giovedì 12 febbraio 2009

Una qualche risposta, un po' aggrovigliata...

I tuoi viaggi sono pericolosi Roomie....comunque credo faccia parte dello spirito del viaggiare, ogni volta rimettersi in discussione e guardare la propria vita da un altro punto di vista, immaginarla diversamente, sognarla altrove. Chi non viaggia fa più fatica a fare queste cose, deve compiere uno sforzo in più; può, ad esempio, aiutarsi a farlo con i libri, scegliendo letture interessanti, stimolanti, provocatrici, destabilizzanti. Come "Storia e destino" di Aldo Schiavone, che ho letto di recente. Te ne scriverò alcuni brani, appena posso. Oppure può farlo conoscendo e coltivando nuove amicizie, ma ti confesso che è raro poterlo fare oggi, qui. Quando hai 16 anni è più facile, anche le occasioni sono maggiori. Da adulti abbiamo tutti più schermi, più paure, più pregiudizi, e l'altro smette di incuriosirci. Io ad esempio non mi sento appagata "umanamente". Mi piacerebbe approfondire amicizie con nuove persone, ma fatico a trovare persone disponibili ad aprirsi, a cercarsi, ad incontrarsi. Ho come l'impressione che ciascuno preferisca stare nel suo nido, chiuso in casa, con le proprie sicurezze e le proprie manie.
Sabato sera andrò a teatro dopo anni. Ti racconterò.
Su Eluana Englaro mi vengono da dire poche cose, perchè la mia piccolezza di pensiero mi impedisce di scandagliare il tema con la profondità e la competenza che richiederebbe.
Ho provato nausea nel sentire parlare i nostri esponenti politici, i quali non hanno la benchè minima autorità in materia, sono privi della statura morale necessaria per pronunciarsi su temi delicati come la vita e la morte e banalizzano questioni cruciali su cui invece è necessario, e lo sarà sempre più con il passare del tempo, un confronto, uno studio equilibrato e razionale, una risposta morale e di conseguenza guiridica.
Ho provato poi una grande, infinita pena per i genitori e la loro solitudine nell'affrontare il dolore. Sì, solitudine, perchè il vociare di questi giorni, lo scandire slogan infervorati senza aver acceso il cervello, non sono che rumore, rumore che allontana dalla vera riflessione che tutti dovremmo compiere. A quanta gente interessava veramente quella povera ragazza? In questi casi ho l'impressione che prevalga negli interventisti la vanità, il desiderio di voler mostrare che si scende in campo, ma è un prendere posizione che dura un attimo, il tempo della ribalta giornalistica, un niente in confronto con il tempo con cui si sono misurati, e si dovranno misurare, i genitori di Eluana. Se non si riesce (ed è quasi impossibile) mettersi nei panni degli altri, almeno non giudicare, almeno rimanere in silenzio.
Sai, a volte mi prende un'angoscia tale se penso alle mie bambine e al fatto che possa accadere loro qualcosa. La prospettazione della sofferenza sui nostri figli è insostenibile. Devo scacciare questi pensieri, mi devo sforzare di ragionare "impersonalmente". Pensare alla vità "in sè", al mistero della morte "in sè", senza collegarle a questo o a quell'essere vivente. E' più facile, c'è meno coinvolgimento emotivo, c'è il giusto distacco.
Ai prossimi pensieri, più allegri... ;-)
p.s. Tra varie idee che mi ronzano in testa da un bel po' di tempo c'è quella di fondare una sorta di circolo letterario. Tu ne hai esperienza? Hai qualche suggerimento da darmi?

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