sabato 7 giugno 2008

Heidi, Heidi, ti sorridono i monti...

Navigando sul sito del programma "Le Storie" di Corrado Augias ho trovato la registrazione di una vecchia puntata...te la mando così se hai un po' di tempo te la puoi vedere... http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Lestorie^17^72058,00.html
Dopodichè mi dirai che sono fissata con l'argomento e che ti sto facendo pressing, neanche tanto velatamente...beh, chissà, forse hai ragione...
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Ti avevo promesso un post allegro dopo una serie di riflessioni mooolto pessimistiche sulle bambine di oggi e sui condizionamenti culturali. Ebbene, ci ho pensato ancora su, ho cercato di decifrare i messaggi della pubblicità alla luce di quanto scritto dalla Lipperini sul suo libro, vi ho trovato innumerevoli conferme (sigh!), ho continuato tuttavia a chiedermi: "Ma possibile che non ci sia niente di neutro? Niente che non sia "sessualizzato"? Niente che non sia per forza rosa o azzurro e che riesca a trasmettere dei valori positivi, ma davvero tali, non fintamente come le Winx?"
Non ho fatto neanche troppa fatica per trovare quanto stavo cercando. Ce l'avevo sotto gli occhi, o meglio, sullo scaffale dei nostri DVD.
Ma si tratta di Heidi, naturalmente!
Heidi, devi sapere, è l'unico cartone che Sofia e Carlamaria guardano dall'età di circa un anno e mezzo; stiamo facendo la raccolta di tutti gli episodi, al dvd è allegato anche un librino che poi ogni sera leggiamo loro prima di addormentarle. Ormai nella nostra famiglia leggere e guardare le puntate di Heidi è diventato un rito, piacevole e mai noioso, anche per noi grandi, che conserviamo il nostro spirito bambino e ancora ci commuoviamo di fronte alla storia della piccola montanara, del suo amico Peter, di Clara, del nonno, delle caprette...
Heidi è un cartone unico perchè:
Vi si incontrano tutte le emozioni dei bambini. La gioia...per le corse in mezzo alla natura incontaminata, per le capriole sui prati, per una gita sulle cime della montagna, per una visita inaspettata. Gli occhi che luccicano per un dono ricevuto, anche una piccola cosa, come un cappellino...L'emozione di essere invitata a merenda da una persona che non conosce ancora...L'amicizia con un proprio simile, la gelosia che talvolta nasce,... L'affetto e il rispetto per gli animali e la natura in genere. La delusione, la frustrazione, l'attesa, l'impazienza, la trepidazione. Qualche volta la sensazione di non essere capiti, poi il desiderio di fare pace. La soddisfazione in una cena semplice ma ricca perchè consumata in compagnia delle persone più care.
E poi, bellissimo, il messaggio dell'intera storia ( a dire la verità non è neppure l'unico): alla fine Clara confiderà ad Heidi di considerarla come una sorella e Peter arriverà a chiamare "nonno" il Vecchio dell'Alpe (il nonno di Heidi). Mi piace pensare a questo modo, molto moderno, di concepire e di vivere i rapporti di parentela, a questo saper andare oltre i rapporti di sangue, a questo sentire di pari o addirittura superiore forza i rapporti costruiti sullo stare vicini giorno dopo giorno, sul prendersi cura vicendevolmente, sulla stima e sull'ammirazione reciproca, sulla consuetudine dei gesti e sulla prossimità degli animi.
Io penso che le relazioni davvero importanti nella nostra vita siano basate proprio sui gesti quotidiani, sui gesti d'amore, di fiducia, di amicizia, di disponibilità. Parlo di azioni, di comportamenti visibili, di gesti tangibili.
Perchè l'essenziale, caro Antoine de Saint-Exupéry, è anche visibile agli occhi.

Consapevolezza

Pensavo alla consapevolezza.
Mi ricordo che era una parola ricorrente nelle nostre discussioni di diciasettenni...Ora ne sorrido. Ora che mi sembra finalmente di aver capito che cosa significhi aver consapevolezza di se stessi. Per arrivare a questo traguardo serve un lungo e duro allenamento, serve cadere e serve sapersi rialzare, serve imparare ad avere pazienza e fiducia nelle proprie capacità, serve saper sorridere di se stessi e sapersi prendere in giro...
Ho capito che oggi ciò che manca alle madri nei primi tempi di vita del bambino è la mancanza di consapevolezza della propria forza. Non si ha fiducia in se stesse. Si cerca la risposte ai propri interrogativi (tanti, tantissimi) nei libri, nelle riviste specializzate, in ciò che dicono i medici, gli psicologi, i pedagogisti, convinte che la risposta sia sempre altrove, in un altro luogo fuori da se stesse. E invece sbagliamo.
Non dico che si sia perso l'istinto, perchè francamente non credo che esista il famoso istinto materno, ma che si sia perso il buon senso di ascoltarsi, di ragionare sui fatti in maniera serena ed obiettiva, di fare quello che ci sembra più giusto per noi e il nostro bambino in quel preciso momento, in quelle date condizioni, in quel particolare ed unico contesto che è la nostra famiglia (mai uguale a nessun altra).
Dobbiamo ricordarci che nostro figlio è un unicum, una creatura "speciale" che noi conosciamo e possiamo conoscere meglio di chiunque altro e che non sarà mai riducibile ad un "exemplum" di testi specialistici.

mercoledì 4 giugno 2008

il nucleare

ebbene la notizia è la seguente... modesto guasto ad una centrale nucleare slovena ( un bullone non ha tenuto come doveva !!!)... tutto sotto controllo nessun problema.
E' inevitabile il sorgere di polemiche sulla sicurezza del nucleare; naturalmente i sostenitori dell'apertura di nuove centrali diranno che questa era una centrale di vecchia generazione e che le moderne sono altamente sicure e nonm succererà mai niente.... certo che è così ... solo che lo si diceva anche delle centrali come quella slovena in questione... il cedimento strutturale o meccanico può sempre succedere per cui nessuno può essere così sicuro che non succeda.
Detto questo veniamo al punto. Ammesso che sia vero ( tutto da verificare) che gli italiani abbiano sbagliato all'epoca del referundum sul nucleare a scegliere la via della chiusura delle centrali ( tesi che già venti anni fa sosteneva Andreotti), ciò non legittima gli italiani a sbagliare una seconda volta decidendo di aprirne di nuove; questo per una serie di ragioni che tutti conosciamo avendo voglia di informarsi adeguatamente; la realizzazione di nuove centrali necessita di almeno 15 anni prima che si possa concretamente ottenere energia; le scorie radioattive si dovrebbero portare su Marte visto che nessuno -giustamente -le vorrebbe sotto il proprio orto ( mai sentio parlare della sindrome Nimby); l'uranio sta cominciando a scarseggiare ( non è inesauribile) e da qui a 15 anni ce ne sarà ancora meno; i costi per la realizzazione sono pazzeschi; la produzione di energia garantirebbe solo il 7-8% del fabbisogno nazionale pur con l'apertura di numerose centrali.
Perchè allora non investire le stesse somme educando la gente al consumo intelligente dell'energia risparmiando buona parte di quella che scelleratamente sprechiamo, o applicando le nuove tecnologie sulle forme alternative così come si stanno sviluppando in questi anni; se siamo rimasti indietro sullo sviluppo energetico nel passato forse è ora di fare un passo più avanti degli altri e non ritornare a guardare ciò che gli altri hanno fatto venti anni fa perchè così saremmo sempre destinati a rincorrere.