lunedì 22 dicembre 2008

Sulla caducità della vita

Bellissima e struggente la poesia... Ce l'avevo in mente la settimana scorsa quando sono andata in ospedale a salutare mio zio Mario. Sapevo sarebbe stata l'ultima volta. Non era più tanto lucido, la morfina che gli sommistravano per non fargli sentire il dolore lo stava pian piano scollegando dal mondo. Tuttavia, ho cercato di mantenere la serenità nel parlargli, l'ho abbracciato, gli ho sorriso, come se presto sarebbe potuto tornare a casa.. Se n'è andato giovedì notte.
Non so se ci si abitua all'idea della morte, all'idea di perdere le persone care. Penso di no, ogni volta è una pugnalata al cuore. Vedevo negli occhi di mia zia e dei miei cugini il dolore che ho visto in mia suocera e in Riccardo a marzo. Il tempo lenirà la loro pena, troveranno consolazione in qualcuno o in qualcosa. Per chi ha il dono della fede forse è più facile accettare.
Ricordo che da bambina quando trascorrevo i fine settimana dai miei nonni a Scomigo, mia nonna Teresa portava sempre me e mia sorella ai funerali. Ce n'era sempre uno cui andare. Te la ricordi Scomigo, vero? E' un piccolo paese dove si conoscono tutti e i funerali sono anche un momento sociale, di aggregazione. A me non piaceva andarci, mi stufavo terribilmente. Ho anche pensato, una volta cresciuta, che non era forse un gran passatempo da offrire alle proprie nipoti..ma tant'è, mia nonna era una persona semplice, di chiesa, quella era la sua vita. Adesso tuttavia penso che in quella pratica ci fosse una certa saggezza, forse l'assistere ai quei riti di "passaggio" aveva la funzione di abituare le persone all'idea della morte, di familiarizzare con essa, di non sentirla qualcosa di estraneo, di ostile, di malvagio. Oggi la nostra società ha paura della morte, la esorcizza, la cancella, la rifiuta, non ne vuole sapere. Una volta, invece, il tempo era scandito dalle nascite, dai matrimoni, dalle morti delle persone. E la morte veniva accettata come qualcosa che fa parte della nostra natura umana e ciò che fa parte della nostra natura non dovrebbe farci paura. Oggi si ha paura il dolore, anche perchè le cure esistenti non fanno che prolungare, in certi casi, l'agonia, e capisco chi si chiede: ma perchè soffrire tanto? a che pro? non sarebbe meglio farla finita subito?
A parte il mio esame quest'anno è stato un anno triste, spero che il 2009 sia un anno migliore.
Anch'io, Roomie cara, mi penso spesso, come te, immortale...Eventi come la perdita di una persona cara ci fanno riflettere però sulla caducità della nostra vita e, al tempo stesso, sul fatto di quanto essa sia preziosa, sul fatto che di essa non vada sprecato neanche un attimo..
Ecco l'augurio che ti faccio: che sia per te ricco ogni momento, luminoso ogni mattino, sereno ogni addormentarsi la sera. Che non ti manchi mai l'amore di Marco, che non venga a mancare l'amore che tu hai per lui. Che tu possa sempre conservare la passione per ogni cosa che fai, che pensi sempre di farla al meglio...sarà il regalo più grande per chi ti sta intorno!
Un abbraccio forte.

1 commento:

Francesca ha detto...

Il mio post chiedeva, silenzioso, una risposta, e quella che mi hai dato mi commuove.
Ti ringrazio roomie...
E ti abbraccio