domenica 11 maggio 2008

Ideologie, e gli indifferenti

Scritto prima di leggere il tuo post

Giorni di tanti pensieri che non riesco a mettere giù su carta, e quindi sono latitante da questo nostro diario. Eppure la penso come te: è un gran bel regalo quello che ci siamo fatte, decidendo di mettere insieme i nostri pensieri in questo luogo non-luogo. Ti sento vicina e presente nella mia vita come se fossi qui, accanto a me, ed è bellissimo!
:-)

Come sai fra meno di un mese andrò a Duino per le selezioni nazionali Uwc (e ci vedremo, finalmente), sono emozionata e curiosa e ci penso molto intensamente. Dalla reunion a oggi mi è capitato più volte di sentire il desiderio di rivedere ancora e ancora le persone con cui abbiamo condiviso anni di formazione e di crescita così importanti, anni che hanno contribuito in modo determinante a fare di noi quello che siamo oggi.
E l'intensità di questo desiderio mi ha fatto pensare a come è importante per ognuno di noi riuscire a sentirsi parte di un gruppo in cui identificarsi. Viviamo in un momento storico in cui tanti castelli sono crollati e non ci sono più tanti gruppi cui appartenere: non il partito, non la chiesa, non lo stato, non un'ideologia di vita...
Queste certezze marmoree che hanno nutrito i nostri genitori e nonni (non tutti forse, ma molti) oggi non ci identificano. Chi crede in dio lo fa in una dimensione privata, personale - bella e importante comunque, sia chiaro! - chi vuole migliorare il mondo attraverso la politica ha difficoltà a trovare chi lo rappresenti, gli ideali della resistenza che hanno trasformato lo stato fascista e monarchico in una repubblica sembrano tanto assodati da non meritare più la nostra attenzione, la nostra passione, e così non sono più un valore in cui identificarsi e avvicinarsi... non so se condividi queste mie vedute, forse troppo assolute e pessimistiche.
Insomma, questa mancanza di una dimensione comunitaria nella mia vita di oggi mi fa riflettere.
E quindi accolgo queste occasioni di pensare nuovamente in un'ottica uwc perché mi viene in mente come tutto sembrava possibile, fattibile, vicino in quei giorni, e penso a quante cose facevamo ogni giorno e mi chiedo se nella vita adulta è possibile ritrovare e ricostruire quell'energia, quella determinazione allegra che ti porta a fare cose grandi e piccole, tutte importanti.
Ho la sensazione che il discorso non sia molto chiaro e me ne scuso. Magari a voce riuscirò a spiegartelo meglio
;-)

Intanto ho trovato su un blog un testo di Gramsci che ho sentito vicino a questi pensieri e te lo riporto. Un abbraccio e a presto

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

Nessun commento: