venerdì 15 luglio 2011

Letture degli ultimi tempi

Inizio subito con la rivelazione degli ultimi mesi:
Irene Nemirovsky, scrittrice morta ad Auschwitz nel 1942. Qualcuno l'ha paragonata a Proust.
Scrive in maniera divina. Di lei ho letto finora:
Due
Il Ballo
Il vino della solitudine
David Golder
(ho invece una copia intonsa di Suite francese da portare al mare)
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Su suggerimento di Jenny ho invece scoperto questa primavera Eric-Emmanuel Schmitt (francese):
Concerto in memoria di un angelo
Oscar e la dama in rosa
Il signor Ibrahim e i fiori del corano
Odette Toulemonde
La sognatrice di Ostenda
Tutti libri, per lo più raccolte di racconti, che si leggono d'un fiato. Ironici, scritti con brio, molto acute e illuminanti le descrizioni dei personaggi femminili. Secondo me l'autore è un amante nonchè profondo conoscitore della psiche femminile.
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Di Luigi Guarnieri ho letto Una strana storia d'amore, sulla relazione tra Brahms e la signora Clara Schumann. Noioso. Deludente.
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Stupendo, commovente, riflessivo Prenditi cura di lei, di Kyung-Sook Shin. Un'incredibile storia di madri e figli, narrata genialmente da un punto di vista insolito. Fa guardare le nostre madri con occhi diversi. L'ho regalato alla mia per il suo compleanno.
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Cime tempestose Emily Bronte
L'ho riletto dopo anni qualche settimana fa al mare. Cupo, tragico, fosco, tormentato. No, no grazie...
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L'inverno scorso mi ero data con un'amica alle letture di alcune poetesse dell'est, Marina Cvetaeva e Wislawa Szymborska.
Adesso ho sul comodino Poesie di John Keats e Leggiadra Stella, lettere che Keats scrisse a Fanny Brawne. Queste ultime due letture sono state accese dalla visione dello splendido film di Jane Champion, Bright Star.
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Oggi devo assolutamente finire la rilettura del Piccolo Principe, perchè domani sera voglio portare le bambine a teatro (una compagnia di qui mette in scena uno spettacolo liberamente ispirato all'opera) e glielo voglio raccontare, se non leggere, prima di domani sera....

giovedì 14 luglio 2011

Le domande...

Cara roomie, premetto che per te è quasi impossibile leggere questo post e capirci qualcosa.
Ma devo scriverlo, e ti prometto di raccontarti meglio nel prossimo futuro!
:-)
Ciò che sinteticamente posso dirti subito è che ho trovato il mio strumento musicale e mi cullo in questa molto emozionante avventura.
baci e buon mare

Da quando ho scoperto l'esistenza degli handpan ho sentito il bisogno di condividere entusiasmo e piccole e grandi scoperte di ogni giorno con le persone che mi circondano.
In particolare mi piace portare con me il mio strumento e farlo provare ad amici e parenti. L'approccio delle persone è rivelatore del loro carattere in tanti modi...un po' conferma quello che già penso e so su di loro, ma è sempre interessante vedere le prime reazioni.
E le domande che più si ripetono e che più mi fanno pensare sono quelle qui sotto. Con le risposte che sento nel cuore ma non dico a voce alta perché non voglio offendere o spazientire chi mi sta davanti!

Ma come si suona?
Come vuoi tu. Non c'è un modo giusto o uno sbagliato. (E qui in genere l'interlocutore tace, non molto convinto)
È vero che la scarsa capacità ritmica può rendere più noioso il tuo stile o farti sentire una certa frustrazione. Ma non significa che tu non possa suonare da subito, quanto piuttosto che devi man mano perfezionarti.

Hai iniziato a prendere lezioni?
Assolutamente no. Intanto perché non c'è proprio nessuno che me le possa dare. In tutta la Sicilia ci sono, che io sappia, altre due persone che suonano un handpan, nessuno dei due è un insegnante. E poi perché, anche se ci fosse qualcuno pronto a darmi lezioni, la sola idea di fare un'ora di lezione alla settimana, con esercizi per casa e tutto il resto mi fa accapponare la pelle! Voglio imparare e crescere con il mio strumento ma voglio farlo con i miei tempi e i miei modi, giorno dopo giorno. E penso anche che non esista miglior maestro del mio strumento.

Devi farlo vedere a qualcuno...qualcuno che ne capisca qualcosa...un percussionista professionista...
Questa è la migliore perché mi verrebbe sempre da rispondere: perché, è malato?!
Non sento il bisogno di un imprimatur, che qualcuno mi dica che il mio strumento ha una dignità musicale...è il mio strumento ed il parere dell'esperto sinceramente lascia il tempo che trova!

Ma non esistono spartiti, composizioni... come fai a studiarlo?
È incredibilmente liberatorio studiare uno strumento per il quale non esiste un canone.
Niente spartiti, niente cose già pronte da imparare. Nessuna strada segnata che sia anche una gabbia.

Come siamo tutti spaventati dalla musica. Come crediamo che si possa studiare solo all'interno di una struttura, conservatorio o scuola, che ci dia il diritto di produrre note e ritmi.
Eppure il poeta non chiede il permesso a nessuno prima di iniziare a scrivere.
Le parole sono già sue - e di ognuno di noi. Le parole sono dentro di lui. Quelle precise parole in un preciso momento può scriverle solo lui - o lei :-)
Ma anche le note e i ritmi sono dentro di noi! Un mondo di musica si crea dentro ognuno...viene dall'esperienza, dall'umore, da migliaia di fattori culturali e soggettivi, che quando si incontrano in un preciso luogo e momento producono la musica più bella del mondo - la tua.
Ma sinché non ci sentiamo "autorizzati" ad esprimerla, sinché pensiamo che sia necessario studiare anni e anni per avere il diritto di emettere una nota, questa musica resterà silenziosa e nascosta persino a noi stessi. Saremo al massimo capaci di diventare buoni ascoltatori della musica degli altri. Che è importantissima e non potrei mai rinunciarci. Ma resta un'altra cosa.
Ora che ogni giorno ho un appuntamento con il mio strumento mi siedo comoda con un gran sorriso interiore mentre mi chiedo dove mi porterà questo incontro. Apro bene le orecchie, sento la vibrazione, ascolto le pause e le note e osservo come ad un diverso tocco corrisponde un diverso suono. Non ho un pubblico. Non ho un maestro. Suono per me stessa. Improvviso e mi lascio andare alla musica cercando di staccarmi da una razionalità talvolta eccessiva.
Cerco qualcosa di intimamente mio, e ogni volta lo ritrovo. Il mio strumento mi ha restituito il piacere di essere musicale - un po' come quando da bambini canticchiamo senza capo ne' coda e la cosa ci piace, ci fa sentire bene. Che esperienza, roomie
:-)))