mercoledì 26 marzo 2008

Le parole che mancano

Carissima Roomie,
ti scrivo di getto alcuni pensieri, sperando di ricevere da te anche qualche saggio consiglio.
Come sai, il padre di Riccardo sta molto male. Circa un anno e mezzo fa gli è stata diagnosticata una leucemia acuta. Da allora si sono alternate fasi molto brutte, in cui si trovava ricoverato in ospedale per sottoporsi alle diverse terapie, e fasi abbastanza buone, in cui ha potuto godersi la sua famiglia, le sue adorate nipotine, la sua casa. Da un mese purtroppo la situazione è molto peggiorata e le sue condizioni sono molto critiche.
Riccardo trascorre molto tempo da lui. Io quando vado a fargli visita sento di nutrire sempre un grande imbarazzo. Non so che dire, sto in silenzio, di fronte a mio suocero sofferente, e non mi vengono le parole. Poi magari la sera tardi, a letto, mi salgno le lacrime al pensiero della sua vita, completamente dedicata alla famiglia e al lavoro, di tutti i sacrifici fatti, delle privazioni subite,... Ripagate così, da una malattia terribile che ti ruba anzitempo alla vita e ti impedisce di goderti la vecchiaia, ti impedisce di vedere le tue nipotine crescere e correre in quel giardino che hai sempre curato con amore.
Riccardo a volte se ne esce con domande sulla possibile causa scatenante della malattia...Fa mille ipotesi, dal troppo lavoro, all'etternit utilizzato nelle nostre campagne, alle sostanze tossiche contenute nei prodotti per l'edilizia, che suo padre ha maneggiato per tanto tempo...
Io, anche qui, rimango in silenzio. Non me la sento di liquidare queste ipotesi come peregrine o strampalate. Vedo in esse il disperato tentativo di una mente razionale di cercare una causa. Una condicio sine qua non della malattia. Una causa che se la si conoscesse avrebbe già condotto alla cura, non credi?! Ma come farglielo capire? Riccardo è così per ogni malattia, anche per un banale raffreddore che colpisce le bambine. Dove lo hanno preso? Forse quel colpo d'aria quando sono uscite senza giacca, forse i piedi bagnati, forse il contatto con quell'altro bambino...Io invece sono più fatalista. Credo che sia impossibile risalire alla Causa. Credo che ci sia un convergere di fattori che portano a quel risultato, fattori non sempre da noi controllabili. E credo che questo pensiero alla fin fine permette di vivere in modo più sereno, perchè rifiuta una visione della vita dove tutto deve essere sotto controllo, il cibo che mangiamo, l'aria che respiriamo, l'attività fisica che facciamo.
Forse ho un po' esagerato, Riccardo non è così, ma certe sue frasi mi hanno poratto a questa riflessione. Io preferirei non sapere se ho una predisposizione genetica per qualche malattia; sarei costretta a vivere contabilizzando troppi aspetti della mia esistenza. Per questo abbraccio il fatalismo.
Rimane il problema che non so parlare di queste cose. E dovrò invece trovare le parole per dire tutto questo alle mie figlie. Dovrò trovare un modo per parlare loro della morte, del fatto che il loro nonno non tornerà più da loro.
Roomie, tu che ci sei passata, dimmi qualcosa.
Un abbraccio forte