuparsi solo di sesso, del corpo delle donne, ecc. Le battaglie si devono fare anche su altri fronti: come usare il denaro, ad esempio, come gestire il potere politico, cosa fare dei beni comuni, dell'acqua, della terra, dell'aria, come organizzare la giustizia, che idea si ha della giustizia, che idea si ha dell'infomazione. Non sono questioni morali queste? La deriva della nostra società secondo me deriva anche da questo. Le categorie del male e del bene applicate in maniera ossessiva al sesso (retaggio della chiesa cattolica, forse?) e rimaste in disuso o per lo meno assai meno enfatizzate per analizzare la società nel suo complesso.
E' un discorso complicato, io stessa sento di non venirne fuori facilmente. Ma si sa, l'importante è continuare, serenamente, a rifletterci.

giovedì 22 maggio 2008

Dalla parte delle bambine, ancora

Eccomi. Sono stata bloccata in casa da un’influenza micidiale. Non avevo ricordi di un mal di gola così. In compenso ho potuto leggere. Parecchio, anche perché ho lasciato da parte i libri di diritto (mi danno la nausea, nelle ultime settimane). Allora, comincio da Due partite della Comencini. Me lo avevi consigliato qualche mese fa…ebbene, non ti nascondo che nel leggerlo, alla fine soprattutto, ho pianto. Mi capita spesso, quando leggo storie di donne i cui destini sono frutto di compromessi, di scelte dettate dall’amore incondizionato, di rinunce a qualcosa…La mia commozione nasce dalla com-passione? Me lo chiedo, mi do anche delle risposte, ma non è il momento di svelarle.
Poi sono passata ad un saggio. Cercavo conferme a certe mie perplessità sul mondo delle bambine di oggi. Avevo sempre guardato con sospetto le famose fatine Winx, anche se non riuscivo ad esprimere a parole il perché del mio disagio. Mi limitavo a rifiutare di comprare i grembiulini dell’asilo con le fatine ricamate (tra l’altro, lo stesso identico grembiulino, se firmato Winx costa 5 euro in più di uno con un ricamo anonimo) e basta, sperando di allontanare il più possibile il momento in cui Sofia sarebbe stata avviluppata dalla spirale consumistica delle fatine marchigiane.
Un pomeriggio, si giocava tutti insieme e Sofia ha cominciato: “Adesso giochiamo che tu (rivolta al papà) sei il Principe, tu (rivolta a me) la Regina (n.d.r. volevo ringraziarla per la considerazione), io la Principessa e tu (rivolta a Carla) una Winx”. Ha detto proprio…una Winx? Sì, l’ha detto, e anche ripetuto. Ho pensato: Marta, il momento che tanto temevi è arrivato.
Nel tuo post mi chiedi ironicamente se mia figlia a tredici anni sarà capace di fotografarsi le tette e spedire la foto ad un cinquantenne. Certo che no, dovrebbe essere la risposta, le mie figlie e quelle di tua sorella sono ragazze di buona famiglia,….Eppure, eppure, oggi non c’è da esserne così sicuri, perché il bombardamento mediatico e culturale cui sono sottoposte è per certi versi allarmante. Come genitore non riesci sempre a fare da filtro, a mediare su ogni cosa, se cominci con una critica che ricorda appena un po’ le battaglie del femminismo rischi di essere vista come una rompiscatole. Eppure se s osserva bene l mondo delle bambine ci si accorge che fin da piccolissime vengono cresciute dalla pubblicità, dai giocattoli, dalla moda, come delle donne in miniatura. Ecco alcuni imperativi, più o meno velati, che vengono rivolti loro:
Abbi cura (ossessione) per il tuo corpo: che sia bello, snello, seducente. Truccati. Incremati. Glossati le labbra. Glitterati le unghie. Sii una principessa. Prendi lezioni da Cenerentola, Aurora, Jasmine, & Co. Usa i poter magici delle Winx. Vestiti (o svestiti) come loro. Balla come una velina (non scherzo, all’asilo di Sofia le maestre ballano e ancheggiano “andamento sexy” e le nanerottole imitano e sculettano che è un piacere).
Che vuoi fare da grande? La modella, la ballerina, l’estetista, ecc.
Impara a vendere il tuo corpo da quando hai tre anni, impara a vestire, a muoverti, ad atteggiarti da seduttrice, perché quello è il tuo destino. Ma parallelamente viene trasmesso anche un altro messaggio, che va invece a sollecitare, guarda un po’, la vocazione materna (attraverso le bambole e i vari corollari domestici). Aiuto, non se ne esce, come diceva una delle protagoniste di Due Partite.
Cara Roomie, non voglio dilungarmi, ti segnalo solo il libro, drammatico, dove ha trovato un’analisi lucida e documentatissima del fenomeno: “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini ed. Feltrinelli.
Ti ricordi che ai tempi del collegio volevi scrivere una tesi sui giornali femminili e sui modelli che ivi venivano proposti? Ecco, questo libro è quella tua tesi, allargata alla dimensione della televisione, di internet, dei giocattoli, della moda.
Leggilo!!!!
Le questioni di genere non sono superate, se hai delle bambine acquistano concretezza, le senti attuali, senti l’urgenza di affrontarle. Anche questo è un campo in cui non si può rimanere indifferenti (per citare il bellissimo passo di Gramsci che mi hai mandato).
Eppure la stragrande maggioranza delle persone non se ne accorge, io stessa mi scopro complice del sistema. Complice e vittima nello stesso tempo. Ricordo che quand’ero bambina avevo messo da parte le paghette di non so quante settimane per comprarmi la prima Barbie (costava 7.000 lire). Il primo romanzo che ho letto tutta da sola è stato “Piccole Donne” della Alcott. Se guardo ai giocattoli di Sofia e Carlamaria, ci trovo (e alcuni glieli ho regalati io!): bambole, una cassa finta del supermercato, il carrello della spesa, le pentoline, la divisa da crocerossina. Ancora una volta la cura e la dedizione per i piccoli, gli altri, i deboli. L’universo che è quello domestico. La cucina. La camera da letto. Non sono solo questi i loro giochi, per fortuna, ma ci sono e sicuramente non ci sarebbero se al posto loro avessi due bambini.
Come sempre ad un post piagnisteo ne seguirà uno più allegro ed ottimista, che cercherà di trovare qualche buona soluzione al problema, per non dover dire ancora, a trent’anni dal femminismo, che noi donne siamo sempre “tacàe ai fornèi”.

domenica 11 maggio 2008

Annozero, Marcelletti, le piante


Non ho visto Annozero ma è lo stesso...capisco, purtroppo. Ci sarebbero fiumi di parole da dire sugli adolescenti di oggi, sulla completa assenza di valori che la nostra società sta riuscendo a trasmettergli, sulla pochezza delle loro ambizioni, dei loro pensieri, e sulla vena sotterranea di violenza che tutto questo vuoto, questo nulla, creano e alimentano. Sai che a Teatro coordino il progetto di educazione musicale per le scuole e parlo con tanti insegnanti, alcuni dei quali negli anni sono diventati amici - quelli appassionati che ancora credono nel loro mestiere - che mi raccontano della disillusione dei loro colleghi, di dirigenti scolastici che hanno gettato la spugna e pensano alle istituzioni che dirigono più come a luoghi di ricreazione che di apprendimento, dell'ignoranza dei ragazzi che in classe non riescono ad arginare e della gretta stupida violenza che ne deriva. Anni fa sul mio blog ho scritto uno sfogo, dopo una mattinata a contatto con ragazzi di un quartiere tremendo di Palermo... se ti va di leggerlo è qui

Marcelletti... qui è un santo, un'icona, un intoccabile. Molti dicono che l'abbiano incastrato, che la vera mafia è quella che riesce a distruggere le persone per bene (come a suo tempo fecero con Falcone, allontanato da Palermo e ben poco amato negli ultimi tempi della sua vita, sospettato di varie nefandezze), eppure Marcelletti ha ammesso buona parte delle accuse. Penso semplicemente che navighiamo oggi in un tale mare di corruzione che a certi livelli tutto è normale e nessuno dice nulla.... perché nessuno, nessuno dei genitori dei bimbi operati ha mai denunciato la richiesta ulteriore di denaro, hanno pagato e amen. Tutti, chissà da quanti anni.
Riguardo alla tredicenne oggetto delle attenzioni del cardiochirurgo, penso alle figlie di mia sorella, alle tue bimbe, a quelle dei miei amici e mi chiedo: a tredici anni si fotograferanno i seni o altro per farli vedere a un cinquantenne (amante della madre, fra l'altro)? Non credo, e allora vedi che lì c'è una situazione di degrado morale terribile...
Quando guardo gli uomini che mi circondano a volte mi chiedo quanti di loro frequentano prostitute bambine, quanti picchiano mogli e figlie, quanti... Tutta questa violenza sotterranea, ed è pure impossibile dire se sta aumentando, diminuendo, se è la stessa di cinquantanni fa, perché storicamente le donne hanno subìto tutto questo nel silenzio e non esiste statistica "vera" con cui raffrontare il passato e il presente.
E noi donne che crediamo la bellezza sia un'arma da usare per ottenere questo o quello, e non capiamo che invece è un coltello puntato alle nostre gole. Perché questo brutto sentimento di potere che l'uso della bellezza genera in molte donne è innegabile: non giustifica nulla, sia chiaro, eppure esiste e non posso dire mi piaccia... non mi piace per come discrimina chi bella non è, e non mi piace perché mette in moto i sentimenti peggiori dell'uomo. Qui c'è un intervento di Ghismunda, professoressa di lettere di cui leggo spesso i pensieri.

Però non posso chiudere così questo post. Perché tutte le amarezze e la rabbia non possono (non devono!) cancellare quello che di bello-interessante-divertente c'è al mondo e nelle nostre vite... sennò precipitiamo in un pessimismo che non ci permette nemmeno un respiro, un pensiero solare, e così non deve essere.
Voglio chiudere con un pensiero leggero e soffice come una nuvola che ho avuto in questi giorni.

Come sai anche noi abbiamo un giardino, cui pian piano negli anni ho iniziato a dedicare qualche attenzione. È sempre pieno di erbacce e non riesco a governarlo come vorrei, eppure a poco a poco inizia ad avere dei piccoli angoli carini, in cui in questo periodo sbocciano tanti fiori di ogni colore... Ogni giorno guardo le mie piantine con affetto e scopro la loro vita segreta, silenziosa... sono felice di vederle crescere e poi le indico a Marco: guarda quella! e quell'altra! (sono troppo pigra per imparare anche i nomi delle varie specie) Qualche giorno fa mentre contemplavo il coraggioso fiorellino di una minuscola pianta grassa sono stata fulminata da un ricordo: io avevo 22 anni, mia sorella 30. Lei era già mamma e già viveva in campagna, io studentessa nel centro storico di Palermo. Lei mi portò a vedere il suo giardino parlandomi di ogni piantina, ogni fiore, con amore e trasporto: guarda questa! e quest'altra! E io la seguivo educatamente, sorridevo e dentro di me pensavo: ma come cazzo si fa ad appassionarsi tanto a dei gerani? Cosa me ne frega?! Sono solo piante!!

Sono passati dieci anni e le piante non sono più solo piante - sono sorelle e compagne, sono parte del mondo insieme a me e hanno dignità e forza. Le rispetto e riconosco che con me condividono il miracolo quotidiano della vita, del fiume del divenire in cui siamo tutti trasportati... Rispetto ai miei vent'anni penso di sentire ogni singola emozione con un'intensità che allora non potevo sospettare.
Che dire? È bello, no? Corsi e ricorsi...
:-)

Ideologie, e gli indifferenti

Scritto prima di leggere il tuo post

Giorni di tanti pensieri che non riesco a mettere giù su carta, e quindi sono latitante da questo nostro diario. Eppure la penso come te: è un gran bel regalo quello che ci siamo fatte, decidendo di mettere insieme i nostri pensieri in questo luogo non-luogo. Ti sento vicina e presente nella mia vita come se fossi qui, accanto a me, ed è bellissimo!
:-)

Come sai fra meno di un mese andrò a Duino per le selezioni nazionali Uwc (e ci vedremo, finalmente), sono emozionata e curiosa e ci penso molto intensamente. Dalla reunion a oggi mi è capitato più volte di sentire il desiderio di rivedere ancora e ancora le persone con cui abbiamo condiviso anni di formazione e di crescita così importanti, anni che hanno contribuito in modo determinante a fare di noi quello che siamo oggi.
E l'intensità di questo desiderio mi ha fatto pensare a come è importante per ognuno di noi riuscire a sentirsi parte di un gruppo in cui identificarsi. Viviamo in un momento storico in cui tanti castelli sono crollati e non ci sono più tanti gruppi cui appartenere: non il partito, non la chiesa, non lo stato, non un'ideologia di vita...
Queste certezze marmoree che hanno nutrito i nostri genitori e nonni (non tutti forse, ma molti) oggi non ci identificano. Chi crede in dio lo fa in una dimensione privata, personale - bella e importante comunque, sia chiaro! - chi vuole migliorare il mondo attraverso la politica ha difficoltà a trovare chi lo rappresenti, gli ideali della resistenza che hanno trasformato lo stato fascista e monarchico in una repubblica sembrano tanto assodati da non meritare più la nostra attenzione, la nostra passione, e così non sono più un valore in cui identificarsi e avvicinarsi... non so se condividi queste mie vedute, forse troppo assolute e pessimistiche.
Insomma, questa mancanza di una dimensione comunitaria nella mia vita di oggi mi fa riflettere.
E quindi accolgo queste occasioni di pensare nuovamente in un'ottica uwc perché mi viene in mente come tutto sembrava possibile, fattibile, vicino in quei giorni, e penso a quante cose facevamo ogni giorno e mi chiedo se nella vita adulta è possibile ritrovare e ricostruire quell'energia, quella determinazione allegra che ti porta a fare cose grandi e piccole, tutte importanti.
Ho la sensazione che il discorso non sia molto chiaro e me ne scuso. Magari a voce riuscirò a spiegartelo meglio
;-)

Intanto ho trovato su un blog un testo di Gramsci che ho sentito vicino a questi pensieri e te lo riporto. Un abbraccio e a presto

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917