giovedì 19 giugno 2008

"Un viaggio da sogno"

E' di ieri la notizia di nuovi sbarchi di immigrati in Calabria e Sicilia. Con l'estate, arrivano puntuali i tragici bollettini delle traversate dalla coste africane alle isole del nostro Paese, o della Spagna. Ricordo che nel 2006 il flusso verso le isole Canarie ha creato non pochi problemi al governo spagnolo. Non voglio ora soffermarmi sul problema politico dell'immigrazione clandestina, perchè è troppo complesso e non si può che provare rabbia e tristezza di fronte alle misure sponsorizzate dai governi (non mi riferisco solo a questo in carica) che di questo problema dimostrano di avere una visione assai riduttiva. Vorrei piuttosto spostare la riflessione sul lato umano della vicenda degli sbarchi e proporre un parallelismo che mi ronza in testa da almeno due anni a questa parte. Forse qualcuno lo giudicherà azzardato, non importa...

l viaggi hanno la stessa destinazione: le isole Canarie. Un uomo viene dalla Mauritania, ha viaggiato per diversi giorni su un cayuco (tipica imbarcazione dell'Africa occidentale), per cercare altrove opportunità che nel suo paese d'origine non vede realizzarsi. Chi e cosa ha lasciato in quel suo paese? Una moglie? Dei figli? Una casa?
Poi c'è un altro uomo, che è nato e vive invece in un paese occidentale; per lui il viaggio "da favola" in uno degli arcipelaghi più belli del Mediterraneo non è che un capriccio, il corollario di uno stile di vita che possiamo giudicare, senza voler offendere nessuno, "consumistico". E' entrato in un'agenzia di viaggi, ha chiesto una vacanza last minute: non importa dove, può permettersi di decidere all'ultimo momento cosa mettere in valigia, non gli serve documentarsi sul paese di destinazione. Non è neppure preso da un grande, profondo desiderio di andare, di vedere posti sconosciuti, non ha l'irrequietezza di un Chatwin, non ne ha la sua anatomia. Egli ha piuttosto voglia di evadere per una manciata di giorni dalla routine quotidiana, affogata in un inconsapevole benessere.
Per il nostro turista una destinazione vale l'altra... Ma la vera Meta è un'altra cosa. Certamente hanno una meta quei disperati che agognano le coste di quelle isole da lungo, lunghissimo tempo. Certamente hanno una meta coloro che ogni risparmiano qualcsoa per pagarsi il biglietto per la traversata.
Per l'uomo occidentale le Canarie sono solo un posto dove si va perchè è di moda, perchè costa poco ed è tutto compreso. Nel suo viaggio l'unico ruolo del Destino sta bel liberare un posto nell'aereo o nel villaggio turistico, sta in una disdetta all'ultimo minuto, sta nei calcoli delle compagnie aeree, sta nella velocità di accaparrarsi gli ultimi posti liberi.
Il Destino, all'uomo della Mauritania, può giocare scherzi molto più amari.
Per l'uomo della Mauritania il viaggio è speranza di libertà, di una vita migliore, di un futuro per i propri cari. E' un bisogno primario, più forte della fame, della sete e del sonno, perchè sul cayuco, dove sono stipate anche 50-60 persone non c'è da mangiare, nè da bere a sufficienza. Men che meno si riesce a dormire.
Evasione per l'uno, bisogno disperato per l'altro. Eppure, in quella sera d'estate guardano entrambi lo stesso nitido cielo stellato. L'uomo occidentale è basito, nella città da cui proviene a causa dell'inquinamento luminoso gli è precluso ammirare un cielo trapuntato di stelle. Eccolo qui, uno spettacolo magnifico incluso nel pacchetto del viaggio, assieme ad una confortevole suite, idromassaggio, animazione e quant'altro.
L'uomo della Mauritania ha pagato un biglietto molto caro: nel viaggio sono incluse angoscia, paura, speranza. Questo è il suo pacchetto. Se l'uno se ne tornerà a casa rigenerato, l'altro sarà giunto allo sfinimento umano. Sarà arrivato vicino alla Fine, l'avrà annusata nell'odore acre dei bisogni suoi e dei suoi compagni, l'avrà ascoltata nei singhiozzi di una donna che gli si è coricata vicino.
A bordo del cayuco non c'è bisogno di animazione: si è già a tu per tu con la propria anima. Si è già scossi abbastanza. Lacrime. Pane senza sale. Poco tempo per preparalo, prima di partire. Ne sono rimaste poche briciole. Non sprecarne nemmeno una.
Ecco il buffet del cayuco.

1 commento:

Francesca ha detto...

quando qualche anno fa sono andata a Lampedusa con Marco una cosa mi ha impressionato più di tutte: i resti di vestiti e scarpe sulle rocce, abbandonati ovunque, nelle zone più isolate... sembrava di vederli arrampicarsi di gran corsa, senza potersi fermare a raccogliere ciò che cadeva. è una vergogna dei nostri tempi, una tragedia che sembra non fermarsi mai