giovedì 17 aprile 2008

Grrrr!

Oggi è una di quelle giornate in cui se avessi abbastanza tempo e abbastanza coraggio da mettermi a scrivere ordinatamente tutto quello che penso, mi troverei a sputare tanto di quel veleno da far spavento a qualunque lettore e non finirei prima di quattro o cinque ore. Per fortuna le mie idee sono confuse come di consueto e il tempo non ce l'ho, e quindi amen. Ma eccoti in sintesi alcune delle cose che mi passano per la testa.

Intanto ci sono le elezioni.
E qui, davvero, da dove incominciare per raccontarti quello che penso?
Intanto mi sconvolge la stra-vittoria della Lega, che allarga i suoi domini anche alle regioni del centronord e che continua a cavalcare i peggiori sentimenti che ognuno di noi ha o può avere. Guardandoli in televisione, i vari Bossi, Borghezio, Calderoli, noi ci facciamo delle gran risate e non ci riesce davvero di prenderli sul serio, tanta è la loro tracotanza, ignoranza, capacità di svilire la complessità del mondo... ma poi tanti italiani li votano e allora forse non c'è più molto da ridere.
Su Berlusconi mi pare si sia già detto tutto, non c'è molto da aggiungere se non che credo il problema vero del nostro paese non sia lui, quanto i milioni di persone che lo votano, che continuano a sperare di pagare meno tasse e avere scorciatoie e vivere in un paese sempre meno governato dalla legge e sempre più dal favore, dalla raccomandazione, dall'aiutino.
Ho votato la Sinistra arcobaleno e questo tracollo mi spaventa, ma mi fa anche sperare per il futuro: ti ricordi quando io e Marco lavoravamo per i Verdi, prima a Roma e poi a Bruxelles? È stato un periodo particolare e non del tutto positivo, eppure so di aver incontrato tante persone speciali, eccentriche, amanti del mondo, rispettose della natura, persone a volte originali ma sempre animate da una bella etica, molto vitale, allegra, forte. Con Pecoraro Scanio purtroppo tutto questo è sparito, il partito dei Verdi è diventato l'ennesimo luogo di spartizione di potere e di favori e la sua anima è morta. Spero con tutto il cuore che questa sconfitta eclatante aiuti i Verdi e gli altri piccoli partiti a ritrovare la loro strada, dopo anni di appiattimento e di atteggiamenti clientelari.
Qui a Palermo le scuole che fungono da seggio sembrano luoghi loschi, sotto elezioni...
Fuori da ogni seggio si aggirano personaggi dalle facce poco raccomandabili di cui all'inizio mi stupivo, mentre oggi conosco il loro motivo d'essere: sono i capobastone che controllano il voto e che alla fine della giornata saprebbero fare degli exit-poll molto più precisi di qualunque società di sondaggi, perché il voto è controllato, conosciuto, e talvolta... comprato, venduto.
Sarò all'antica ma la scelta di vendere il proprio voto è per me un'enormità tale da lasciarmi senza fiato. Non riesco a spiegarmi in alcun modo il perché una persona possa farlo e poi continuare a guardarsi allo specchio ogni mattina, non posso immaginare un solo buon motivo per cui prendere una decisione come questa e sapendo che questo fenomeno qui è diffuso, accettato, conosciuto, il solo pensiero mi fa sprofondare in uno sconforto terribile. Ecco perché per quanto possibile, cerco di non pensarci.

Poi ci sono i fatti qui a Teatro, dove mi accorgo di aver assunto un atteggiamento antisindacale molto forte.
Uno sciopero dietro l'altro, molto scontento per il nostro pubblico e molto rumore, e tutto questo non certo per un mondo migliore, per rivendicazioni serie e vitali, ma solo, sempre e unicamente PER LO STIPENDIO. Per la richiesta di guadagnare di più. Sempre di più. Quando tutti noi, specie nel contesto di una città come Palermo, abbiamo stipendi dignitosi e la fortuna di fare un lavoro meraviglioso.
Mentre scrivo al piano di sotto una ventina di colleghi di vari reparti stanno cercando di occupare la sovrintendenza: significa che fumano, rumoreggiano e transitano in Teatro impedendo ad altri colleghi di accedere al loro ufficio e di lavorare normalmente, mettendo noi in imbarazzo con il pubblico e con quanti vengono a trovarci in ufficio (sponsor, giornalisti, insegnanti e così via). Significa che mi guardano con odio quando entro e che chi non si fa intimidire e continua a lavorare lo fa con la porta chiusa a chiave e con la paura, ogni volta che la apre, di sentirsi spingere e travolgere dagli occupanti. Forse al liceo era divertente, ma ora che siamo tutti adulti non lo è nemmeno un poco, non lo è la mancanza di rispetto per il Teatro che per me è un tempio di cultura, è sacro come una chiesa e non è un luogo in cui si bivacca... Sono arrabbiata e molto nervosa per questa situazione che scatena i miei peggiori sentimenti.

Roomie scusa questo sfogo terribile. Spero di scriverti presto con più leggerezza e più allegria, nel frattempo ti abbraccio