mercoledì 1 febbraio 2012

The Holstee Manifesto


Nell'attesa di sentirci telefonicamente...guarda questa meraviglia!
THE HOLSTEE MANIFESTO

Qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=QDmt_t6umoY


Qui il Manifesto: http://shop.holstee.com/pages/about#the-holstee-manifesto


Qui la loro storia (tratta dal blog http://cambiandostrada.wordpress.com/)
Mike, Dave e Fabian di Holstee. I tre ragazzi (Mike e Dave sono fratelli) nel 2009, in piena recessione, avevano appena lasciato i loro lavori senza un piano preciso su come organizzare il tutto “dopo”, ma erano pieni di energia pura, emozioni e idee. Sapevano di voler creare qualcosa in più di una semplice azienda, volevano inventare uno stile di vita nuovo. Ed è così che è nata Holstee, la loro impresa. Anzi la loro Impresa.
A partire dall’estate del 2009 i tre si sono buttati a capofitto nel mondo del design e della produzione. Dopo sei mesi, e tante cose nuove imparate, Holstee ha lanciato la sua prima linea di magliette (molto belle) fatta al 100% da bottiglie di plastica riciclate, tessute, tagliate e cucite nel raggio di 200km dalla loro base, e il 10% di tutte le vendite è stata poi prestata a imprenditori in difficoltà o con pochi mezzi, attraverso organizzazioni no-profit di micro-credito come Kiva.org, una tradizione che è diventata parte integrante delle “politiche aziendali” di Holstee.
Qualche mese più tardi, Mike aveva bisogno di un nuovo portafoglio e non trovando quello che cercava ha deciso di crearselo da se. In collaborazione con una ONG in India sono riusciti a creare un tessuto upcycled al 100% utilizzando le bottiglie di plastica raccolte in strada a Delhi, e dopo qualche prototipo avevano creato il loro portafoglio dei sogni: l’Holstee Wallet (che attualmente è il loro prodotto più venduto). Nel 2010 i ragazzi hanno anche aperto una nuova sezione nel sito “Curated x Holstee” che segue il principio “Curare con coscienza”, una sezione in cui il team di Holstee seleziona i prodotti di design sostenibile più belli e innovativi, li promuove e sostiene.
Un progetto semplice, geniale e bellissimo. E c’è una cosa che, fin dall’inizio, faceva presagire che Holstee era un progetto sovversivo: i tre non hanno pensato di stilare un business plan (ehi! Ma siamo negli USA!), ma hanno redatto il loro Manifesto. Per registrare, scrivere, ricordare le sensazioni di quei momenti. Il brivido che ti fa apparire tutto possibile.
Un manifesto che raccontasse cosa desiderassero dalla vita e come intendessero creare una compagnia per trasmettere al mondo ogni giorno quella passione. Un promemoria su cosa è davvero importante. Il risultato è lo splendido Holstee Manifesto.

giovedì 19 gennaio 2012

Gilliam!

Cara roomie,

sarai sicuramente offesa per la mia latitanza e ne hai ogni ragione. Conto di chiamarti quando la furia di questi giorni tempestosi si sarà calmata. Il mio teatro sembra esplodere per la quantità di progetti e idee da realizzare velocemente che ci trasformano tutti in creativi, artigiani, tuttofare... Domenica sarà l'inaugurazione su cui tanto abbiamo lavorato, e sembra manchi una vita.

Ma oggi è un pomeriggio speciale perché in macchina, per quasi mezz'ora, ho potuto chiacchierare con il mio regista preferito, una persona di cui ho sempre idolatrato sensibilità e creatività e che ora scopro essere capace di un'umanità, di un desiderio di condividere e conoscere che mi lasciano stupita e quasi commossa: è il mitico Terry Gilliam.

Forse saprò scrivere, un giorno, di questo incontro che mi ha tanto emozionato.
Nel frattempo ti abbraccio :-)

martedì 13 settembre 2011

Primo giorno di scuola

Ieri è stato il primo giorno di scuola. Emozionante, caldissimo, sudosissimo. Alle 7, aperti i balconi, ho visto che era grigio e pioveva...Oh, no...ci si mette anche la pioggia a facilitare il tutto...e per tutto intendo l'accompagnamento dei tre pargoli in tre posti distinti. Quest'anno scolastico sarà bello impegnativo sul fronte trasporti. Ma cominciamo:
Sofia, grembiule nero, capelli a caschetto, cerchiello nero, con il suo bello zaino rosa di Minnie (ah, le bambine...!!) mi è sembrata molto tranquilla, serena, calma, almeno in apparenza. Piegata solo dal peso pazzesco dello zaino pieno di quaderni, quadernoni, cartelline, regoli ed accessori vari che mi auguro restino a scuola per la maggior parte del tempo. L'ho vista molto seria e silenziosa, ogni tanto mi mandava un sorrisino come per dirmi "Mamma, è tutto ok, stai tranquilla" a cui io gliene rimandavo un altro pieno di fiducia e orgoglio di mamma), immagino che tuttavia dentro sia stata tutta un esplodere di curiosità verso la sua maestra e i suoi nuovi compagni. Non so se ti avevo accennato al fatto che metà dei suoi compagni sono di origine straniera. Beh, si è seduta vicino ad una carinissima bambina marocchina che sembra tutti adorino (i suoi ex compagni di asilo almeno). Vedremo come saranno gli altri El Hattabi, Hotovic, Waafe, ecc ecc. La maestra mi sembra, dall'accento, nordica, mentre di inglese ha una simpaticissima e ciccissima insegnante siciliana (!!!!).
Ieri è tornata da scuola entusiasta. Della scuola che le hanno fatto visitare in lungo e in largo, delle maestre, delle canzoncine che hanno cantato insieme, della valigetta di cartoncino che hanno realizzato con su scritto "Buon viaggio in...prima!", della ricreazione, ...insomma: di tutto!!!
Poi mi ha detto: "Mamma, sai, questa mattina ero un po' timida, ma domani no, mi sono già abituata!". (Timida è un aggettivo che lei usa secondo me con una valenza semantica allargata: sta a significare tesa, emozionata...)
***
Carlamaria invece era scioltissima all'asilo, distacco senza problemi e devo dire che anche per me è stato rassicurante mettere di nuovo piede nella scuola che ormai conosciamo e frequentiamo da ben quattro anni: sembrava di essere a casa.
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L'unico problema della mattinata, inutile dirlo, è stato Nico, il quale mi ha fatto sudare come non mai sotto lo spolverino che avevo prudentemente preso visto il tempo ma che ho stramaledetto tra le 7.45 e le 9.00 di ieri mattina (fino a quando non sono arrivata da mia mamma...prego prendi nota degli orari...ho realizzato che passerà più di un'ora ogni mattina in spostamenti casa-scuole-lavoro). Ha pianto alla scuola perchè anche lui voleva un SUO personale zainetto (al pari delle sorelle), ha pianto all'asilo perchè probabilmente voleva stare LI'anche lui, ha pianto da mia mamma perchè voleva stare con ME.
Un incubo.
Quanto ho amato ieri mattina la mia ritrovata scrivania...

venerdì 15 luglio 2011

Letture degli ultimi tempi

Inizio subito con la rivelazione degli ultimi mesi:
Irene Nemirovsky, scrittrice morta ad Auschwitz nel 1942. Qualcuno l'ha paragonata a Proust.
Scrive in maniera divina. Di lei ho letto finora:
Due
Il Ballo
Il vino della solitudine
David Golder
(ho invece una copia intonsa di Suite francese da portare al mare)
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Su suggerimento di Jenny ho invece scoperto questa primavera Eric-Emmanuel Schmitt (francese):
Concerto in memoria di un angelo
Oscar e la dama in rosa
Il signor Ibrahim e i fiori del corano
Odette Toulemonde
La sognatrice di Ostenda
Tutti libri, per lo più raccolte di racconti, che si leggono d'un fiato. Ironici, scritti con brio, molto acute e illuminanti le descrizioni dei personaggi femminili. Secondo me l'autore è un amante nonchè profondo conoscitore della psiche femminile.
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Di Luigi Guarnieri ho letto Una strana storia d'amore, sulla relazione tra Brahms e la signora Clara Schumann. Noioso. Deludente.
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Stupendo, commovente, riflessivo Prenditi cura di lei, di Kyung-Sook Shin. Un'incredibile storia di madri e figli, narrata genialmente da un punto di vista insolito. Fa guardare le nostre madri con occhi diversi. L'ho regalato alla mia per il suo compleanno.
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Cime tempestose Emily Bronte
L'ho riletto dopo anni qualche settimana fa al mare. Cupo, tragico, fosco, tormentato. No, no grazie...
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L'inverno scorso mi ero data con un'amica alle letture di alcune poetesse dell'est, Marina Cvetaeva e Wislawa Szymborska.
Adesso ho sul comodino Poesie di John Keats e Leggiadra Stella, lettere che Keats scrisse a Fanny Brawne. Queste ultime due letture sono state accese dalla visione dello splendido film di Jane Champion, Bright Star.
***
Oggi devo assolutamente finire la rilettura del Piccolo Principe, perchè domani sera voglio portare le bambine a teatro (una compagnia di qui mette in scena uno spettacolo liberamente ispirato all'opera) e glielo voglio raccontare, se non leggere, prima di domani sera....

giovedì 14 luglio 2011

Le domande...

Cara roomie, premetto che per te è quasi impossibile leggere questo post e capirci qualcosa.
Ma devo scriverlo, e ti prometto di raccontarti meglio nel prossimo futuro!
:-)
Ciò che sinteticamente posso dirti subito è che ho trovato il mio strumento musicale e mi cullo in questa molto emozionante avventura.
baci e buon mare

Da quando ho scoperto l'esistenza degli handpan ho sentito il bisogno di condividere entusiasmo e piccole e grandi scoperte di ogni giorno con le persone che mi circondano.
In particolare mi piace portare con me il mio strumento e farlo provare ad amici e parenti. L'approccio delle persone è rivelatore del loro carattere in tanti modi...un po' conferma quello che già penso e so su di loro, ma è sempre interessante vedere le prime reazioni.
E le domande che più si ripetono e che più mi fanno pensare sono quelle qui sotto. Con le risposte che sento nel cuore ma non dico a voce alta perché non voglio offendere o spazientire chi mi sta davanti!

Ma come si suona?
Come vuoi tu. Non c'è un modo giusto o uno sbagliato. (E qui in genere l'interlocutore tace, non molto convinto)
È vero che la scarsa capacità ritmica può rendere più noioso il tuo stile o farti sentire una certa frustrazione. Ma non significa che tu non possa suonare da subito, quanto piuttosto che devi man mano perfezionarti.

Hai iniziato a prendere lezioni?
Assolutamente no. Intanto perché non c'è proprio nessuno che me le possa dare. In tutta la Sicilia ci sono, che io sappia, altre due persone che suonano un handpan, nessuno dei due è un insegnante. E poi perché, anche se ci fosse qualcuno pronto a darmi lezioni, la sola idea di fare un'ora di lezione alla settimana, con esercizi per casa e tutto il resto mi fa accapponare la pelle! Voglio imparare e crescere con il mio strumento ma voglio farlo con i miei tempi e i miei modi, giorno dopo giorno. E penso anche che non esista miglior maestro del mio strumento.

Devi farlo vedere a qualcuno...qualcuno che ne capisca qualcosa...un percussionista professionista...
Questa è la migliore perché mi verrebbe sempre da rispondere: perché, è malato?!
Non sento il bisogno di un imprimatur, che qualcuno mi dica che il mio strumento ha una dignità musicale...è il mio strumento ed il parere dell'esperto sinceramente lascia il tempo che trova!

Ma non esistono spartiti, composizioni... come fai a studiarlo?
È incredibilmente liberatorio studiare uno strumento per il quale non esiste un canone.
Niente spartiti, niente cose già pronte da imparare. Nessuna strada segnata che sia anche una gabbia.

Come siamo tutti spaventati dalla musica. Come crediamo che si possa studiare solo all'interno di una struttura, conservatorio o scuola, che ci dia il diritto di produrre note e ritmi.
Eppure il poeta non chiede il permesso a nessuno prima di iniziare a scrivere.
Le parole sono già sue - e di ognuno di noi. Le parole sono dentro di lui. Quelle precise parole in un preciso momento può scriverle solo lui - o lei :-)
Ma anche le note e i ritmi sono dentro di noi! Un mondo di musica si crea dentro ognuno...viene dall'esperienza, dall'umore, da migliaia di fattori culturali e soggettivi, che quando si incontrano in un preciso luogo e momento producono la musica più bella del mondo - la tua.
Ma sinché non ci sentiamo "autorizzati" ad esprimerla, sinché pensiamo che sia necessario studiare anni e anni per avere il diritto di emettere una nota, questa musica resterà silenziosa e nascosta persino a noi stessi. Saremo al massimo capaci di diventare buoni ascoltatori della musica degli altri. Che è importantissima e non potrei mai rinunciarci. Ma resta un'altra cosa.
Ora che ogni giorno ho un appuntamento con il mio strumento mi siedo comoda con un gran sorriso interiore mentre mi chiedo dove mi porterà questo incontro. Apro bene le orecchie, sento la vibrazione, ascolto le pause e le note e osservo come ad un diverso tocco corrisponde un diverso suono. Non ho un pubblico. Non ho un maestro. Suono per me stessa. Improvviso e mi lascio andare alla musica cercando di staccarmi da una razionalità talvolta eccessiva.
Cerco qualcosa di intimamente mio, e ogni volta lo ritrovo. Il mio strumento mi ha restituito il piacere di essere musicale - un po' come quando da bambini canticchiamo senza capo ne' coda e la cosa ci piace, ci fa sentire bene. Che esperienza, roomie
:-)))

mercoledì 22 giugno 2011

Off line estivo

Roo, tutto bene? Non ti ho più sentita dalle selezioni duinesi, spero tu sia uscita dignitosamente dall'empasse diplomatico con il nostro coanno cinese...Per quanto mi riguarda, dopo una settimana al mare con una cara amica e le sue due bambine, sono rientrata al lavoro e alla quotidianità, ma con la prospettiva, dai primi di luglio, di ritrasferirmi nell'appartamento al mare per trascorrerci gran parte dell'estate. Non è da noi scegliere di fare una vacanza così, ma quest'anno abbiamo optato per affittare una casa soprattutto (anzi, eslcusivamente) per i bambini. E' abbastanza grande per permetterci di avere ospiti, quindi amichetti, zia, nonna, genitori di amichetti, ecc.ecc. Insomma, c'è sempre un gran via vai. A parte quando è venuta Maira, in cui me la sono comunque (nonostante cinque bambini da accudire giorno e sotte, intendo) passata bene (seratine a leggere, bere birra fresca, fumare una sigaretta in terrazza ciacolando (!!!!) per il resto la compagnia è e sarà abbastanza noiosa e so già che mi annoierò terribilmente e a fine estate non sopporterò più queste terribili cittadine balneari. Cercherò di compensare con qualche buona lettura...e magari qualche buon film. Consigli? ;-)

Ah, dimenticavo di darti la news...Anna Zanghellini aspetta il quinto figlio!! La famiglia Collins al completo sarà da noi probabilmente per qualche giorno intorno a ferragosto.

Latiterò dal blog per un bel po', credo, dal momento che al mare sono completamente off line!

baci e buona estate!!

martedì 31 maggio 2011

Multitasking, disoccupazione giovanile, giardino d'infanzia

Non sono una fun del multitasking. Anche se va molto di moda e spacciata come abilità di cui andar fieri. Sebbene in via di principio io possa apprezzare la capacità nelle persone di eseguire contemporaneamente più compiti, poi mi capita di verificare come nella realtà sia molto difficile riuscire ad eseguire con la dovuta precisione e diligenza quegli stessi incombenti. Sebbene in astratto non possa che apprezzare la versatilità e la capacità di adattamento ai ruoli più diversi, in concreto osservo sempre più spesso che questo prestarsi a fare più cose, questo ostinarsi talvolta a seguirne contemporaneamente più d’una, inevitabilmente conduce ad una caduta della qualità nel lavoro. E questo semplicemente per il fatto che non è possibile mantenere su più piani contemporaneamente lo stesso livello di concentrazione. Fra due attività devo scegliere quale privilegiare, a quale delle due dedicare maggiormente la mia attenzione. E comunque, agendo io su più livelli, non potrò mai conservare la concentrazione al massimo: la devo necessariamente dividere. E ogni divisione comporta una perdita, e ogni perdita una mancanza di qualità.
Si dice che le donne siano naturalmente più multitasking degli uomini. Avranno fatto anche degli studi, non lo so, non me intendo. A me sembra che l’essere multitasking sia più il frutto di una necessità, di un non poter fare altrimenti, per mancanza di aiuti, per mancanza di tempo. Personalmente constato che se devo occuparmi di un bambino piccolo mi è materialmente impossibile svolgere le faccende di casa, anche solo cucinare. Lo devo fare, spesso, per necessità, ma il risultato è che il tempo trascorso con il bambino è di scarsa qualità e il più delle volte quel che cucino è o bruciato, o senza sale, o stracotto. E lo stesso ragionamento lo posso applicare anche alle attività che mi trovo a dover svolgere al lavoro o nel tempo libero. Se affronto una cosa per volta il risultato sarà molto buono, talvolta eccellente. Se invece sparpaglio il mio pensiero e le mie energie su più piani, anche se alla fine dovessi riuscire a portare tutto a termine, la qualità del lavoro sarebbe mediocre.
Sento alla televisione un rapporto sull’elevato tasso di disoccupazione dei giovani italiani. Poi sento anche dire che i giovani italiani che hanno studiato e decidono di lasciare il paese per trovare il lavoro sognato all’estero hanno grandi soddisfazioni e incontrano il riconoscimento che in patria viene loro negato. In buona sostanza in Italia si allevano egregiamente cavalli di razza ma non li si fa gareggiare. Si tengono nelle scuderie a deprimersi, ad assistere a tornei da cui sono esclusi e in cui vedono correre costantemente i loro predecessori, ben contenti di non lasciare l’arena.

Se a qualcuno non piace la metafora dell’allevamento equino, in quanto dal sapore troppo competitivo e disumanizzante, il concetto si può esprimere in altre parole: siamo il più grande ed efficiente giardino d’infanzia d’Europa. Cresciamo giovani intellettualmente brillanti, pieni di capacità ed inventiva, che presto si imbarcheranno su un aereo e ci saluteranno dal finestrino. Bye-bye Italia, spicchiamo il volo verso altri lidi, qui ci è impedito volare.
Cosa c’entra il multitasking con il giardino d’infanzia e la disoccupazione giovanile?

C’entra.

Una persona che mi è molto vicina mi ha fatto notare recentemente un fatto.

Vi è in Italia un proliferare di cariche e incarichi pubblici, semi pubblici e privati che vengono spartiti tra poche persone, per la stramaggioranza di casi ormai persone di una certa età e raramente con un cursus honorum confacente al posto ricoperto. Sindaci che sono anche nel consiglio di amministrazione della tal azienda pubblica, professori che sono presidenti della tal altra azienda e via discorrendo. Così vi sono migliaia di persone che ricoprono decine di cariche (dopo la prima tutte le altre assegnate perché già si è, prestigiosamente, da qualche parte) e che sono presenti ovunque come il prezzemolo.

Ma, mi chiedo, come fanno a seguire diligentemente tutti gli enti cui appartengono?

Come fanno a dedicare loro tutta la loro concentrazione, la loro sapienza, il loro impegno?

La giornata è pur fatta di ventiquattr’ore per tutti.

Non essendoci né superman né wonderwoman, lo capisce chiunque che alla fine questi incarichi si risolvono in qualcosa di esclusivamente formale, cui però, guarda caso, corrisponde spessissimo anche un compenso in moneta sonante. E compenso più compenso più compenso…alla fine si creano quelle odiose rendite di posizione che oggi per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro è impossibile scalfire.

Così, partendo dal privato, da considerazioni se volete anche di psicologia spicciola, sono giunta a considerazioni di natura sociologica. Perché questo attaccamento gerontocratico ai posti di lavoro? Perché non si rinuncia ad una poltrona in un ente pubblico che ha bisogno di far quadrare i conti e di essere efficiente sul piano dei servizi erogati al cittadino e non la si affida ad un giovane capace laureato in economia? E’ solo un esempio, ma tanti altri se ne potrebbero trovare. Chi ci guadagnerebbe? I giovani, intanto, perché troverebbero un lavoro e potrebbero realizzarsi. E poi l’Italia, la quale verrebbe guidata dal sapere e dalla competenza, beni tanto agognati ma mai così bistrattati. Una cosa è certa: alla fine il multitasking mi è ancora più antipatico di quanto già non lo fosse quando ho iniziato a scrivere.