mercoledì 12 novembre 2008

Gli zingari rubano i bambini

Ed ecco una notizia che mi ha allargato il cuore
:-)
Anche se trovo molto indicativo sul nostro paese che la notizia debba darcela Vanity Fair e non TUTTI i quotidiani nazionali. Ma c'è il calcio di cui parlare, no?
Questo e altro sul blog di Pino Corrias, Voglio scendere

Vanity Fair, 12 novembre 08

Umiliare i poveri cristi. Accerchiare di norme gli immigrati. Trasformare il permesso di soggiorno in un diritto provvisorio e a punti. Schedare i senza fissa dimora dentro a un elenco di Questura, a disposizione del ministero dell’Interno, come se essere poveri e soli e senza casa fossero reati. Autorizzare le ronde di cittadini “a presidio del territorio”. Predisporre pattuglie dell’esercito per farci cento telegiornali e un po’ di teatro. Imboccare sempre la scorciatoia dei divieti, delle minacce, delle punizioni, ma poi lasciare che i processi durino dieci anni. Sollecitare rancore sociale. Ma poi schierare la legge dalla parte del più forte secondo una scala di priorità che premia sempre il privilegio: tra un commerciante e un nigeriano, stare dalla parte del commerciante. Tra un cittadino e un politico, difendere il politico. Tra un giudice e un bandito, scegliere il bandito, purché alto di casta.

Stiamo diventando un’Italia incanaglita. Che produce diffidenza. Produce paranoia. Ingigantisce la risonanza dei pericoli, propaga allarme, allestisce difese. Siamo uno dei Paesi europei con meno omicidi, meno rapine, meno violenza. Ma il flusso emotivo dei media e il tornaconto della politica disegnano trincee contro la convivenza.

L’università di Verona ha appena concluso una ricerca assai istruttiva: mai e poi mai in Italia negli ultimi vent’anni (1986-2007) è stato provato il rapimento di un bambino da parte di uno zingaro. E’ una cattiva leggenda. Un’invenzione fomentata dalla paura. Il Dipartimento universitario è quello di Antropologia culturale. E la ricerca non riguarda tanto i Rom, ma noi, italiani brava gente.

Aspettative

Sono tempi in cui, se ci pensi, le nostre aspettative volano sempre bassine.
Da ogni lato ci fanno capire che non è il caso di lanciarsi in voli pindarici eccessivi...bisogna tenersi bassi perché per qualunque cosa tu voglia fare non ci sono i fondi, c'è solo la crisi.
A teatro, dove l'economia è arrivata a sindacare sulla cancelleria che utilizziamo (come se uno chiedesse una nuova penna perché pensa di farne chissà che e non semplicemente perché la precedente l'ha consumata), questo discorso è diventato tanto forte da farci scordare il senso del nostro lavoro: fare cultura, prima che fare biglietti o risparmi, fare cultura porco cane.
E questi giorni in mezzo a tante idee elettrizzanti soffro particolarmente di questo modo di ragionare. Ecco un testo che mi è piaciuto in particolare. E torno a scrivere riflessioni e pensieri sulle lezioni che abbiamo avuto ieri. Un bacio grande roomie
:-)

Perché le arti contano
(Why the arts matter) di John Tusa, 1996

Le arti contano, non certo per ragioni strumentali,ma perché sono universali;
perché sono non materiali;
perché si misurano con l’esperienza quotidiana in un altro modo;
perché trasformano il nostro sguardo sul mondo, proponendone interpretazioni differenti;
perché serbano il legame col nostro passato e ci schiudono le porte del futuro;
perché agiscono al di fuori delle categorie ordinarie;
perché ci proiettano oltre noi stessi;
perché creano ordine nel disordine e smuovono ciò che stagna;
perché offrono una esperienza condivisa invece di una solitaria;
perché invitano l’immaginazione e sfidano il vuoto di senso;
perché regalano bellezza e costringono a confrontarsi con lo squallore;
perché prospettano spiegazioni, non soluzioni;
perché annunciano visioni di integrazione piuttosto che di disintegrazione;
perché ci impongono di riflettere sulle differenze tra il bene e il male, il vero e il falso.
Le arti contano perché racchiudono,esprimono e definiscono l’anima di una civiltà.
Un Paese senza arte smetterebbe di interrogarsi e di sognare;
non avrebbe né interesse nel passato né curiosità sul futuro.

lunedì 10 novembre 2008

Primo giorno di corso a lecce

E chi è più capace di passare sei ore seduta ad ascoltare un altro che parla?
;-)
È splendido tornare a studiare, la sensazione della mente che si apre - si rilassa - si elettrizza inondandosi di stimoli e pensieri, della voglia di fare meglio, di fare di più.
Tante riflessioni mi corrono per la mente e riempiono questi momenti. Ora stanca oltre ogni dire mi preparo ad andare a letto.
Ciao roomie... vieni a trovarmi!!
:-)))
f

ps venerdì è passata da Palermo Federica Leonarduzzi con la sua mamma, le ho portate in giro per il Teatro e poi a cena, è stato molto bello ritrovarsi anche se per poco. Dai, vieni anche tu!!