domenica 11 maggio 2008

Annozero, Marcelletti, le piante


Non ho visto Annozero ma è lo stesso...capisco, purtroppo. Ci sarebbero fiumi di parole da dire sugli adolescenti di oggi, sulla completa assenza di valori che la nostra società sta riuscendo a trasmettergli, sulla pochezza delle loro ambizioni, dei loro pensieri, e sulla vena sotterranea di violenza che tutto questo vuoto, questo nulla, creano e alimentano. Sai che a Teatro coordino il progetto di educazione musicale per le scuole e parlo con tanti insegnanti, alcuni dei quali negli anni sono diventati amici - quelli appassionati che ancora credono nel loro mestiere - che mi raccontano della disillusione dei loro colleghi, di dirigenti scolastici che hanno gettato la spugna e pensano alle istituzioni che dirigono più come a luoghi di ricreazione che di apprendimento, dell'ignoranza dei ragazzi che in classe non riescono ad arginare e della gretta stupida violenza che ne deriva. Anni fa sul mio blog ho scritto uno sfogo, dopo una mattinata a contatto con ragazzi di un quartiere tremendo di Palermo... se ti va di leggerlo è qui

Marcelletti... qui è un santo, un'icona, un intoccabile. Molti dicono che l'abbiano incastrato, che la vera mafia è quella che riesce a distruggere le persone per bene (come a suo tempo fecero con Falcone, allontanato da Palermo e ben poco amato negli ultimi tempi della sua vita, sospettato di varie nefandezze), eppure Marcelletti ha ammesso buona parte delle accuse. Penso semplicemente che navighiamo oggi in un tale mare di corruzione che a certi livelli tutto è normale e nessuno dice nulla.... perché nessuno, nessuno dei genitori dei bimbi operati ha mai denunciato la richiesta ulteriore di denaro, hanno pagato e amen. Tutti, chissà da quanti anni.
Riguardo alla tredicenne oggetto delle attenzioni del cardiochirurgo, penso alle figlie di mia sorella, alle tue bimbe, a quelle dei miei amici e mi chiedo: a tredici anni si fotograferanno i seni o altro per farli vedere a un cinquantenne (amante della madre, fra l'altro)? Non credo, e allora vedi che lì c'è una situazione di degrado morale terribile...
Quando guardo gli uomini che mi circondano a volte mi chiedo quanti di loro frequentano prostitute bambine, quanti picchiano mogli e figlie, quanti... Tutta questa violenza sotterranea, ed è pure impossibile dire se sta aumentando, diminuendo, se è la stessa di cinquantanni fa, perché storicamente le donne hanno subìto tutto questo nel silenzio e non esiste statistica "vera" con cui raffrontare il passato e il presente.
E noi donne che crediamo la bellezza sia un'arma da usare per ottenere questo o quello, e non capiamo che invece è un coltello puntato alle nostre gole. Perché questo brutto sentimento di potere che l'uso della bellezza genera in molte donne è innegabile: non giustifica nulla, sia chiaro, eppure esiste e non posso dire mi piaccia... non mi piace per come discrimina chi bella non è, e non mi piace perché mette in moto i sentimenti peggiori dell'uomo. Qui c'è un intervento di Ghismunda, professoressa di lettere di cui leggo spesso i pensieri.

Però non posso chiudere così questo post. Perché tutte le amarezze e la rabbia non possono (non devono!) cancellare quello che di bello-interessante-divertente c'è al mondo e nelle nostre vite... sennò precipitiamo in un pessimismo che non ci permette nemmeno un respiro, un pensiero solare, e così non deve essere.
Voglio chiudere con un pensiero leggero e soffice come una nuvola che ho avuto in questi giorni.

Come sai anche noi abbiamo un giardino, cui pian piano negli anni ho iniziato a dedicare qualche attenzione. È sempre pieno di erbacce e non riesco a governarlo come vorrei, eppure a poco a poco inizia ad avere dei piccoli angoli carini, in cui in questo periodo sbocciano tanti fiori di ogni colore... Ogni giorno guardo le mie piantine con affetto e scopro la loro vita segreta, silenziosa... sono felice di vederle crescere e poi le indico a Marco: guarda quella! e quell'altra! (sono troppo pigra per imparare anche i nomi delle varie specie) Qualche giorno fa mentre contemplavo il coraggioso fiorellino di una minuscola pianta grassa sono stata fulminata da un ricordo: io avevo 22 anni, mia sorella 30. Lei era già mamma e già viveva in campagna, io studentessa nel centro storico di Palermo. Lei mi portò a vedere il suo giardino parlandomi di ogni piantina, ogni fiore, con amore e trasporto: guarda questa! e quest'altra! E io la seguivo educatamente, sorridevo e dentro di me pensavo: ma come cazzo si fa ad appassionarsi tanto a dei gerani? Cosa me ne frega?! Sono solo piante!!

Sono passati dieci anni e le piante non sono più solo piante - sono sorelle e compagne, sono parte del mondo insieme a me e hanno dignità e forza. Le rispetto e riconosco che con me condividono il miracolo quotidiano della vita, del fiume del divenire in cui siamo tutti trasportati... Rispetto ai miei vent'anni penso di sentire ogni singola emozione con un'intensità che allora non potevo sospettare.
Che dire? È bello, no? Corsi e ricorsi...
:-)

Ideologie, e gli indifferenti

Scritto prima di leggere il tuo post

Giorni di tanti pensieri che non riesco a mettere giù su carta, e quindi sono latitante da questo nostro diario. Eppure la penso come te: è un gran bel regalo quello che ci siamo fatte, decidendo di mettere insieme i nostri pensieri in questo luogo non-luogo. Ti sento vicina e presente nella mia vita come se fossi qui, accanto a me, ed è bellissimo!
:-)

Come sai fra meno di un mese andrò a Duino per le selezioni nazionali Uwc (e ci vedremo, finalmente), sono emozionata e curiosa e ci penso molto intensamente. Dalla reunion a oggi mi è capitato più volte di sentire il desiderio di rivedere ancora e ancora le persone con cui abbiamo condiviso anni di formazione e di crescita così importanti, anni che hanno contribuito in modo determinante a fare di noi quello che siamo oggi.
E l'intensità di questo desiderio mi ha fatto pensare a come è importante per ognuno di noi riuscire a sentirsi parte di un gruppo in cui identificarsi. Viviamo in un momento storico in cui tanti castelli sono crollati e non ci sono più tanti gruppi cui appartenere: non il partito, non la chiesa, non lo stato, non un'ideologia di vita...
Queste certezze marmoree che hanno nutrito i nostri genitori e nonni (non tutti forse, ma molti) oggi non ci identificano. Chi crede in dio lo fa in una dimensione privata, personale - bella e importante comunque, sia chiaro! - chi vuole migliorare il mondo attraverso la politica ha difficoltà a trovare chi lo rappresenti, gli ideali della resistenza che hanno trasformato lo stato fascista e monarchico in una repubblica sembrano tanto assodati da non meritare più la nostra attenzione, la nostra passione, e così non sono più un valore in cui identificarsi e avvicinarsi... non so se condividi queste mie vedute, forse troppo assolute e pessimistiche.
Insomma, questa mancanza di una dimensione comunitaria nella mia vita di oggi mi fa riflettere.
E quindi accolgo queste occasioni di pensare nuovamente in un'ottica uwc perché mi viene in mente come tutto sembrava possibile, fattibile, vicino in quei giorni, e penso a quante cose facevamo ogni giorno e mi chiedo se nella vita adulta è possibile ritrovare e ricostruire quell'energia, quella determinazione allegra che ti porta a fare cose grandi e piccole, tutte importanti.
Ho la sensazione che il discorso non sia molto chiaro e me ne scuso. Magari a voce riuscirò a spiegartelo meglio
;-)

Intanto ho trovato su un blog un testo di Gramsci che ho sentito vicino a questi pensieri e te lo riporto. Un abbraccio e a presto

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917