giovedì 20 marzo 2008

Di corsa

Non è facile rispondere alle tue parole infervorate...
Mi ricordi un po' mia sorella che da quando è mamma insiste molto perché lo diventi anch'io.
In tutta onestà però non posso non dire che io non sempre mi ci vedo.
A volte sì, ma altre volte proprio no. Mi arrovello molto soprattutto per questo, perché nella mia mente e nel mio cuore il desiderio di un figlio non è così certo, così forte, così sicuro. È come un'onda che va e viene, e talvolta sono molto convinta del fatto che la mia vita sia bellissima com'è, nella libertà di chi non ha figli.
Poi ho alcune idee che mi passano per la testa. Ad esempio penso che chi vuole essere genitore deve saper accettare nel suo cuore la possibilità che il figlio possa nascere malato, possa ammalarsi, o che possa morire. E la maturità di accettare queste due cose io proprio non ce l'ho. A Teatro ho accanto un collega cui due anni fa è morto il figlio ventiseienne di leucemia e vedo ogni giorno il suo dolore silenzioso, vedo la frattura che non si rocomporrà mai. Certo, se tutti facessero questi pensieri la razza umana si sarebbe estinta. Eppure io non riesco a non farli, e mi chiedo anche se tutti siamo fatti per avere figli.
Comunque la tua la faccio leggere all'uomo e vediamo cosa dice
;-)

Domani parto per Cagliari e torno mercoledì prossimo...
Buone feste, un abbraccio stretto e a presto

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