domenica 4 gennaio 2009

Sensazioni di viaggio - la Tunisia


Basta fare un viaggio anche piccolissimo per tornare con tante idee per la testa - se non altro perché gli occhi vedono qualcosa di diverso dal solito e il cuore e il cervello si interrogano sulle differenze.
Quando il mio primo anno a Duino ho avuto per compagna di stanza, all'inizio, Sophie, mi sembrava venisse da un mondo lontanissimo - ma fra Tunisi e Cagliari c'è una distanza irrisoria...Milano o Bologna sono ben più lontane. E dopo dieci anni a Palermo, città fortemente araba in tanti sensi positivi e negativi, la Tunisia mi ha dato soprattutto una grande familiarità, un senso di casa. Una casa forse più rurale, con asini e capre per le strade, ma sempre casa.
Certo lo stesso non sarebbe per te, mia nordica roomie... per te ci vorrebbe un passo intermedio, che so, Palermo?
;-)

È un paese la cui sopravvivenza oggi dipende fortemente dal turismo e che il turismo ha deciso di prenderlo sul serio. Il che significa che molti posti hanno perso il loro spirito originario e sono oggi non-luoghi che potrebbero essere ovunque nel mondo, con i loro hotel a quattro e cinque stelle, i negozi di souvenir e i giri telecomandati in cui turisti ammaestrati seguono tutti gli stessi identici percorsi. Eppure il paese resta rurale e agricolo, molto genuino e autentico non appena si lasciano le vie tracciate, con possibilità quasi avventurose di contatto con una società diversa, senza però i pericoli e le difficoltà che si avrebbero in Egitto o in un paese musulmano più chiuso e osservante. Spiagge e deserto, resti romani meglio conservati dei nostri e cultura araba, ma anche cultura francese, la Tunisia è davvero uno strano mix di tutte queste cose e nei nostri pochi giorni l'abbiamo constatato più volte. Abbiamo girato il paese in lungo e in largo percorrendo oltre 2000 km fra autostrade e minuscole strade locali e mi è rimasta addosso una forte sensazione visiva dei luoghi (e olfattiva...mamma mia che arcaiche botte di tanfo qui e là!).

Mi è piaciuta moltissima la città santa per l'Islam di Kairouan, con i suoi vicoli e le sue moschee dall'atmosfera sognante, dove si fanno dei dolcini, i makroud, che credo siano i più buoni dell'universo-mondo. Inutile parlare del fascino del deserto, quando anche le ultime piantine grasse svaniscono, il primo gennaio ci sono 30 gradi e intorno a te tutti sembrano fascinosi touareg di blu vestiti, il silenzio si fa irreale e la sabbia fina ti circonda. Non abbiamo potuto esimerci dal rituale giro sul dromedario e mi sono divertita moltissimo a salire su questi animali mansueti d'intelligenza palese, il cui ancheggiare ha un che d'ipnotico...mi sono goduta la morbidezza del pelo a contatto con le gambe, lo sguardo dalle lunghe ciglia e anche i versi strani che gli uscivano di bocca.
Mi sono persa nelle migliaia di palme delle oasi, incantata davanti alla fonte di calde acque termali delle oasi di montagna e stupefatta all'interno del Colosseo di El Jem (sarà poco patriottico ma mi è sembrato abbondantemente migliore di quello romano).


Poi ho tenuto sul braccio un falco addestrato, mangiato un dattero appena colto dalla palma, fatto una levataccia per vedere l'alba sul deserto - e ne è valsa la pena perché l'atmosfera era incredibile. Fra un té alla menta coi pinoli, le rovine di Cartagine, il teatro a Tunisi la notte di Capodanno, il Museo del Bardo coi suoi mosaici strepitosi e una visita all'enorme Medina di Tunisi (questa sì davvero sconsigliabile ai turisti, certe facce da galera che lasciamo perdere...ma a me ricordava troppo Palermo per avere davvero paura) sono passati rapidi i nostri giorni. Come dopo ogni viaggio (o quasi) mi resta addosso la voglia di tornare, di esplorare, di rivedere... e se vorrete andare in Tunisia, sappi che ho una valigia piena di buoni consigli.

Speriamo sì che il 2009 porti buone cose, uhm.
Ti abbraccio fortissssssssimo
f

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