Cara roomie,
inizio a pensare che questo esercizio di scrittura a due funzionerà: mi basta leggere le tue righe perché la mente si riempia di immagini e pensieri, mentre mi cresce dentro una voglia fortissima di comunicarteli. Mi sembra un bellissimo inizio!
:-)
Leggendo i tuoi pensieri pieni di energia vitale, della determinazione che è sempre stata tua, di quell'ottimismo con i piedi piantati per terra che ho sempre invidiato, rimango di sasso nel leggere questa frase: Non passa giorno, lo dico in tutta sincerità, che non pensi di non aver concluso nulla nella vita.
Forse perché questi pensieri intimi non ci escono facilmente di bocca, anche quando sono ricorrenti. Forse perché mi sembra impossibile che tu possa pensare una cosa come questa. Forse perché questa frase mi fa capire una volta di più quanto siamo vicine, con tutte le nostre differenze.
Da quando lavoro a Teatro le soddisfazioni professionali non mi mancano certo.
Lavoro con molte persone appassionate, intelligenti, brillanti nella loro professione, e vedo l'eccellenza in tanti settori diversi, così lontani eppure tutti fondamentali per far nascere uno spettacolo d'opera. Mi incanto a parlare di tessuti con Marja, la responsabile della sartoria, mi faccio raccontare da Claudia come si fa indossare una parrucca ad un cantante riottoso, ascolto il suono splendido del violino di Mimmo, saluto Christian che ritocca i fondali dopo le prime prove in palcoscenico, nascosta in loggione guardo le prove del balletto che andrà in scena a giorni e andando via abbraccio Daria, una cantante solista che viene da noi più volte in un anno ed è diventata un'amica. È una costruzione che richiede l'impegno e la dedizione di tante persone e per molti di noi, lo vedo, lo spettacolo è sacro. Nel mio ruolo di organizzatore prendo ogni giorno decisioni che comportano molta responsabilità. Quando a maggio faremo lo spettacolo per le scuole che chiude quest'anno scolastico di attività, entrando nel Teatro gremito di bambini saprò che la loro presenza è anche merito mio, del mio lavoro paziente di ogni giorno. Tutto questo mi dà moltissimo, riempie i miei giorni e mi rende una persona estremamente soddisfatta, sicura di sé, capace di affrontare anche situazioni di forte stress e di prendere decisioni. Questi anni a Teatro hanno fatto di me, in tanti sensi, una persona diversa.
Eppure.
Eppure nel puzzle che compone le nostre vite ci sono sempre delle tessere mancanti, delle parti del disegno che restano incompiute. Sono quelle che ci tengono sveglie di notte a pensare, che ci rendono insicure e che nei momenti di debolezza ci tormentano. La tessera che mi manca, lo sai, è non avere figli, o meglio: è amare una persona che ha deciso fermamente di non volere dei figli. È una posizione difficile la mia perché ho iniziato ad amare Marco a 22 anni, quando ai figli ancora non pensavo, e oggi non riesco nemmeno a capire se io un figlio lo desidero davvero... a volte sì, a volte no, ma comunque i miei pensieri devono bloccarsi ad un certo punto perché siamo in due e questa decisione andrebbe presa in due. E certo non lascerei Marco, che è tutta la mia vita, per cercare un qualcuno con cui fare dei figli. Quindi ogni tanto il mio istinto materno si risveglia e mi faccio tante domande. Mi chiedo ad esempio se non sarebbe bello riuscire a trasformare questo desiderio di cura in una forza che mi permetta di aiutare gli altri, di fare qualcosa di importante, utile e serio. In una città come Palermo gli spunti per il lavoro sociale non mancano. In questo momento cerco un po' confusamente qualcosa in questo senso, chissà che proprio dal nostro scambio non nasca qualche bella idea.
L'altro giorno si parlava di lavoro sociale nelle carceri e ho pensato intensamente ad Adriana. La senti? Dov'è? Come sta?
È dolcissima l'immagine di Sofia alla ricerca delle sue cose buone.
Tante cose buone a te, roomie, e un abbraccio
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