sabato 21 febbraio 2009
Incontro
Sei del pomeriggio. Sono nel foyer del Teatro per aggiornare i contenuti video del nostro super fighissimo sistema videowall (una parete di 9 monitor su cui proiettiamo un po' di tutto e sul quale lavoro io). L'aggiornamento procede lentamente e mi metto a guardare il pubblico... signore ingioiellate e qualche studente. Non c'è molta confusione. Poi focalizzo l'attenzione su una signora piccola di statura, sola, che guarda il videowall con occhio sognante. Anche lei mi guarda e mi sorride come se volesse chiedermi qualcosa. Mi avvicino e le sorrido a mia volta dicendo una qualche frase di circostanza che non ricordo... E lei come un fiume in piena inizia a parlarmi di tante cose insieme, in uno strano monologo che mi ha proiettato per dieci minuti fuori dal mondo nel disperato tentativo di capirla - perché la signora è sordomuta e mi parlava in una lingua dei segni opportunamente modificata per me udente, cioè amplificata e enfatizzata per renderla comprensibile. La signora mormorava anche delle parole, ma riuscivo a capirne solo due: bello e perché. Bello perché guardava le immagini del teatro e si estasiava, letteralmente. È sul perché che non credo di aver capito tutto. Una domanda mi era chiara: perché io che non ho i soldi non posso entrare a teatro? Ma questo era solo uno dei perché. Gli altri non li ho capiti. Devo dire che ero in grandissimo imbarazzo perché erano tante le cose che non capivo. Ma la cosa assurda è che concentrandomi molto e per vie non razionali, ogni tanto capivo una parte del suo racconto, e capirlo era capirlo ad un livello di intensità, di profondità incredibile. Era come un film che ti emoziona: le cose che riuscivo a percepire mi arrivavano con una forza ben diversa dal nostro normale parlare. Con la forza di un quadro o di una musica o di una poesia: ecco, il suo discorso era soprattutto profondamente poetico. Mi ha chiesto di farla entrare ma non ho potuto, sotto gli occhi di un esercito di maschere. Allora sono salita in ufficio per portarle un piccolo dono ma al ritorno non l'ho trovata più, purtroppo. L'ho cercata anche fuori ma nella piazza piena di persone non l'ho vista da nessuna parte. Ma spero di incontrarla ancora.
lunedì 16 febbraio 2009
Partendo dalla fine
Cara roomie,
partendo dal fondo del tuo messaggio devo dirti che non ho esperienza di circoli letterari, ma penso dovrebbe riuscirti abbastanza bene - pare che queste iniziative abbiano maggior successo nei piccoli centri. Come sai sono tutta dentro la progettazione culturale, quindi se hai bisogno di qualche consiglio su come organizzare e pensare la cosa... sono qui!
:-)
Riguardo al desiderio di aprirsi e di conoscere... mi sono sentita spesso sola negli ultimi anni. Perché ho accanto Marco e questo certo non è poco, ma talvolta vorrei avere intorno e vicini più amici. Mi percepisco fortunatissima e sono convinta di aver incontrato sulla mia strada tante persone straordinarie...l'unico non marginale problema è che queste persone si trovano in ogni dove, e fondamentalmente mi sono lontane. In realtà negli ultimi anni ho avuto tante occasioni di socializzazione concentrata, nel tempo e nello spazio di qualcosa di particolare che andavo vivendo - come con il corso all'Università di Trieste di qualche anno fa, alcune produzioni di spettacoli per bambini a Teatro, queste o quelle selezioni UWC, il corso CRPC che sto facendo ora e che tanto mi sta dando, sia per i colleghi corsisti che per i docenti. Mi verrebbe da dirti che forse oggi la condivisione di esperienze belle e profonde è una precondizione fondamentale per la scoperta di persone nuove... Mi viene in mente che quando mia sorella aspettava il suo primo figlio, Niccolò, frequentò un corso organizzato dal consultorio e lì trovò le amiche di pancia: conosciute in un momento fortemente emotivo e condiviso, a 12 anni di distanza alcune di queste donne la accompagnano ancora passo passo. Quindi chissà che il tuo circolo letterario non sia un'occasione di questo tipo, uhm.
Se fossi in te per prima cosa cercherei complicità e sostegno nella biblioteca locale, che può essere il luogo ideale in cui organizzare gli incontri. Sicuramente hai visto il film C'è posta per te con Meg Ryan e Tom Hanks, un must di ogni romanticona sulla faccia del pianeta... Ricordi le letture di favole che lei organizza per i bimbi nella sua piccola libreria? Da mamma potresti far nascere il circolo e iniziare a coinvolgere e contattare persone interessate proprio facendo incontri pomeridiani di lettura per bambini.
Poi mi ricordo una cosa che si faceva in un locale frequentato da universitari in quegli anni lontani in cui eravamo studentesse...
Appuntamento settimanale ad una certa ora, e ogni volta uno studente in prossimità di esame parlava della materia a tutti gli altri, fornendogli un'occasione di provarsi grazie al confronto con gli altri e anche creando un'occasione di multidisciplinarietà molto interessante. Pensa come una lezione di uno studente di architettura può incuriosire e interessare uno studente di medicina, e viceversa. C'è un patrimonio di conoscenze "di categoria", di disciplina, che può incuriosire molto. Chissà se qualcosa di simile si può fare fra adulti in un'occasione di confronto che ricrei quell'atmosfera di fiducia e di reciproco interesse. Ad esempio fissando uno stesso tema per un periodo di uno/due mesi, tema il più vasto possibile, si può chiedere a persone di diversa provenienza, studi, interessi, di raccontare il tema tramite le sue letture. Un po' come il Festival della Filosofia di Modena, che su un tema universale costruisce ogni anno un programma culturale articolatissimo, e un anno il tema era felicità, un altro anno fantasia, nel 2009 sarà comunità. Temi tanto vasti che ognuno può trovare i suoi punti d'aggancio.
Che pensi di tutto questo?
:-)
partendo dal fondo del tuo messaggio devo dirti che non ho esperienza di circoli letterari, ma penso dovrebbe riuscirti abbastanza bene - pare che queste iniziative abbiano maggior successo nei piccoli centri. Come sai sono tutta dentro la progettazione culturale, quindi se hai bisogno di qualche consiglio su come organizzare e pensare la cosa... sono qui!
:-)
Riguardo al desiderio di aprirsi e di conoscere... mi sono sentita spesso sola negli ultimi anni. Perché ho accanto Marco e questo certo non è poco, ma talvolta vorrei avere intorno e vicini più amici. Mi percepisco fortunatissima e sono convinta di aver incontrato sulla mia strada tante persone straordinarie...l'unico non marginale problema è che queste persone si trovano in ogni dove, e fondamentalmente mi sono lontane. In realtà negli ultimi anni ho avuto tante occasioni di socializzazione concentrata, nel tempo e nello spazio di qualcosa di particolare che andavo vivendo - come con il corso all'Università di Trieste di qualche anno fa, alcune produzioni di spettacoli per bambini a Teatro, queste o quelle selezioni UWC, il corso CRPC che sto facendo ora e che tanto mi sta dando, sia per i colleghi corsisti che per i docenti. Mi verrebbe da dirti che forse oggi la condivisione di esperienze belle e profonde è una precondizione fondamentale per la scoperta di persone nuove... Mi viene in mente che quando mia sorella aspettava il suo primo figlio, Niccolò, frequentò un corso organizzato dal consultorio e lì trovò le amiche di pancia: conosciute in un momento fortemente emotivo e condiviso, a 12 anni di distanza alcune di queste donne la accompagnano ancora passo passo. Quindi chissà che il tuo circolo letterario non sia un'occasione di questo tipo, uhm.
Se fossi in te per prima cosa cercherei complicità e sostegno nella biblioteca locale, che può essere il luogo ideale in cui organizzare gli incontri. Sicuramente hai visto il film C'è posta per te con Meg Ryan e Tom Hanks, un must di ogni romanticona sulla faccia del pianeta... Ricordi le letture di favole che lei organizza per i bimbi nella sua piccola libreria? Da mamma potresti far nascere il circolo e iniziare a coinvolgere e contattare persone interessate proprio facendo incontri pomeridiani di lettura per bambini.
Poi mi ricordo una cosa che si faceva in un locale frequentato da universitari in quegli anni lontani in cui eravamo studentesse...
Appuntamento settimanale ad una certa ora, e ogni volta uno studente in prossimità di esame parlava della materia a tutti gli altri, fornendogli un'occasione di provarsi grazie al confronto con gli altri e anche creando un'occasione di multidisciplinarietà molto interessante. Pensa come una lezione di uno studente di architettura può incuriosire e interessare uno studente di medicina, e viceversa. C'è un patrimonio di conoscenze "di categoria", di disciplina, che può incuriosire molto. Chissà se qualcosa di simile si può fare fra adulti in un'occasione di confronto che ricrei quell'atmosfera di fiducia e di reciproco interesse. Ad esempio fissando uno stesso tema per un periodo di uno/due mesi, tema il più vasto possibile, si può chiedere a persone di diversa provenienza, studi, interessi, di raccontare il tema tramite le sue letture. Un po' come il Festival della Filosofia di Modena, che su un tema universale costruisce ogni anno un programma culturale articolatissimo, e un anno il tema era felicità, un altro anno fantasia, nel 2009 sarà comunità. Temi tanto vasti che ognuno può trovare i suoi punti d'aggancio.
Che pensi di tutto questo?
:-)
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