giovedì 22 maggio 2008

Dalla parte delle bambine, ancora

Eccomi. Sono stata bloccata in casa da un’influenza micidiale. Non avevo ricordi di un mal di gola così. In compenso ho potuto leggere. Parecchio, anche perché ho lasciato da parte i libri di diritto (mi danno la nausea, nelle ultime settimane). Allora, comincio da Due partite della Comencini. Me lo avevi consigliato qualche mese fa…ebbene, non ti nascondo che nel leggerlo, alla fine soprattutto, ho pianto. Mi capita spesso, quando leggo storie di donne i cui destini sono frutto di compromessi, di scelte dettate dall’amore incondizionato, di rinunce a qualcosa…La mia commozione nasce dalla com-passione? Me lo chiedo, mi do anche delle risposte, ma non è il momento di svelarle.
Poi sono passata ad un saggio. Cercavo conferme a certe mie perplessità sul mondo delle bambine di oggi. Avevo sempre guardato con sospetto le famose fatine Winx, anche se non riuscivo ad esprimere a parole il perché del mio disagio. Mi limitavo a rifiutare di comprare i grembiulini dell’asilo con le fatine ricamate (tra l’altro, lo stesso identico grembiulino, se firmato Winx costa 5 euro in più di uno con un ricamo anonimo) e basta, sperando di allontanare il più possibile il momento in cui Sofia sarebbe stata avviluppata dalla spirale consumistica delle fatine marchigiane.
Un pomeriggio, si giocava tutti insieme e Sofia ha cominciato: “Adesso giochiamo che tu (rivolta al papà) sei il Principe, tu (rivolta a me) la Regina (n.d.r. volevo ringraziarla per la considerazione), io la Principessa e tu (rivolta a Carla) una Winx”. Ha detto proprio…una Winx? Sì, l’ha detto, e anche ripetuto. Ho pensato: Marta, il momento che tanto temevi è arrivato.
Nel tuo post mi chiedi ironicamente se mia figlia a tredici anni sarà capace di fotografarsi le tette e spedire la foto ad un cinquantenne. Certo che no, dovrebbe essere la risposta, le mie figlie e quelle di tua sorella sono ragazze di buona famiglia,….Eppure, eppure, oggi non c’è da esserne così sicuri, perché il bombardamento mediatico e culturale cui sono sottoposte è per certi versi allarmante. Come genitore non riesci sempre a fare da filtro, a mediare su ogni cosa, se cominci con una critica che ricorda appena un po’ le battaglie del femminismo rischi di essere vista come una rompiscatole. Eppure se s osserva bene l mondo delle bambine ci si accorge che fin da piccolissime vengono cresciute dalla pubblicità, dai giocattoli, dalla moda, come delle donne in miniatura. Ecco alcuni imperativi, più o meno velati, che vengono rivolti loro:
Abbi cura (ossessione) per il tuo corpo: che sia bello, snello, seducente. Truccati. Incremati. Glossati le labbra. Glitterati le unghie. Sii una principessa. Prendi lezioni da Cenerentola, Aurora, Jasmine, & Co. Usa i poter magici delle Winx. Vestiti (o svestiti) come loro. Balla come una velina (non scherzo, all’asilo di Sofia le maestre ballano e ancheggiano “andamento sexy” e le nanerottole imitano e sculettano che è un piacere).
Che vuoi fare da grande? La modella, la ballerina, l’estetista, ecc.
Impara a vendere il tuo corpo da quando hai tre anni, impara a vestire, a muoverti, ad atteggiarti da seduttrice, perché quello è il tuo destino. Ma parallelamente viene trasmesso anche un altro messaggio, che va invece a sollecitare, guarda un po’, la vocazione materna (attraverso le bambole e i vari corollari domestici). Aiuto, non se ne esce, come diceva una delle protagoniste di Due Partite.
Cara Roomie, non voglio dilungarmi, ti segnalo solo il libro, drammatico, dove ha trovato un’analisi lucida e documentatissima del fenomeno: “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini ed. Feltrinelli.
Ti ricordi che ai tempi del collegio volevi scrivere una tesi sui giornali femminili e sui modelli che ivi venivano proposti? Ecco, questo libro è quella tua tesi, allargata alla dimensione della televisione, di internet, dei giocattoli, della moda.
Leggilo!!!!
Le questioni di genere non sono superate, se hai delle bambine acquistano concretezza, le senti attuali, senti l’urgenza di affrontarle. Anche questo è un campo in cui non si può rimanere indifferenti (per citare il bellissimo passo di Gramsci che mi hai mandato).
Eppure la stragrande maggioranza delle persone non se ne accorge, io stessa mi scopro complice del sistema. Complice e vittima nello stesso tempo. Ricordo che quand’ero bambina avevo messo da parte le paghette di non so quante settimane per comprarmi la prima Barbie (costava 7.000 lire). Il primo romanzo che ho letto tutta da sola è stato “Piccole Donne” della Alcott. Se guardo ai giocattoli di Sofia e Carlamaria, ci trovo (e alcuni glieli ho regalati io!): bambole, una cassa finta del supermercato, il carrello della spesa, le pentoline, la divisa da crocerossina. Ancora una volta la cura e la dedizione per i piccoli, gli altri, i deboli. L’universo che è quello domestico. La cucina. La camera da letto. Non sono solo questi i loro giochi, per fortuna, ma ci sono e sicuramente non ci sarebbero se al posto loro avessi due bambini.
Come sempre ad un post piagnisteo ne seguirà uno più allegro ed ottimista, che cercherà di trovare qualche buona soluzione al problema, per non dover dire ancora, a trent’anni dal femminismo, che noi donne siamo sempre “tacàe ai fornèi”.

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