Scritto domenica, ma solo ora posso pubblicarlo...
Cara roomie, sono stata avara di confidenze in quest'ultimo periodo e il motivo è soprattutto uno, la stanchezza che provo in questo momento.
Il corso a Lecce prosegue bello ed entusiasmante, ma al ritorno il lavoro arretrato mi atterra e lavorare sei giorni su sette per almeno otto ore, e spesso di più, mi sfibra inesorabilmente. Non siamo fatti per lavorare tanto, me ne convinco ogni giorno di più, e continuo a sentirmi stretta, troppo stretta dentro la gabbia del lavoro dipendente: non ho alcuna difficoltà a capire come mai mio padre a quarant'anni suonati lasciò un posto ben retribuito all'Inail per dedicarsi alla libera professione e vivere squattrinato e pieno di preoccupazioni di lì innanzi. Ti ho raccontato il discorso che Marco sussurrava nel mio orecchio durante le lunghe silenziose ore sulla jeep in Tunisia, mentre fuori dal finestrino scorrevano paesaggi brulli, asinelli, vecchi e bambini? "Veniamo a vivere qui, senza più lavorare... Con 500 € a testa possiamo vivere dignitosamente, basta che mia madre mi ceda una delle sue case e tua madre faccia altrettanto... Viviamo con gli affitti e recuperiamo una dimensione nostra, lenta, ci godiamo il sole la natura e quanto ci circonda, e finalmente avremo il tempo di esplorare le nostre vocazioni artistiche... non vuoi anche tu scrivere, dipingere, scolpire? (ndf Sì, lo voglio, disperatamente, come fa a saperlo disgraziato millantatore?)" Le parole non erano proprio queste, ma il succo del miele che il serpente panciuto versava nel mio orecchio c'era tutto. Lasciamo stare. Sono anni che ad ogni viaggio metto in discussione tutta la mia vita e mi immagino zaino in spalla a cambiare tutto, tutto... chissà se persone dotate di maggior equilibrio riescono a non trasformare il viaggio in una sorta di benevolo processo al proprio stile di vita.
C'è stato molto teatro in questi ultimi mesi, fra Lecce e Tunisi e Palermo. Venerdì sera abbiamo assistito a "L'intervista" di Natalia Ginzburg, e mi è piaciuto tanto il testo, bravissimi gli attori... bello davvero. Continuiamo a sederci in palchi di proscenio, dai quali sembra di spiare non visti gli attori - attori che a volte si stupiscono di vederci di lì o addirittura si infastidiscono. Chissà perché oggi sembra che fare del buon teatro significhi necessariamente "sfidare" alcune convenzioni (a ben vedere, sempre quelle, ndf) e proporre riletture del testo che però a ben vedere sfruttano sempre le stesse cose, trasformando la presunta innovazione in qualcosa di ben più visto della messa in scena tradizionale, così come pensata dall'autore: e allora se in uno spettacolo vi sono due ruoli maschili molto forti, li si fa recitare... a due attrici, oppure si traduce in uno dei tanti dialetti del nostro paese, o si rappresenta tutto come se si fosse in un Giappone immaginario (ho appena visto un Amleto così!), oppure si aggiungono gratuite sequenze di nudo integrale. Sempre le stesse cose. Mi viene da dire: regista, se sei così bravo e innovativo, perché non metti in scena un testo tuo cui dare tutte le regole che tu scegli? Che ti hanno fatto di male Shakespeare, Ionesco, Pinter e tanti altri per meritarsi da te simili trattamenti?
Fine dello sfogo.
Erano anni che non andavo tanto a teatro...è bello e mi da molto. Sia la prosa che il "mio" teatro musicale, di cui negli ultimi tempi non ho perso uno spettacolo. Pensa come sono diventata brava, mi sono sorbita buona buona e (quasi) senza addormentarmi quattro ore wagneriane filate con il Lohengrin.
Oggi ti scrivo sul treno che da Foggia mi porta a Lecce: inizia domani il nostro quarto modulo. Il modulo precedente ha visto una successione di docenti spettacolari che mi hanno lasciato a bocca aperta. In particolare è venuto Andrea Maulini del Piccolo di Milano e mi ha travolto, con i suoi pregi e difetti... Ho provato un'umana vicinanza incredibile e anche lui, credo. Nel salutarci e scambiarci recapiti ci guardavamo un po' tristi. Direi che ci siamo annusati come canuzzi e ci siamo piaciuti, è stata una cosa molto forte e anche un po' destabilizzante.
Stavolta cambiamo casa, io e la mia "famiglia di Lecce" composta da Giuseppe, Simona ed Antonella, ci spostiamo in un'altra dimora splendida del centro storico barocco. E al mio spirito nomade anche questo piace.
Spero di poter vedere presto il documentario che mi hai consigliato.
E tu come stai, roomie?
:-)
ps Nota con quanto buon gusto non ho parlato delle polemiche che ci avvelenano la vita in questi giorni, non del decreto sicurezza con le sue leggi razziali ne' dell'abominevole strumentalizzazione del dolore vero e profondo di due genitori lucidi, onesti, splendidi. A chi ha detto che Eluana potrebbe avere un figlio, e a quell'altro che si è detto disponibile a portarla nella nostra regione, ospitarla e andare a trovarla tutte le mattine (questo è purtroppo il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo), consapevole del fatto che non si augura il male a nessuno, non posso comunque che prospettare situazioni drammatiche vissute sulla pelle e al più presto, per recuperare il rispetto e la dignità della parola.
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