Cara Roomie,
in questo momento sto scrivendo con i capelli cosparsi ed imbevuti da una magica e puzzolente schiuma trattante…eh, eh, lo avrai intuito…abbiamo i pidocchi!! Ebbene, sì, questi parassiti disgustosi sono ritornati ad infestare i nostri cuoi capelluti e da un mese sto provando di tutto…purtroppo le lozioni naturali non hanno sortito effetto così’ stamane sono entrata in farmacia, mio malgrado, ed ho chiesto una lozione “risolutrice”. Poi, lo prometto, da ora in avanti, sempre ultimo risciacquo dei capelli con aceto (di mele). Pare funzioni come prevenzione.
Bene, dopo questa apertura in cui ho provveduto a informarti dello stato di salute della mia testa “esterna” passo ad argomenti più seri, o almeno apparentemente tali, visto che ti assicuro, quando cominci a grattarti per giorni, non c’è argomento più serio…
Queste ultime settimane sono state molto intense, frenetiche direi quasi. Mi sono piaciute per le cose fatte, le persone incontrate, i risultati ottenuti. Ma non mi è piaciuta la frenesia, il non aver avuto il tempo neanche per assaporare le cose. Mi chiedo come facciano certe persone importanti, con l’agenda zeppa di appuntamenti, a stare dietro fisicamente e mentalmente a tutti gli impegni, a metabolizzarli, a comprenderli. Forse devi avere semplicemente una cornice di vita tranquilla, un certo agio di fondo, che ti permetta di delegare ad altri tutte le piccole incombenze quotidiane, tutti i fastidi derivanti dalla conduzione domestica e familiare, e così riservarti il tempo solo per il lavorare, le cose che ami, lo stare serenamente creativamente con i tuoi figli. Tornando alla concretezza, ti faccio, come si usa dire, un riassunto delle puntate precedenti. L’ultima volta ti avevo scritto del corso di teatro per bambini. Bene, concluso quello, la stessa giornata, è iniziato il percorso degli incontri dedicati ai genitori della fascia 0-36 mesi e la sera era la volta dell’esibizione canora del coro di Trevignano, che ha proposto musiche e canzoni di Verdi, Bellini, Beethoven sul tema dell’unità d’Italia. Quella serata era stata organizzata dal Centro studi e Promozione Sociale Il Filo d’Arianna, associazione di cui faccio parte e a cui collaboro attivamente per l’organizzazione di eventi culturali nel nostro paese. Quella sera toccava a me presentare lo spettacolo. Quindi, oltre ad aver scritto il discorso, ho dovuto anche rompere il ghiaccio e affrontare un pubblico abbastanza numeroso da sopra un palco…cosa per me inconsueta e niente affatto facile. Ero tremendamente emozionata e si è pure visto. Comunque è stata la prova del fuoco: quella esperienza mi ha aiutata a sbloccarmi, ad essere più confidente con un microfono in mano e non credo la prossima volta sarò così timorosa. Tutto è una questione di esperienza.
Prima di quella sera mi ero vista diverse volte i video da te consigliati di Sarah Kay, quelli in cui parla della sua Spoken Poetry…Inglese a parte, mi è sembrata molto brava lei, accattivante, una tipa che contagia entusiasmo e amore per la letteratura e che conquista il suo pubblico. Qui potrei aprire un’altra parentesi, perché con Antonella, l’insegnante di teatro, che da alcuni anni porta avanti un progetto di lettura animata per bambini ed adulti qui in zona, siamo quasi in dirittura d’arrivo per costituire finalmente l’associazione Voci in viaggio (tuttora presente come gruppo spontaneo, associazione informale), al cui interno si andrebbe ad inserire anche l’attività che facciamo con le mamme in ludoteca sotto il nome di Una stanza per sé. Ma torniamo agli incontri per genitori…Il Comune ci ha dato carta bianca per scegliere tematiche, contattare relatori, decidere date e orari. Il programma era a mio parere bellissimo, stimolante ed originale: il primo incontro affrontava la relazione con il papà ed era tenuto da una psicologa della zona (sono venuti si e no dieci papà, Riccardo compreso); il secondo l’inquinamento e la salute dei bambini, parlava il pediatra Giacomo Toffol dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri), persona estremamente in gamba, ottimo relatore, molto preparato e competente. Quel venerdì sera eravamo in venti. Tra l’altro abbiamo rischiato che saltasse l’incontro perché la sala conferenze quella sera era praticamente al buio a causa di un blak out generale del centro sociale…Non ti dico l’imbarazzo, io fuori con il relatore, un paio di sparute mamme arrivate lì puntuali, poverine, e un’assessore totalmente incapace di risolvere la situazione e di trovare un luogo alternativo (tant’è che presa dalla disperazione e visto l’esiguo numero dei partecipanti ero arrivata addirittura a proporre di trasferirci tutti a casa mia e di farci una bella chiacchierata in salotto…). Poi però nel frattempo qualche buon uomo ha compreso l’origine del guasto e ha fatto in modo di ridarci la corrente. Risultato: conferenza iniziata in ritardo e col pubblico dimensionato come ti ho detto sopra. Unica consolazione: erano tutte persone molto motivate, che hanno fatto domande interessanti ed intelligenti fino alle undici e nessuno se n’è andato prima.
Il terzo ed ultimo incontro si è tenuto sabato scorso alle cinque. Vista l’affluenza ai primi due appuntamenti abbiamo fatto pubblicità selvaggia. Quando dico “abbiamo” mi riferisco alle solite tre persone della Stanza. Abbiamo telefonato, inviato sms, mail al mondo. Con trepidazione ci siamo recate in ludoteca quel pomeriggio e quando abbiamo visto arrivare frotte, sì sì frotte di mamme col pancione, non stavamo più nella pelle dalla gioia. Il tema era: Bebè a costo zero. Relatrice l’autrice dell’omonimo libro, Giorgia Cozza, venuta niente poco di meno che da Sondrio per noi, con la sua numerosa famiglia al seguito. Non ti dico alla sera, quando tutto era finito, compreso l’aperitivo che avevamo preparato (confidando che quando c’è da bere e da mangiare la gente si muove, ahimè, più volentieri..), quale sospiro di sollievo ho tirato. Ci siamo spremute il sangue per questi incontri, non abbiamo avuto nessun supporto (per la pubblicità, la comunicazione) dall’amministrazione, tutto ci sembrava ricadere sulle nostre spalle. Ho omesso di dire che il nostro lavoro non era ovviamente pagato? Beh, te lo sottolineo adesso: tutto a titolo di puro volontariato.
Non credo lo rifarò mai più.
(fine prima parte)
in questo momento sto scrivendo con i capelli cosparsi ed imbevuti da una magica e puzzolente schiuma trattante…eh, eh, lo avrai intuito…abbiamo i pidocchi!! Ebbene, sì, questi parassiti disgustosi sono ritornati ad infestare i nostri cuoi capelluti e da un mese sto provando di tutto…purtroppo le lozioni naturali non hanno sortito effetto così’ stamane sono entrata in farmacia, mio malgrado, ed ho chiesto una lozione “risolutrice”. Poi, lo prometto, da ora in avanti, sempre ultimo risciacquo dei capelli con aceto (di mele). Pare funzioni come prevenzione.
Bene, dopo questa apertura in cui ho provveduto a informarti dello stato di salute della mia testa “esterna” passo ad argomenti più seri, o almeno apparentemente tali, visto che ti assicuro, quando cominci a grattarti per giorni, non c’è argomento più serio…
Queste ultime settimane sono state molto intense, frenetiche direi quasi. Mi sono piaciute per le cose fatte, le persone incontrate, i risultati ottenuti. Ma non mi è piaciuta la frenesia, il non aver avuto il tempo neanche per assaporare le cose. Mi chiedo come facciano certe persone importanti, con l’agenda zeppa di appuntamenti, a stare dietro fisicamente e mentalmente a tutti gli impegni, a metabolizzarli, a comprenderli. Forse devi avere semplicemente una cornice di vita tranquilla, un certo agio di fondo, che ti permetta di delegare ad altri tutte le piccole incombenze quotidiane, tutti i fastidi derivanti dalla conduzione domestica e familiare, e così riservarti il tempo solo per il lavorare, le cose che ami, lo stare serenamente creativamente con i tuoi figli. Tornando alla concretezza, ti faccio, come si usa dire, un riassunto delle puntate precedenti. L’ultima volta ti avevo scritto del corso di teatro per bambini. Bene, concluso quello, la stessa giornata, è iniziato il percorso degli incontri dedicati ai genitori della fascia 0-36 mesi e la sera era la volta dell’esibizione canora del coro di Trevignano, che ha proposto musiche e canzoni di Verdi, Bellini, Beethoven sul tema dell’unità d’Italia. Quella serata era stata organizzata dal Centro studi e Promozione Sociale Il Filo d’Arianna, associazione di cui faccio parte e a cui collaboro attivamente per l’organizzazione di eventi culturali nel nostro paese. Quella sera toccava a me presentare lo spettacolo. Quindi, oltre ad aver scritto il discorso, ho dovuto anche rompere il ghiaccio e affrontare un pubblico abbastanza numeroso da sopra un palco…cosa per me inconsueta e niente affatto facile. Ero tremendamente emozionata e si è pure visto. Comunque è stata la prova del fuoco: quella esperienza mi ha aiutata a sbloccarmi, ad essere più confidente con un microfono in mano e non credo la prossima volta sarò così timorosa. Tutto è una questione di esperienza.
Prima di quella sera mi ero vista diverse volte i video da te consigliati di Sarah Kay, quelli in cui parla della sua Spoken Poetry…Inglese a parte, mi è sembrata molto brava lei, accattivante, una tipa che contagia entusiasmo e amore per la letteratura e che conquista il suo pubblico. Qui potrei aprire un’altra parentesi, perché con Antonella, l’insegnante di teatro, che da alcuni anni porta avanti un progetto di lettura animata per bambini ed adulti qui in zona, siamo quasi in dirittura d’arrivo per costituire finalmente l’associazione Voci in viaggio (tuttora presente come gruppo spontaneo, associazione informale), al cui interno si andrebbe ad inserire anche l’attività che facciamo con le mamme in ludoteca sotto il nome di Una stanza per sé. Ma torniamo agli incontri per genitori…Il Comune ci ha dato carta bianca per scegliere tematiche, contattare relatori, decidere date e orari. Il programma era a mio parere bellissimo, stimolante ed originale: il primo incontro affrontava la relazione con il papà ed era tenuto da una psicologa della zona (sono venuti si e no dieci papà, Riccardo compreso); il secondo l’inquinamento e la salute dei bambini, parlava il pediatra Giacomo Toffol dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri), persona estremamente in gamba, ottimo relatore, molto preparato e competente. Quel venerdì sera eravamo in venti. Tra l’altro abbiamo rischiato che saltasse l’incontro perché la sala conferenze quella sera era praticamente al buio a causa di un blak out generale del centro sociale…Non ti dico l’imbarazzo, io fuori con il relatore, un paio di sparute mamme arrivate lì puntuali, poverine, e un’assessore totalmente incapace di risolvere la situazione e di trovare un luogo alternativo (tant’è che presa dalla disperazione e visto l’esiguo numero dei partecipanti ero arrivata addirittura a proporre di trasferirci tutti a casa mia e di farci una bella chiacchierata in salotto…). Poi però nel frattempo qualche buon uomo ha compreso l’origine del guasto e ha fatto in modo di ridarci la corrente. Risultato: conferenza iniziata in ritardo e col pubblico dimensionato come ti ho detto sopra. Unica consolazione: erano tutte persone molto motivate, che hanno fatto domande interessanti ed intelligenti fino alle undici e nessuno se n’è andato prima.
Il terzo ed ultimo incontro si è tenuto sabato scorso alle cinque. Vista l’affluenza ai primi due appuntamenti abbiamo fatto pubblicità selvaggia. Quando dico “abbiamo” mi riferisco alle solite tre persone della Stanza. Abbiamo telefonato, inviato sms, mail al mondo. Con trepidazione ci siamo recate in ludoteca quel pomeriggio e quando abbiamo visto arrivare frotte, sì sì frotte di mamme col pancione, non stavamo più nella pelle dalla gioia. Il tema era: Bebè a costo zero. Relatrice l’autrice dell’omonimo libro, Giorgia Cozza, venuta niente poco di meno che da Sondrio per noi, con la sua numerosa famiglia al seguito. Non ti dico alla sera, quando tutto era finito, compreso l’aperitivo che avevamo preparato (confidando che quando c’è da bere e da mangiare la gente si muove, ahimè, più volentieri..), quale sospiro di sollievo ho tirato. Ci siamo spremute il sangue per questi incontri, non abbiamo avuto nessun supporto (per la pubblicità, la comunicazione) dall’amministrazione, tutto ci sembrava ricadere sulle nostre spalle. Ho omesso di dire che il nostro lavoro non era ovviamente pagato? Beh, te lo sottolineo adesso: tutto a titolo di puro volontariato.
Non credo lo rifarò mai più.
(fine prima parte)
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