venerdì 25 luglio 2008

Picasso e la gattina


"Una volta dipingevo come Raffaello, ma mi ci è voluta una vita intera per disegnare come un bambino."
Pablo Picasso
Ecco la frase promessa. Secondo me riassume in sè l'essenza di quanto hai scritto nel tuo precedente post. Ogni tanto me la rileggo, soprattutto quando le bambine mi fanno innervosire parecchio... Allora mi sforzo di guardare le cose dal loro punto di vista: ti fai un sacco di domande, anche le più sciocche e banali, non dai niente per scontato, ti lasci sorprendere dai dettagli, senti il cuore farsi tenero tenero.
Ieri è comparso nella nostra vita un gattino. Sembra che le nipoti del vicino ne abbiano trovati due lungo la strada. Uno se lo sono tenuto, l'altro ( o meglio, l'altra, visto che è una gattina) l'hanno data a noi...Quando sono tornata a casa le bambine avevano già provveduto a nutrirla e ci hanno giocato tutta la sera. Non sapevo se sarebbe rimasta... Con curiosità io e Carlamaria, la più mattiniera della famiglia, siamo uscite in giardino intorno alle 7 cercando "Mao" di quà e di là (nel suo cesto improvvisato la sera prima non c'era). Ad un tratto abbiamo udito un flebile miagolio provenire da sotto la macchina...il batuffolo color beige ci stava dando il buongiorno!
Non avevamo in programma di tenere un gatto. Eppure...non mi riesce proprio di dire di no. Sofia lo chiama "Amore" con un tono che sembra una mammina....

La vita corre

Stamattina ho iniziato la giornata in ufficio leggendo la drammaturgia dello spettacolo per le scuole superiori che faremo a ottobre/novembre: Off Puccini del nostro regista/autore preferito Francesco Micheli.

Francesco, del quale forse vi ho già parlato, è a mio avviso quello che ogni artista dovrebbe essere: un catalizzatore di pensieri ed emozioni capace di scuoterti nel profondo delle tue convinzioni e di farti pensare. Sono quasi tre anni che lavoriamo insieme e la sua capacità di manipolare la musica, i testi e le immagini per dare un messaggio sempre forte di solidarietà, di pensiero positivo e di analisi di quanto ci circonda mi stupisce ancora ogni volta. È poi bravissimo ad attualizzare i contenuti dell'opera per far sì che questa forma d'arte parli forte e chiaro alle nuove generazioni, e in questo penso non ci sia un altro come lui in giro...

Oggi, a contatto con il suo talento, leggendo la drammaturgia e immaginando il tutto - indovinate un po'? - mi sono commossa. Per l'ennesima volta...

Sono successe tante cose in queste settimane di cui non vi ho narrato: l'orientation weekend, la visita dei due "bambini" attuali studenti a Duino e lo spettacolo dei matti curato dal mio amico Pietro Massaro, e un litigio devastante con Marco che sembrava dover mettere in discussione la nostra vita insieme (tranquille, è tornata la pace).
La vita scorre, eh. La vita corre.

La prossima settimana saremo in tre dentro il Teatro - perché non ho maturato ferie a sufficienza e quindi dovrò lavorare mentre i miei colleghi saranno a casa. All'inizio ero un po' seccata di questa cosa, ora ho iniziato a prenderla sportivamente e ho piani molto bellicosi per questi giorni di futuro silenzio e solitudine, in un teatro buio e caldo in cui tutte le porte saranno chiuse. Penso che mi prenderò una torcia e andrò ad esplorare i fantomatici sotterranei in cui dovrebbe trovarsi il nostro fantasma, affettuosamente noto come "La monachella". Io muoio dalla voglia di vederla, chissà che questa non sia la volta buona. Strimpellerò l'arpa e qualunque altro strumento dovessi trovare (in genere circondata come sono di musicisti mi vergogno un po'!). Salirò tutte le scale e mi avventurerò sulla terrazza. Correrò su e giù per il palcoscenico.
Vi racconterò ogni eventuale scoperta...

E stasera vado a Cagliari in toccata e fuga.

Vi abbraccio care
:-)

mercoledì 23 luglio 2008

A happy childhood

It's never too late to have a happy childhood.
Tom Robbins




Non è una frase splendida?
:-)

Mi fa pensare a quanto i nostri stati d'animo, le riflessioni su quanto facciamo o abbiamo fatto ed in sostanza l'umore e la prospettiva da cui guardiamo alle cose dipendono, in fondo, interamente da noi, dalla nostra volontà e dalle nostre attitudini.

Perché nella complessità che ci circonda i fatti non hanno mai una lettura univoca e sarà sempre il nostro occhio l'unico giudice.
E il giudizio non riguarda solo il passato più o meno remoto, perché l'effetto si vede, moltiplicato, nel modo in cui poi affrontiamo la vita giorno per giorno.

Quindi sì, possiamo in ogni momento riguardare all'infanzia e decidere che è stata (anche) felice. Oppure decidere di viverne una nuova, tutta diversa.

Nel frattempo ogni momento libero lo occupo facendo disegni e disegni, tutti un po' infantili, che mi fanno sentire bene.
Ciao belle
:-)